Una tranquilla giornata come tutte le altre

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“Era il 6 settembre 1993, me lo ricordo bene, tutto era iniziato normalmente nella mia campagna sperduta…” Il racconto di un nostro allievo di seconda media.

Era il 6 settembre 1993, me lo ricordo bene, tutto era iniziato normalmente nella mia campagna sperduta. Come al solito mi svegliai allo starnazzare di quel “pollo” del nostro gallo e scesi a fare colazione. Mangiai come sempre un tozzo di pane e bevvi un po’ di latte.

In casa non si vedeva anima viva. Andai direttamente a lavorare in campagna, senza fare domande. Arrivato nel pollaio ebbi una sorpresa molto negativa: tutte le uova erano marce, nere e ricoperte di sangue. Pensai di non infastidire i miei, potendo essi ancora dormire. Non avendo altro da fare mi diressi a mungere le mucche, ma non potetti per un’improvvisa morte di tutte loro. Mi misi a correre ed a urlare all’impazzata, sostenevo ancora l’ipotesi dei miei genitori assonnati ma non mi importava più perché ero immerso nella paura.

Corsi alla porta, gridai i nomi dei miei genitori. La maniglia era bloccata, mi sentivo osservato, urlai e tirai sassi al vetro dei miei e lo ruppi. Continuai a chiamarli, perdendo la voce e alla fine ebbi una risposta: un rumore metallico ed un pugnale insanguinato volarono giù dalla finestra. Una risata maligna accompagnò la sua discesa. Preoccupato presi l’accetta da taglialegna di mio padre e sfondai la porta. Salii velocemente le scale e aprii la porta in fretta e furia. Il letto era un bagno di sangue con una scia che arrivava fin dentro l’armadio. Il rumore metallico che avevo sentito era il nostro vecchio telefono in acciaio che era caduto. Aprendo l’armadio vidi mia madre, o meglio… la testa di mia madre dalla quale zampillava un po’ di sangue qua e là. Una gocciolina finì vicino al calendario, e mi resi conto che era domenica e a quell’ora mio padre stava ancora sistemando il grano. Facendo questa riflessione decisi di correre da lui e di avvisarlo dell’accaduto. Correndo sentii una richiesta d’aiuto quasi in fin di vita ed accelerai il passo.

Girato l’angolo, da lontano vidi papà zoppicante ed impaurito. Arrivato lì chiesi cosa stava succedendo, ma egli non potette rispondermi perché stramazzò a terra rivelando la sua accetta, che prima avevo usato io, conficcata nella schiena. Piangevo, non facevo altro, piangevo, in fondo ero un bambino di 9 anni che aveva perso tutto. Sentii una voce chiamarmi e poi un lieve tocco sulla guancia, mi girai di scatto ma non c’era nessuno allora mi rigirai, ma niente.

Un attimo ero lì, a fianco al cadavere di mio padre, che giravo come un pazzo alla ricerca di una presenza misteriosa, un attimo dopo ero avvolto dal nero e dal buio più  totale, ed un attimo ancora dopo ero fluttuante nel cielo con i miei genitori, semitrasparenti  e guardavo giù il mio corpo morto a terra con fiumi e fiumi di sangue ed un coltello che spuntava dalla testa.

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