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Il ruggito dei colpevoli

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“Forse dovrei cominciare a pensare di farmi la doccia nudo”, così pensava il commissario Ralph, in una delle sue tante mattine comuni della sua vita comune, mentre si faceva una comune doccia, indossando il suo inseparabile impermeabile sotto il getto caldo dell’acqua;

“Forse dovrei cominciare a pensare di farmi la doccia nudo”, così pensava il commissario Ralph, in una delle sue tante mattine comuni della sua vita comune, mentre si faceva una comune doccia, indossando il suo inseparabile impermeabile sotto il getto caldo dell’acqua; “inoltre non credo sia molto igienico lavarmi con addosso l’impermeabile, anche perché pulirmi i piedi mi risulta piuttosto scomodo, e poi per farlo asciugare ci vogliono ore di esposizione ai raggi ultravioletti. Ma non posso staccarmi da lui, è il mio porta fortuna! Con lui addosso non mi accadrà mai alcuna sventura”; mentre pensava tutto ciò la saponetta gli scivolò dalla mano, rimbalzò sul pavimento e volò fuori dalla doccia come un proiettile, andando a colpire lo spazzolone del cesso il quale, sovvertendo qualsiasi legge della fisica, decollò dal suo apposito scomparto e andò a ficcarsi, sporco di merda come sua natura vuole, proprio in bocca a Ralph. “Ecco, poteva andarmi peggio, poteva andare ad infilarsi da qualche altra parte…”; in quel momento l’odiato rumore…driiin, driiin… “il telefono!!! Sarà qualche problema di lavoro”; Ralph sputò lo spazzolone del cesso che gli colpì in pieno il ditone del piede destro; “pronto, pronto, Sciplini è lei? Ma dove sta, in piscina?” Ralph si era confuso e invece che il cellulare posto nella tasca dell’impermeabile aveva portato all’orecchio il bocchettone della doccia, e si stava riempiendo il cranio di acqua calda. “Maledetto telefono, non lo trovo mai. Eccolo, lo avevo infilato nel fegato. Sciplini, che succede? Urgente? Via Albenga? Arrivo subito”. Ralph prese lo sturalavandini e fece uscire l’acqua dal suo naso, e bagnato come un pulcino, coperto dal solo impermeabile, salì sulla sua 600 e si involò verso il quartiere Appio. “Se mi vedesse mia madre, che esco senza asciugarmi e indossando solo l’impermeabile rimarrebbe a bocca aperta! Sono diventato un vero ribelle! Peccato che sia morta”.

Allora Sciplini, cosa abbiamo qui”… Ralph e Sciplini erano fermi davanti alla porta semi aperta di un appartamento al numero 45 di via Albenga al sesto piano. “Dottore – spiegava Scilpini – siamo al sesto piano e ci ha chiamato la signora del quinto, una nana cocainomane, per dirci che le piove in testa dal soffitto, in maniera alquanto copiosa, e così sono venuto a vedere, preoccupandomi che fosse in corso un allagamento. Dunque sono salito qui su, e mi sono accorto che la porta era aperta.” Ralph era perplesso: “lei Sciplini ha interrotto la mia doccia per un problema di tubature denunciato da una nana? Ma doveva chiamare l’idraulico, mica me. E poi perché non è entrato nell’appartamento?”, “si dottore ha ragione, ma il numero dell’idraulico non ce l’ho…e poi non ho un mandato…e poi, ho paura, dato che non so nuotare”; “Sciplini, ma paura di che?!? E quale mandato, questa è un emergenza! Entriamo!”. Ralph, con Sciplini accucciato dietro le sue spalle, entrò nell’appartamento. Il pavimento era umido, rivestito da un sottile strato di acqua saponata. Seguirono la scia dell’acqua e giunsero in cucina, dove si accorsero che l’acqua proveniva dalla lavatrice. E dentro la lavatrice vi era un uomo.  Morto.  Annegato. “Cavolo, la signora ha dimenticato di lanciare la centrifuga!”, esclamò Sciplini mostrando imprevedibili doti domestiche; “Sciplini, abbiamo un uomo morto, chiuso dentro una lavatrice, e lei si preoccupa della centrifuga?!? Ma cerchiamo piuttosto di capire chi è l’uomo e chi vive dentro sto appartamento!”. In quel momento si avvertirono dei passi. “Hey, chi va là, chi c’è?…o mio Dio”: entrò in cucina una coppia formata da un uomo di mezz’età vestito come un becchino fascista che ispirava allegria come fistole anale, e da  una donna di un quarto di età vestita come una maiala da supermercato e che ispirava ben altre cose: difronte a loro la scena, non proprio classica, di un individuo nudo in impermeabile, un poliziotto terrorizzato, e un uomo morto dentro la lavatrice. L’uomo della coppia, che ignorava l’esistenza dei colori, provò ad insistere “chi siete, che ci fate a casa mia?! E tu amore perché non hai lanciato la centrifuga?”. Ralph con un unico gesto fulmineo riuscì a grattarsi le palle e masturbarsi contemporaneamente e poi si presentò: “sono il commissario Ralph. Non le do la mano altrimenti mi si apre l’impermeabile e la sua signora potrebbe impressionarsi. Anche se credo che di cazzi ne abbia visti diversi” ma quest’ultima frase Ralph la pensò solo, senza proferirla. “Io sono il signor Carnevale, e questa è mia moglie Bea. Siamo i proprietari di casa e ci piacerebbe…”, “scusi se la interrompo – intervenne il commissario – per prima cosa, superati i convenevoli, dovrebbe dirmi se riconosce l’uomo nella lavatrice”. Il signor Carnevale si tolse gli occhiali da sole a forma di bara e si avvicinò all’oblò: “ma io questo lo conosco…è Marcello, l’idraulico!”. Il gelo scese nella cucina. “Adesso dovrebbe spiegarmi che ci fa un idraulico morto chiuso nella sua lavatrice, non crede signor Carnevale?”, domandò Ralph con l’occhio indagatore classico della trota di fiume morta; “ma non lo so; aveva un appuntamento qui stamattina. Quando sono rientrato a casa stamane, che avevo dimenticato i coltelli, ho suonato al citofono, e mia moglie e scesa giù di corsa a portarmeli e poi è venuta via con me. Credo che a quell’ora l’idraulico dovesse ancora arrivare…credo…no Bea?”. L’attenzione dei presenti si concentrò tutta sulla signora Carnevale, che da quando era entrata in scena non aveva detto una parola, come si confà ad ogni bella figa che si rispetti. D’altra parte la signora sembrava la tipa che non aveva bisogno di molte parole per ottenere ciò che desiderava: Sciplini, discreto come un allarme anti incendio durante un funerale, cominciò a svuotarsi bottiglie di acqua gelida nelle mutande per evitare di mostrare la sua violenta erezione degna di un prete durante la prima lezione di catechismo, mentre Ralph, con l’indifferenza tipica del grande professionista, preferì bendarsi gli occhi per non subire facili distrazioni. “Ma perché guardate tutti me?!? -squittì la signora Carnevale- io, quando mio marito è tornato senza preavviso, non ho fatto altro che scendere da lui per portargli i coltelli e lasciare le chiavi sotto lo zerbino, così che Marcello potesse entrare e fare i suoi servizi. Probabilmente voleva aggiustare le centrifuga della lavatrice dall’interno, si sarà chiuso dentro, e sarà morto annegato…direi”…un lago di bava, o presunta tale, si era formata ai piedi di Sciplini e si confondeva con il filo d’acqua che scendeva dall’oblò chiuso della lavatrice, mentre Ralph, girato verso il frigorifero, annuiva senza annuire, convinto di guardare negli occhi la signora Carnevale. Una cappa di tensione e di umidità era scesa sulla cucina. “Scusi signor Carnevale, ma lei che mestiere fa?!?” chiese di colpo Sciplini, così, per calmare l’ansia; “appuntato, ma le sembra una domanda pertinente con le indagini?!? – trasalì Ralph rivolgendosi al forno -, e sono io qui che faccio le domande! Allora…signor Carnevale, lei di che si occupa?”; “possiedo un circo…mia moglie invece prima che la prendessi io in sposa, faceva, come avrete colto, il mestiere più antico del mondo: la donna cannone. Adesso fa la signora e lo dico senza timore di smentita: io mi fido ciecamente di mia moglie, e lei commissario non faccia insinuazioni, che ho già capito dove vuole andare a parare!”. Un silenzio imbarazzante si stallò in quella cucina, con Ralph impegnato da un lato a pensare ai gesti apotropaici utili per respingere l’influsso malefico di Carnevale e dall’altro a capire cosa fosse successo davvero in quella cucina tra l’idraulico e la moglie maiala. Si tolse la benda dando al gesto la stessa solennità di un bambino di 6 anni che si scaccola atrocemente: “ok, ora come ora non possiamo che credere in un incidente, ma…Sciplini… ma che sta facendo? Dove va con quella bacinella”, Sciplini si era allontanato un attimo ed era rientrato con una catino pieno di panni sporchi: “commissario, stiamo brancolando nel buio e qui va per le lunghe, a questo punto ne approfitto e metto a lavare la mia biancheria intima. Come si apre questo oblò…vediamo”; “noooooo” il grido di disperazione uscì all’unisono dalle bocche dei Carnevale e di Ralph. In un attimo un’onda anomala fatta di detersivo acqua e abiti sporchi investì la cucina, poi l’intera casa e si riversò giù dalle scale. L’onda trascinò giù tutti i nostri eroi, che si fecero sei piani di scale trascinati dall’acqua. La prima a precipitare nel piazzale antistante il palazzo fu la signora di casa, con un calzino di lana del marito ficcato in bocca e un perizoma a fasciarle il capo; poi arrivò Ralph, che nella foga aveva perso l’impermeabile ed era finito con addosso solo una camicetta di pizzo di gran classe, tipica delle troie di nate negli anni ’90; poi arrivò Sciplini, con in braccio il cadavere dell’idraulico. Per ultimo arrivo il signor Carnevale, che aveva domato le onde nelle scale con una tavola da surf: “porto sempre con me una tavola da surf in tasca, per ogni evenienza. Sa, di questi tempi, con le lavatrici che si aprono all’improvviso”. Ralph si alzò alquanto rintronato dal volo per le scale e guardò disgustato la checca bagnata presente sull’altro lato della strada. Era lui riflesso in una vetrina. Trascinato dalle acque giunse infine il suo impermeabile. Subito lo indossò come fosse il mantello dell’uomo ragno. E quando indossava il suo impermeabile neanche l’influsso negativo di Carnevale poteva scarfirlo! Anche se , per sicurezza, una grattatina se la faceva sempre. Sciplini aveva bevuto troppo detersivo e ora era in uno stato catatonico da post sbronza da coccolino fresco lana. La signora Carnevale si alzò indispettita facendo danzare le tette e provocando l’applauso di tutta Roma Est; si guardò contrariata nella vetrina ed esclamò: “guarda, tutti i capelli rovinati, uffa, dove ho messo la mia spazzola?!?”; frugò con agitazione nella borsetta, e rovistando con tanto ardore fece cadere un mazzo di chiavi per terra. Ralph e i Carnevale guardarono il mazzo di chiavi danzare nella pozzanghera. “Ecco la verità – sentenziò Ralph – lei aveva il suo amante in casa; quando suo marito ha bussato al citofono, presa dal panico, lo ha fatto nascondere nella lavatrice. Poi è scesa da suo marito e se lo è dimenticato lì. Altro che chiavi sotto lo zerbino. La lavatrice era rotta, ma l’idraulico, per deformazione professionale, dall’interno, l’ha aggiustata, la fatta ripartire, ed è morto annegato.”… “un po’ forzata come teoria commissario- disse Sciplini bofonchiando a stento- anzi, diciamo che questa teoria fa acqua da tutte le parti…e poi scusi che reato è?!? Troiaggine dolosa? Commissà, andiamocene dai”; Ralph mise altri 8 litri di omino bianco in bocca a Sciplini, ormai in totale delirio da overdose di ammorbidente, e lo fece addormentare, forse per sempre. “Commissario, ma le sembra un cosa normale quella che lei ci sta raccontando? Il suo appuntato ha ragione” rispose risentito il signor Carnevale. “E poi – disse Sciplini vomitando candeggina – se ci stava il postino invece dell’idraulico, che faceva, lo nascondeva nella cassetta delle lettere?!?”; Ralph colpì Sciplini con un fustino pieno di detersivo in polvere e esclamò a voce alta: “giusto Sciplini, lei ha sempre dei gran colpi di genio…si faccia una lavanda gastrica e vada a controllare la cassetta delle poste”… Carnevale sembrò sudare freddo, mentre la signora fingeva di non capire nulla di quello che le succedeva intorno; “ma non so, commissario, lei non ha un mandato…”. Sciplini aprì la cassetta delle poste e da lì…usci un dito, poi una altro dito, e poi piccoli pezzetti di un corpo umano totalmente lacerato. “Aspetti commissario, adesso chiamo mio nipote, che ha 5 anni e gli piacciono i puzzle, lo faccio comporre a lui questo cadavere”; “Sciplini, ma che dice?!? – si innervosì Ralph- questo è il postino Marco, lo riconosco dal dito. A forza di bussare ovunque due volte ha fatto i calli. Controlli piuttosto la cassetta del contatore dell’elettricità”; “ma no, commissario, perché non mi guarda un po’ le tette invece di pensare a queste sciocchezze?!?” provò a distrarlo la signora Carnevale; ma Ralph era inflessibile; “Sciplini, allora, cosa ha trovato?”. Altri pezzi di corpo vennero fuori dal contatore dell’elettricità. “Allora, mi sembra chiaro. Lei signora ha degli amanti. Molti amanti…pure troppi. Quando teme che suo marito possa accorgersene li fa nascondere. Solo che non sempre finisce bene. Credo proprio che debba venire in centrale con me Signora Bea”. “No! – irruppe il marito – lei non ha nessuna prova. Lei millanta, lei non sa che amici potenti ho io, lei non sa che io porto pure un po’ sfiga, lei non…”; “rooooar!!!” un ruggito sovrastò le voci dei presenti. Ralph guardò nella macchina parcheggiata lì di fronte: sulla fiancata la scritta Circo Carnevale, e dentro, sul sedile posteriore un leone faceva bella mostra di se, ruggendo incazzato come una zebra che ad uno spettacolo di spogliarello ha preso posto dietro una giraffa. “O mio Dio!” Sciplini prese il surf e scappò via terrorizzato, andando a sbattere dopo 8 secondi contro un albero di ciliegie. Ralph, che reggeva come fosse legna da portare al camino gli arti di due delle vittime della signora Carnevale, vide il leone che si leccava i baffi e iniziò a preoccuparsi. “Ha capito adesso commissario? Ma lei se lo immagina quanto costa mantenere un circo?!? La compri lei tutta quella carne…invece così…costo zero! Poi è vero abbiamo un po’ di difficoltà nel nascondere le carni, ma con questo metodo almeno non ci confondiamo”. La spiegazione del Signor Carnevale non faceva una piega ed equivaleva in tutto e per tutto ad una confessione; “lei ora può anche provare ad arrestarci. Ma se poi al nostro amico Fuffolo  girano le palle, noi niente potremo fare per calmarlo…”. Ralph colse la velata minaccia dei coniugi Carnevale, girò i tacchi e si avviò verso la sua macchina, ragionando tra se sul cosa fare “che cosa assurda; usano la bellezza di lei per adescare degli uomini, e con lui che si atteggia a iettatore nessuno fa domande o rompe le scatole,  e il tutto per dar da mangiare a quel gattone…bhe, ma io mica posso competere contro un leone…almeno che…”. Ralph diede un bacio in bocca a Sciplini, che si rialzò: “Sciplini, vada su in casa dei Carnevale mentre sono distratti, che stanno dando da mangiare a Fuffolo e prenda con se la lavastoviglie. E la porti qui, senza far rumore!”; “la lavastoviglie?!? Ma peserà 10 quintali! E io poi ho anche già mangiato e lavato i piatti…che ci faccio con la lavastoviglie…”, “faccia silenzio Scilpini, è un ordine, e gli ordini non si discutono!”. Sciplini salì al sesto piano e si caricò la lavastoviglie dei signori Carnevale sulle spalle. Scendendo le scale sudava come un toro in una sauna “Dio mio, ma questa lavatoviglie pesa almeno 100 kilogrammi in più di una lavastoviglie normale, ma che deve farci il commissario io proprio non so immaginarmelo” – meditava Sciplini. Prima dell’ultimo scalino Ralph, nascosto dietro la ringhiera della rampa delle scale, mise uno sgambetto al suo appuntato. Sciplini cadde a terra rovinosamente e la lavastoviglie volò disegnando un’arcuata parabola diretta dove erano fermi Fuffolo e i Carnevale. Quando la lavastoviglie impattò con il suolo si aprì lo sportellone: da dentro rotolò il cadavere di Annibale, il più famoso riparatore di lavastoviglie di Roma, detto anche Annibale il riparalavastoviglie, con un tocco di grande fantasia tipico dei romani. Insieme ad Annibale uscì dall’elettrodomestico una marea di acqua che andò ad investire in pieno Fuffolo. Il felino, che come tutti i felini odiava l’acqua, divenne intrattabile e cominciò a ruggire e sbraitare. Confuso tra i cadaveri sparsi sulla strada e l’acqua che lo  terrorizzava, il leone impazzì completamente e si fiondò sui Carnevale, sbranandoli in 3 secondi netti. Poi, non sapendo chi altro uccidere, si fiondò su Sciplini; ma l’attimo prima che Fuffolo potesse staccare la testa a Sciplini, Ralph gli ficcò tra le fauci il surf di Carnevale, lasciandolo a bocca spalancata.
“Dottore, ma come faceva a sapere che anche la lavastoviglie era nella stessa situazione della lavatrice?!? E che l’acqua avrebbe fatto ammattire Fuffolo” chiese Sciplini mentre piangeva terrorizzato; “semplice – rispose Ralph –  sono tre giorni che aspetto che Annibale venga a ripararmi la lavastoviglie e lui è sempre molto preciso…ci doveva essere qualcosa che non andava. E per il resto…i leoni sempre gatti sono, no?!? E i gatti hanno paura dell’acqua”.Dopo qualche ora gli animalisti vennero a recuperare il simpatico leone Fuffolo, che intanto si era fatto una decina buona di camomille, mentre Sciplini, a causa del terrore, si era cagato sotto, arrivando a defecare perfino la milza. Ralph, tutto bagnato e inzaccherato di detersivo di ogni genere, scrollò l’impermeabile come fosse una tovaglia e tornò a casa.Con una scia di acqua che lo seguiva entrò nel salone ove lo accolse la solita voce “Ralph, bello di mamma, ma che combini in giro?!? Così rischi una polmonite. Vieni, togliti l’impermeabile, che ci pensa mamma”. Ralph poggiò l’impermeabile sul tavolo, e prese in braccio il quadro della madre. “Ok mamma, starò più attento a non bagnarmi, ma l’impermeabile comunque, lo laviamo a mano”.

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