L’estate sta premiando

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Quest’anno tra le opere segnalate al Premio Italo Calvino ci sono ben 3 romanzi realizzati nel laboratorio di terzo livello di narrativa di scuola Omero: Per cose così di Sergio Compagnucci, Non respirare di Elisabetta Pastore e Papito di Marco Rinaldi
Il primo sorso affascina, il secondo Strega!

L’estate è la stagione dei premi letterari e quest’anno inizia con la solita polemica ma anche con dolci soddisfazioni omeriche. Cominciamo dalla polemica per fare un po’ di cronaca e lasciare che il dolce faccia da dessert come si deve.

Ogni anno in questo periodo si discute sul premio Strega. Tutti i lettori di libri sanno di cosa si tratta: è un trofeo che viene assegnato al romanzo più bello dell’anno. Ha il nome di un liquore che ricorda gli spot di Carosello negli anni ’60 e in effetti è stato sponsorizzato fin dal 1947 da Guido Alberti, che del liquore era il produttore (vi ricordate lo slogan: “Il primo sorso affascina, il secondo Strega”?). Questo ce lo rende simpatico, un po’ come accade per il premio Nonino, organizzato dai produttori (anzi dalle produttrici) della grappa che porta lo stesso nome. Anche il meccanismo del premio è singolare: è assegnato ogni anno a un libro di narrativa pubblicato tra il 1° aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso. I votanti sono gli Amici della domenica, un corpo elettorale di “quattrocento uomini e donne di cultura”, come li definiscono gli organizzatori del premio. I libri in gara, ognuno presentato da due Amici, sono sottoposti al vaglio della giuria in due successive votazioni. Si scelgono prima dodici semifinalisti, poi la cinquina dei finalisti, infine viene decretato il vincitore. Quindi partono subito le polemiche. Nel 2012 ci fu quella feroce che coinvolse uno degli scrittori italiani ai quali siamo più legati, Gianrico Carofiglio, che ha frequentato i laboratori della scuola Omero: veniva rimproverato di non essere uno scrittore all’altezza della classifica finale che lo vedeva terzo. Se ne parlò per qualche tempo, poi tutto finì come doveva essere: nel silenzio. Quest’anno, non si sa ancora chi vincerà ma la polemica è già viva: Antonio Scurati è accusato di aver plagiato se stesso, insomma di essersi abbondantemente citato utilizzando ampie parti di un romanzo precedente.
Quello che conta alla fine è che la vittoria al premio Strega fa vendere tante copie. Infatti se lo accaparrano generalmente i gruppi editoriali più importanti. In maniera schiacciante: negli ultimi venti anni sono state premiate solo opere pubblicate da Mondadori, Einaudi (cioè ancora Mondadori), Rizzoli, Bompiani (cioè ancora Rizzoli), Feltrinelli e Garzanti (una sola volta con un romanzo di Claudio Magris). Si potrebbe anche dire che è inutile scomodare “quattrocento uomini e donne di cultura” per far vincere sedici volte su venti la coppia Mondadori-Rizzoli: l’idea che le case editrici “grandi” pubblichino i romanzi più belli può sorgere anche nel cervello meno colto di quelli che non hanno mai letto nemmeno un romanzo. Ma non seguiamo il carretto delle polemiche letterarie, che si inerpica sempre sulla sua strada breve, lenta e tortuosa. Poi tra i cinque finalisti c’è Francesco Piccolo, che è stato uno dei nostri docenti, quindi aspettiamo di vedere la premiazione e di seguire altre discussioni.

La prima a sinistra è la nostra Simona Baldelli tra gli esordienti premiati dal Calvino

E veniamo al dolce. Come ogni anno arriva in questo periodo la proclamazione dei finalisti e dei segnalati nel miglior concorso per scrittori esordienti in Italia, ormai giunto alla ventisettesima edizione: il Premio Italo Calvino. Quest’anno tra le opere segnalate ci sono ben tre romanzi realizzati nel laboratorio di terzo livello di narrativa di scuola Omero. Opere che abbiamo seguito con trepidazione, facendo il tifo per gli autori e cercando per quanto possibile di renderle migliori senza rovinarle. Si tratta di Per cose così di Sergio Compagnucci, Non respirare di Elisabetta Pastore e Papito di Marco Rinaldi. Bravi tutti e tre. In effetti, per quanto ci riguarda possiamo dire che il Premio Calvino è una competizione che premia il merito. Centinaia di aspiranti autori inviano il proprio manoscritto (quest’anno sono stati circa 800), un efficiente gruppo di lettori legge e seleziona le opere, quindi vengono scelti i finalisti e i segnalati. Negli ultimi anni gli allievi omerici che sono entrati tra i prescelti sono stati diversi, e poi sono stati pubblicati, da Tea Ranno (edita da e/o) a Alessandra Dragone (Baldini, Castoldi e Dalai), da Fabio Napoli (Del Vecchio) a Simona Baldelli (Giunti), ecc. E la cosa bella è che, poiché noi non siamo proprio in grado di raccomandare nessuno, il gioco si svolge del tutto regolarmente: se un allievo della scuola Omero finisce in finale, non è certo merito di qualche nostro intervento, è solo bravura dell’autore.

Quindi a morte lo Strega e viva il Calvino? Non è poi così semplice l’esistenza dei letterati! Pensate che proprio Francesco Piccolo, uno dei possibili vincitori di questa edizione dello Strega (è già partita la discussione sui vincitori “annunciati”), con il suo Diario di uno scrittore senza talento fu finalista al Premio Italo Calvino nel 1993. Come a dire che tutto torna.

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