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Il fitness, quello vero

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“Finalmente, anche per voi il fitness, quello vero”, c’era scritto sul volantino. O qualcosa del genere, ora non lo riusciva  più neanche a ricordare. Stava cercando di capire come fosse arrivato fin lì, ma era difficile farlo, stando appesi a testa in giù, con mani e piedi legati.

“Finalmente, anche per voi il fitness, quello vero”, c’era scritto sul volantino. O qualcosa del genere, ora non lo riusciva  più neanche a ricordare. Stava cercando di capire come fosse arrivato fin lì, ma era difficile farlo, stando appesi a testa in giù, con mani e piedi legati. – Allora, come andiamo ? Lo sente l’effetto dello yoga cinetico, o vuole che tiriamo un altro po’ la corda ? Dell’uomo riusciva a vedere solo i piedi. Per guardarlo in faccia, ma a testa in giù, doveva sollevare la testa e questo gli causava un dolore insopportabile al collo e agli addominali. Aveva solo visto che si trattava di un uomo vestito con eleganza, seduto su una poltrona. – Avanti, dillo che ti senti meglio! Ora era stato l’incappucciato dietro di lui a parlare. Lo aveva solo intravisto, ma gli era bastato. Già due volte, solo perché aveva tardato a rispondere, gli aveva assestato un paio di frustate. Era meglio non contraddirlo. E poi gli dava fastidio il fatto che gli desse sempre del tu. – Sì, sì certo, mi sento già molto meglio! A questo punto però, se per voi va bene, scenderei da qui! – aveva urlato, cercando di non piangere. – Non ancora. D’altra parte, l’avevamo avvertita – disse gentilmente quello seduto in poltrona. – Sarebbe bastato fare quelle duecento serie di addominali senza lamentarsi, per non finire in questa stanza. E invece lei solo al centocinquantesimo piegamento è scoppiato a piangere come un bambino. Altri prigionieri… mi scusi, clienti, hanno resistito molto di più. Maledetti pazzi, ma come aveva fatto a essere così stupido da finire lì? E’ vero, non c’era stato solo il volantino, c’era stata anche la ragazza. Era uscito dal suo ufficio come tutti i giorni, e aveva iniziato a camminare, in una giornata uguale a tutte le altre. Da qualche tempo però aveva una strana sensazione. Gli sembrava di essere seguito, si era persino girato di scatto due o tre volte cercando di sorprendere qualcuno alle sue spalle, ma sempre inutilmente. Doveva essere solo stanco, eppure c’era qualcosa di strano. Era entrato in un bar, per prendere qualcosa da bere. Il barista non era il solito, e lo guardava con uno strano sorriso. La ragazza gli si era avvicinata mentre seduto al bancone rigirava il volantino tra le mani, molto indeciso. – Salve, vedo che anche lei pensava di iscriversi ? Io vorrei cominciare ad andarci già da domani. – Anche io, sicuramente – aveva risposto subito. Era molto bella, e per alcuni minuti erano rimasti lì a parlare. Lui sapeva già che il giorno dopo sarebbe andato a iscriversi. “E chissà, magari mi farà anche bene”. Si era presentato alla palestra puntuale nel pomeriggio. Mentre esitava di fronte all’entrata, aveva visto riflessi sulla porta a vetri due uomini che gli si erano materializzati a fianco. Come avevano fatto ad arrivargli così addosso senza farsi sentire? Lo avevano prelevato di peso e spinto dentro: – Lei ha fatto la scelta giusta: silenzio e niente storie ora, pensiamo a tutto noi. – Ma, chi siete ? – E’ da un po’ che la tenevamo d’occhio. Ma non importa chi siamo, ci dia il bancomat. Il codice, lo conosciamo già. Stava per dire di no ma quelli gli avevano già preso il portafoglio. – Congratulazioni, lei è iscritto per la settimana di prova. Lo avevano spinto in una saletta, spogliato, e sbattuto su un lettino gelato lasciandolo solo con un asciugamano attorno alla vita: – Stia fermo qui ora. Per prima cosa, conoscerà il nostro massaggiatore ashatsu. – Vuoi darlo subito al Pestacani ? – fece l’altro, a voce bassa. Ma lui era riuscito lo stesso a sentirlo. – Sì, il massaggio con i piedi è l’ideale per sciogliere i muscoli prima di iniziare. Guarda com’è ridotto. Gli camminerà solo un po’ sopra. Il Pestacani era arrivato e si era impegnato per un’ora, passeggiando con gusto su ogni centimetro quadrato del suo corpo. Pesava molto, e non faceva nulla per evitare di fargli male. Anzi, sembrava orientarsi con le sue urla per capire dove insistere. – Urla pure, non ti sentirà nessuno, nessuno verrà ad aiutarti – lo sentiva canticchiare a voce bassa. Ma una frustata dell’incappucciato lo distrasse da quel ricordo di poche ore prima: – Contrai quei maledetti addominali, se non vuoi un altro giro di corda! Adesso il dolore stava diventando insopportabile, la vista gli si stava annebbiando, ma era più sereno: aveva capito che sarebbe morto lì. Non era una bella morte, ma almeno quella sofferenza sarebbe finita. Dal massaggio del Pestacani, era uscito molto male. Avrebbe voluto andarsene, ma aveva paura di non riuscire ad aprire neanche la porta della palestra, per il dolore e per i lividi. Si era quindi lasciato portare su una cyclette, ma prima che se ne accorgesse, si era ritrovato ammanettato al manubrio: – Cinquanta chilometri, altrimenti queste non le togliamo – gli avevano detto i due di prima. Intorno aveva altri clienti. Aveva cercato di incrociarne gli sguardi, ma tutti pedalavano guardando fisso di fronte a sé con gli occhi terrorizzati. Ognuno di loro aveva dietro di sé un uomo con un manganello, pronto a colpire alla prima sosta. Alla fine, era riuscito a sopravvivere alla cyclette, al tapis roulant, al cardio workout. Ma alle serie di addominali era crollato. L’uomo sulla poltrona intanto si era alzato, e passeggiava di fronte a lui, lo capiva anche se continuava a vederne soltanto i piedi. – Bene, vediamo, cosa manca per il trattamento completo. – Perché non gli mettiamo la tuta non traspirante, capo?
Il maledetto incappucciato, dietro di lui, rise sadicamente, facendo fischiare la frusta.
– Quella triplo strato? Sì, buona idea, ma prima un po’ di sauna siberiana: solo cinquanta minuti, poi portalo dall’Insaccatore. Ha resistito, finora, ma nessuno è mai sopravvisuto alla tuta non traspirante tripla. Ora l’uomo si era abbassato, e poté quasi vederlo in faccia: – Sa, la tuta le farà espellere tutte le sue tossine residue. Lei avrà una morte perfettamente sana, non è contento? Certo, a meno che … – A meno che? – A meno che non faccia con noi l’abbonamento decennale, non cancellabile, con obbligo di rinnovo. – Lo faccio, lo faccio subito! Ma fatemi scendere, fatemi tornare a casa per favore! – D’accordo: slegalo. – Ma, veramente capo? Non vogliamo tenerlo un altro po’? – Non preoccuparti, tornerà. Dica, tornerà, non è vero?  Lei lo sa che tanto sappiamo dove trovarla. Lo fecero rivestire, a fatica, e finalmente poté uscire da quel posto. Gli girava la testa, aveva contusioni strappi e ferite ovunque. Camminare gli sembrava impossibile, ma alla fine riuscì a trovare uno strano movimento che gli permetteva di avanzare. A volte cadeva, e si muoveva per un tratto strisciando sul marciapiede. Proprio mentre passava di fronte al bar del giorno prima, crollò per l’ennesima volta sull’asfalto. Stava cercando di rialzarsi, quando sentì qualcuno che cercava di aiutarlo. Era la ragazza! Lo prese per le spalle aiutandolo a tirarsi su. – Salve, vedo che alla fine è andato a iscriversi. Ha fatto bene, la vedo già in ottima forma infatti. – Sì, ecco in effetti… mi sento molto bene – trovò una forza imprevista per alzarsi, e camminare insieme alla ragazza dissimulando le smorfie di dolore. Ogni tanto lei però doveva sostenerlo. – Vuole passare un attimo da me, per conoscerci meglio? – disse lei a un certo punto – Abito in un attico proprio qui vicino. – Certo – rispose, pensando “In fondo il fitness quello vero fa bene sul serio”. Arrivati al palazzo, lei gli aveva aperto il portone: – Venga, abito qui – gli aveva detto iniziando a salire le scale. – Ma, a che piano? – Solamente al dodicesimo. Lui si fermò, atterrito, ma la ragazza aveva già iniziato a salire. Voltandosi e lanciandogli uno sguardo crudele gli disse: – Non vorrà mica prendere l’ascensore?

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