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Un tipo meticoloso

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La morale di questa storiella? Molto semplice: un paio di guanti a portata di mano, di lana, cotone, pelle, lattice etc. etc., bisogna sempre averlo. E questo vale per tutti!

Da come si scaccola penso subito che è un tipo meticoloso, un tipo che quando fa una cosa o la fa fatta bene o non lo fa per niente. Inclino lo specchietto retrovisore per osservarlo meglio. Ha l’indice della mano destra immerso per buona metà nella narice sinistra, e lo muove con piccoli, precisi movimenti rotatori. Sta cercando di afferrare qualcosa che però non si lascia prendere così facilmente. Lo deduco dal suo sguardo: teso e concentrato. Ogni tanto gira la mano verso l’alto, in modo che il suo dito possa lavorare meglio sulla parte superiore dell’orifizio nasale. E ogni tanto chiude anche gli occhi e serra le mandibole. Ma niente. Allora cambia dito. E’ la volta del pollice. I movimenti ora sono più ampi e decisi, e quel pollice l’ha spinto così a fondo che l’unghia non si vede più. Il tipo procede con le operazioni per un’altra manciata di secondi, poi è costretto a interrompere. Siamo arrivati.
– Cinque euro! – gli dico, pregando con tutto il cuore che i soldi me li dia con la mano sinistra.
Purtroppo non è così. Il tipo mi paga con la mano destra, ma soprattutto, lo fa con cinque monete da un euro, che sistema ordinatamente (ve l’ho detto, è meticoloso) una sopra l’altra proprio tra le dita incriminate: l’indice e il pollice.
– Tenga! – mi fa.
Il disgusto mi assale in un attimo. Non so che fare. Prendo tempo.
– Che le serve per caso una bella ricevutina? – gli chiedo.
La risposta è no, per di più, il tipo mi dice che ha fretta. A quel punto, rassegnato e schifato, sto per andare incontro al mio destino, quando di colpo mi ricordo che è inverno e che ho un paio di guanti nel cruscotto.
– Scusi – gli dico mentre lo apro velocemente – ma ho le mani congelate.
– Ma qui dentro fa caldo – osserva lui.
Senza rispondere apro il cruscotto, afferro i guanti, li infilo e prendo le monete.
– Ecco qua! – concludo sorridente – Arrivederci e grazie!
Prima di allontanarmi lo guardo ancora dallo specchietto retrovisore. E’ fermo sul marciapiede, in prossimità di un semaforo. Sta attendendo che diventi verde per i pedoni, e nell’attesa, ha ripreso le operazioni a pieno regime.

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