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Il singhiozzo di Batman

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“Ecco commissario, per lei sono 2600 €. Le abbiamo lavato e stirato tutto quello che ci ha portato. Ma quando se la trova una bella moglie che le fa questi servizi? E poi sua madre non può darle una mano?”

“Ecco commissario, per lei sono 2600 €. Le abbiamo lavato e stirato tutto quello che ci ha portato. Ma quando se la trova una bella moglie che le fa questi servizi? E poi sua madre non può darle una mano?” domandò la proprietaria della lavanderia del quartiere di San Giovanni a Ralph, il commissario di polizia impegnato quel pomeriggio in faccende personali; “in verità mia madre è morta, tre anni fa, e sono più single del Papa” rispose il commissario; “mi scusi, ho fatto una graffa, sono proprio una maleducata. Ma mi perdoni, io sono una semplice lavandaia”. Il commissario Ralph neanche faceva caso alle scuse della lavandaia, concentrato nel trovare il modo per reggere i panni appena stirati che stava ritirando in lavanderia: con la mano destra manteneva i suoi 148 tipi di impermeabili, sulla mano sinistra ogni genere di pantalone, vestito, camicia, panno per cucina, canotta da muratore e via dicendo, e sulla testa una pila di mutande alta come la torre di babele. “Scusi, lei signora, mi regge questa camicia? Tu piccina, mi reggeresti la pistola? Ecco, fai così, mettila in bocca a quel cane”. Di colpo squillò il telefono. “E’ il mio, devo rispondere, sicuro sarà scoppiato qualche casino al lavoro. Pronto, prontooooooo, aiaaaaaa”, nella concitazione Ralph invece del suo cellulare aveva sollevato il ferro da stiro e se lo era portato l’orecchio.
La parte destra del viso si era completamente bruciata. “Aspetti commissario, adesso ci metto un po’ di appretto e di candeggina che le fa bene”. “Noooo, lasci stare. Pronto Sciplini, lo sapevo che era lei. Via Vetulonia 8? Arrivo in un attimo, sono a Via Gallia. Hey tu bel cagnetto, mi ridai la pistola? Ecco…no…non tirare” “Grrrr” “non tirare…”… il cagnetto era il barboncino della lavandaia, un cangnetto pesante 500 grammi, ma con una cattiveria esagerata e una forza nella presa dentale degna di una tigre cambogiana… “dai bello…come si chiama?” chiese Sciplini alla lavandaia “si chiama Moana, è una femminuccia”, “ummm, avrei dovuto immaginarlo…dai Moana, mollala, non tirare” “grrrr” “non tirare” “grrr” “non…” bummm “cain cian…”. Ralph tutto sporco di sangue di cane raggiunse la sua 600 del 1600 e si lanciò a tutta velocità verso Via Vetulonia. Impiegò per fare 800 metri 2 ore e un quarto. “Se mi vedesse mia madre, correre come un matto con i panni sporchi di sangue e la faccia mezza bruciata, sai come si spaventerebbe! Fortuna che è morta. Povera mamma”.
“Allora Sciplini, che abbiamo qui?!!!” “dottore…ma che le è successo…ha mezza faccia bruciata…e puzza chiaramente di cane morto” “Sciplini, adesso non è importante! Mi vuole dire che succede?”; “ecco, vede, in quel giardino si è barricato un uomo. Ha il singhiozzo ed è armato. Dice che se non facciamo qualcosa per farglielo passare si ammazza. Solo che avendo il singhiozzo saltella su e giù e a volte fa dei singhiozzi talmente violenti che balza in aria come un capriolo, e abbiamo paura che possano partire dei colpi. E dimenticavo, è vestito da Batman”, “Da Batman! Davvero?…ma…vabbè, allora su, ci parlo io, mi passi il megafono d’ordinanza”… “dottore, siamo la polizia, mica l’arrotino, non ce l’abbiamo il megafono” “ok, non fa niente, mi tolgo i pantaloni, che tanto sono sporchi di sangue e uso la gamba come amplificatore”;
Sciplini, con indosso solo delle improbabili mutande di ciniglia e il suo inseparabile impermeabile color lettiera di gatto, iniziò a parlare attraverso la gamba della sua divisa: “Batman, vieni fuori, Roma city ha ancora bisogno di te”. In quel momento si senti un rumore acuto…iiiii…e subito dopo uno sparo! Un colpo era partito dalla pistola di Batman. Ralph inseguì il proiettile in mutande e impermeabile correndo come un folle, sperando di fermarlo prima che colpisse qualcuno, ed arrivò a piedi fino al raccordo all’uscita Roma Eur. Lì il proiettile interruppe la sua corsa contro il pneumatico di un pullman che portava delle suore in pellegrinaggio. Il pullman sbandò cominciando a roteare su se stesso come trottola eroinomane e sfondando le protezioni cadde giù dal viadotto della Magliana esplodendo come il culo di uno stitico che mangia una prugna dopo 6 mesi di astinenza dalla tazza del cesso.
Ralph guardò la scena alquanto preoccupato. Si avvicinò al guardrail divelto dal pullman e vide che vi era ancora una suora lì in bilico. “Sorella, che tragedia, dove eravate dirette?”, “andavamo in pellegrinaggio da Padre Zio. Sa, l’unico uomo con il dono della biparentelità: sa essere zio e padre nello stesso momento. Incredibile…cmq complimenti figliuolo, belle mutande”. Ralph con un colpo di tacco degno di Pelè colpì la suora, che rotolò anch’essa giù dal viadotto “va, raggiungi le tue sorelle, maiala!”. In quel momento arrivò Sciplini “Dio, che strage, maledetto Batman”; Ralph intervenne stizzito “ma che maledetto Batman, mica è colpa sua! E’ stato il proiettile! E poi si vede che le sorelle volevano raggiungere il loro sposo…e Batman le ha solo aiutate. Su, torniamo a San Giovanni e cerchiamo di aiutarlo!”.
Ritornarono a piedi a Via Vetulonia. Ralph disse “Ora dobbiamo fargli passare questo maledetto singhiozzo. Allora, proviamo nel modo più classico; me lo ha insegnato mia madre: basta che alza il collo all’improvviso, così la pressione della cervicale schiaccia l’esofago e interrompe l’acidità di stomaco che causa il singhiozzo.” “Cavolo, complimenti commissario – disse ammirato Sciplini -, ma sua madre era un medico?”; “no, faceva la sarta di bottoni per colletti delle camicie – rispose Scilpini – e per questo era una grande esperta di gola e affini. Comunque non è fondamentale questo. Allora, dato che siamo all’aperto dobbiamo gridare tutti insieme “hey, guardate, un ciuccio che vola!”. Lui alza la testa per cercare di scorgerlo e tutto è risolto. Semplice no?” “Commissario, lei è il solito genio- proruppe Sciplini- . Adesso raduno tutti gli appuntati e lanceremo uno strillo che si sentirà fino a Frosinone! Solo che forse per rendere il tutto più credibile dovremmo davvero far volare un ciuccio. Si dia il caso che io qui abbia pure la catapulta, che dobbiamo usare al festival della polizia medioevale a Detroit. Peccato solo che non abbiamo un ciuccio…dove lo troviamo ora un cuccio a Roma in pieno centro?”. “Sciplini hai detto la prima cosa intelligente della tua vita. Lo faccio io il ciuccio!”
Ralph con queste parole provocò un “ooooo” di stupore e ammirazione in tutti gli agenti. In men che non si dica gli appuntati, aiutati da una mandria di elefanti fatti venire appositamente dal bioparco, avevano trascinato la catapulta che era nascosta dietro un geranio e l’avevano posizionata nella piazzetta antistante il giardino dove era barricato Batman. Ralph guardando la catapulta cambiò di colpo progetto: “Sciplini, l’idea di far volare davvero un ciuccio è stata tua, non voglio prendermi tuoi meriti, vai tu sulla catapulta!”, un altro “oooo” di ammirazione attraversò gli agenti di polizia. “Ma dottor Ralph, io non vorrei rubarle la scena, sa, cioè…”, “Sciplini, su non faccia il modesto. E salga subito su quella catapulta!”
Per far sembrare il tutto più credibile Ralph aveva fatto indossare a Sciplini due orecchie da asino fatte col cartone della pizza e gli aveva inchiodato pure una scopa sulle natiche per simulare una coda. Scilpini non riusciva a nascondere qualche piccola preoccupazione: “Commissario, lei è sicuro di saper usare la catapulta? Poi il cartone è ancora sporco di olio e mozzarella, e la scopa è alquanto rigida…potremmo…aspettate, non caricate così tanto…no…aiutooooo”. Il volo di Sciplini durò 30 centesimi di secondi e fu lungo 2 centimetri. Immediatamente l’appuntato si era schiantato contro l’asfalto. “Vabbè Sciplini, forse essere arrivato al 36esimo livello di Catapult King sul cellulare non mi rende un esperto catapultista…su adesso non si lasci fermare da qualche fratturina. Proviamo un altro metodo.” Ma in quel momento lo stesso iiiiiii di prima e di nuovo un proiettile decollò dalla pistola di Batman. Ralph di nuovo lo rincorse, sempre in mutande e impermeabile e con l’aria che gli martoriava le bruciature della faccia, con Sciplini che lo seguiva correndo con entrambe le caviglie fratturate e trascinandosi un barbone che passava lì per i cazzi suoi appeso alla sua scopa/coda. Arrivarono fino sull’Ostiense, dove il proiettile andò ad impattare contro il Gasometro. L’esplosione fu devastante e l’intera Garbatella fu rasa al suolo. “Ops – disse Ralph – ma il gazometro non era disattivato dal giorno successivo alla sua inaugurazione?”, “cavolo – gridò Sciplini –  ci saranno almeno 8.000 morti. E lei commissario è ancora in mutande! Maledetto Batman!”, “…vabbè Scilpini, piano con le parole – si stizzì Ralph –  dai, quella parte di Roma non è così bella. Se Batman ha voluto cancellare la Garbatella dall’universo un motivo ci sarà. E poi, diciamocela tutta, sti Cesaroni avevano rotto alquanto i coglioni. Su torniamo indietro e vediamo che fare con il povero Batman”. Tornarono da Batman, sempre a piedi. “Allora – ragionava a voce alta Ralph, con le bruciature del viso che gli davano un’aria di grande importanza – dobbiamo usare il metodo della forchetta nel bicchiere! Lo ha provato una volta mia madre con me quando ero piccolino ed avevo il singhiozzo: bisogna mettere una forchetta in un bicchiere pieno di acqua e bere attraverso le fessure della forchetta stessa. Il singhiozzo mi ricordo mi passò in un attimo, anche se poi mi venne il tetano. Ma questo è una controindicazione che ci può stare”; “dottore ma quante ne sa?!?! Porta lei però il bicchiere con la forchetta a Batman, vero?”, “certo Sciplini! Io non ho paura di Batman! Solo che dobbiamo fare una prova per capire la posizione giusta, che non ricordo benissimo la procedura. E deve farla lei Sciplini, che ho paura di beccarmi di nuovo il tetano. Porti qui un bicchiere d’acqua e una forchetta, su. Ecco, perfetto…” Sciplini iniziò a bere… “stia attento – si preoccupava Ralph – beva lentamente… no…attento…cavolo, mi sa che ha ingoiato la forchetta!” Sciplini stava rischiando il soffocamento; tutti gli appuntati si avvicinarono disperati. “Aspetti provo io commissario, provo con un cucchiaio…ops, mi sa che ha ingioiato anche quello…” “aspetti provo io con questo coltello…ops…mi sa…” “aspetti provo io con questa ventosa che di solito uso per sbloccare la tazza del cesso…” “basta – irruppe Ralph – faccio io con questa calamita. Ecco, venga qui Sciplini, aspetti, non funziona…ecco sta tirando su qualcosa…un cric?!? Sciplini perché ha ingioiato un cric?!?! Ecco, aspetti, che sto tirando…a…un pace maker… Sciplini, me le dica questa cose!!!…forse se avvicino un po’… ops …credo che abbia ingoiato anche la calamita…”; “sono posate di plastica” disse con voce flebile il povero Sciplini. In quel momento di nuovo…iiiiii…boooommm…era partito un altro proiettile dalla pistola di Batman. Il colpo attraversò le sbarre del cancello del giardino e, attratto dalla calamita nel corpo di Sciplini, iniziò a rincorrerlo ovunque. Il malcapitato appuntato scappò via e inseguito dalla pallottola fece 12 volte il giro del quartiere di San Giovanni, vomitando un pezzo di posata di plastica per ogni giro. Alla fine la pallottola si fermò a prendere una granita e Sciplini finì attaccato per lo stomaco ad un lampione della luce.
Anche questo tentativo era fallito. Ralph capì che non aveva altra scelta. In mutande e impermeabile, mostrando agli astanti il suo unico profilo sano, salì in piedi su una bidet abbandonato vicino la spazzatura e proclamò fiero ai suoi agenti: “ci parlerò a quattrocchi con Batman, e lo farò desistere dai suoi intenti suicidi!” “Che coraggio” “che eroe” “che faccia di merda” “che mutande del cazzo”: l’ammirazione era diffusa tra tutti gli agenti. Ralph entrò nel giardino e si trovò faccia a faccia con Batman. “O Dioooo, ma cosa è!?!? Bifaccia!?!? ma che mutande ha?!?! e puzza pure di cane!!!”. Batman trasalì terrorizzato…e in quel momento gli si fermò il singhiozzo. “Evviva, sono guarito; serviva uno spavento, come avevo fatto a non pensarci prima!?!?”. Batman correva gioioso nel giardino sparando pallottole in aria e uccidendo chi capitava, mentre Ralph osservava la scena immobile. “Scusi Batman…si fermi. Ok che lei è un eroe e avrà avuto i suoi motivi, ma mi spiega che è successo? E se poi la smette di uccidere le persone comunque sarebbe meglio”. “Ma nulla commissario, ero ad una festa di carnevale due anni fa. Ho bevuto un po’ troppo, soprattutto un casino di spritz, e mi è venuto il singhiozzo. Sa, succede spesso. Non mi passava, e mi sono ripromesso che avrei aspettato di guarire senza innervosirmi. Son passati due anni e a due anni e un giorno mi sono rotto i coglioni di saltellare ogni 30 secondi e ho deciso di uccidermi. Ed ora eccomi qua, guarito. Adesso mi arresterà vero?” “… ma no, su, dopo tutto, sono ragazzate e poi la città è in debito eterno con lei!”… Ralph girò le spalle e andò via, lasciando Batman in giardino commosso. Il supereroe iniziò a piangere e cominciò di nuovo a singhiozzare, prima piano, fin quando gli partì un ultimo terribile singhiozzo: iiiiiiiiii…Batman saltò in aria e tirò una craniata terrificante all’unico ramo sporgente dell’unico albero presente in giardino. La sua testa esplose in mille pezzi. “Noooooooo!!!” strillò Ralph, che si lanciò disperato ai piedi del corpo ormai senza vita di Batman; gli spasmi che vedeva erano solo gli ultimi singhiozzi.
Ralph triste come non mai lasciò il luogo della tragedia, salì in auto e si avviò verso casa. Fece le scale caricandosi sulle spalle tutto il suo guardaroba stirato ed entrò nel suo appartamento. “Ralphuccio – la voce, come ogni sera, proveniva dal quadro della madre – ma che hai combinato al viso? Dai, vieni qui che te lo dice il quadro della mamma che devi fare. E poi ancora i panni a stirare in lavanderia porti?!? Ancora non hai la donna?!?! Quella della lavanderia proprio non ti piace?!? Dai fammiti vedere con il tuo vestito preferito, su indossalo! Ecco, guarda come sei bello gioia di mamma”. Ralph aveva indossato il suo costume da Robin. Posò la pistola, prese il quadro della madre tra le braccia, e andò tristemente a pulirsi la faccia.

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