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Moscow book crossing

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Leggere nei parchi significa sognare all’aria aperta, lasciare andare la fantasia. Liberi più che in ogni altro luogo.
© Simonetta Sandri

Qualche settimana fa a Mosca, dove vivo, mi sono imbattuta in uno scaffale di libri all’affollata stazione ferroviaria di Leningradsky oltre che in un cartellone pubblicitario che invitava a leggere nei parchi della capitale. Qui i parchi sono immensamente verdi, smisurati, fioriti, riempiti da immagini colorate e da vocii di bambini spensierati e felici. Vi s’intravvedono giovani e meno giovani intenti a leggere sulle panchine, impegnati a sfogliare pagine interminabili di libri nuovi e antichi, persi nelle righe e nelle storie di oggi e d’altri tempi.

Leggere all’aria aperta mi è sempre piaciuto, fin da ragazzina. Ancora oggi lo faccio spesso.

Eccomi allora diretta, in uno dei tanti parchi vicino casa (non abito lontano dal Gorky Park ma preferisco andare in un altro meno esplorato e frequentato) e intravvedo un vecchio signore seduto su una banchina. E’ curvo su un libro, la lunga barba bianca, il cappellino per ripararsi dal sole (in questo momento i raggi sono davvero caldi e intensi, strano per quest’area del mondo, ma vero). Intanto lo fotografo a distanza, non sono sicura di potergli chiedere di fotografarlo (oltre alle evidenti difficoltà linguistiche, l’idea potrebbe non piacergli affatto).

M’incuriosisce, tuttavia, ragion per cui mi avvicino e prendo il coraggio a quattro mani. Gli domando cosa legge e soprattutto dove ha preso il libro. Cortesemente, l’anziano signore, che mi dirà chiamarsi Kostantin, mi confessa che quel libro gli è stato regalato dalla nipote. Gli domando allora se conosce il book crossing, le librerie on the road della città e l’invito della municipalità di Mosca a leggere nei parchi. Mi dice di no ma è curioso. Quello delle pagine viaggianti è davvero un bel concetto, quasi le storie abbiano vita autonoma. E cosi spesso è. Il book crossing è un vero e proprio miscuglio di spirito d’avventura, libertà, letteratura e generosità che molte persone trovano irresistibile. Alcuni lo vedono come una versione moderna dei messaggi nella bottiglia (quanti ne abbiamo scritti) o dei bigliettini attaccati ai palloncini. Altri lo concepiscono come il tentativo di creare un’enorme biblioteca aperta e in viaggio.

Ma rieccomi a Konstantin. Gli spiego allora che lo scambio di libri è possibile, oggi nella sua città, sia alle stazioni di Leningradsky che a quelle di Kazansky e Kursky, dove i passeggeri possono prendere gratuitamente libri da leggere lungo i loro tragitti. Le librerie di Mosca riforniranno regolarmente gli stock esausti (l’iniziativa partirà presto anche nella romantica San Pietroburgo, alla stazione ferroviaria Moskovsky). Basta poi lasciare i propri libri vecchi per favorire ancora di più lo scambio. Spiego ancora all’ormai entusiasta lettore che l’iniziativa fa parte del bel programma “Leggere Mosca”, implementato nel 2014, anno della cultura. Il progetto sarà sviluppato su tre aree: BookCrossing, Reading Rooms e BookSpots.

La discussione diventa sempre più attenta e interessata, con qualche frase in inglese inframezzata al mio stentato russo. Ma mi diverto.

Le stanze di lettura sono state aperte nelle sale d’attesa comfort-plus delle citate stazioni ferroviarie moscovite lo scorso mese di aprile, mentre i book spots, disponibili da maggio, consistono in stand equipaggiati con wifi dove si posso scaricare libri liberi da copyright sui propri telefoni cellulari o tablet. Ma il mio curioso amico legge cartaceo, dunque a quest’ultima possibilità non è davvero interessato, mi confessa. Mi chiede qualche indirizzo di librerie e bar cittadini dove poter lasciare e prendere libri. Glieli scrivo, in malo modo e velocemente, anche perché ne ho annotati solo alcuni. Se mi aspetterà il prossimo weekend, stessa panchina, stessa ora, gliene porterò altri. Stretta di mano, affare fatto. Ci vediamo presto. Dasvidanja allora.

Come nasce il Book Crossing

Rilasciare un libro è come l’inizio di una nuova avventura per i proprietari dei libri, per i libri stessi e per i loro nuovi lettori. L’iniziativa di abbandonare scritti per condividerne il contenuto è piuttosto antica, e forse possiamo individuare nel filosofo Teofrasto la prima iniziativa di liberare in mare alcuni testi chiusi in bottiglia. Molte altre sono state in passato le iniziative di abbandonare gratuitamente libri, ad esempio perché potesse fruirne chi per problemi economici o fisici avrebbe potuto trarne giovamento; possiamo citare “Nati per Leggere” dell’ospedale locale di Boston, dei primi anni ’90, quando alcuni pediatri ebbero l’idea di mettere dei libri nella sala d’aspetto. Secondo altri l’idea rinasce negli anni settanta, a Belgrado, e si deve a Dušan Radović, scrittore e giornalista di Studio B, che la propone nella sua trasmissione radiofonica quotidiana “Beograde dobro jutro” (Belgrado buon giorno). L’idea viene colta dal Centro Studentesco di Belgrado, uno dei luoghi di ritrovo “liberi” nella cultura giovanile post 1968, in Serbia, che sposa l’iniziativa, offrendo il Centro e il suo parco come primo spazio dove lasciare il libro “libero”.

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