Condividi su facebook
Condividi su twitter

La voce

di

Data

– Giorgio… Giorgio… Giorgio… Quella voce che chiama il suo nome lo fa destare di soprassalto, nel cuore della notte. E’ una strana voce, metallica, adenoidale, che non conosce.

– Giorgio… Giorgio… Giorgio…
Quella voce che chiama il suo nome lo fa destare di soprassalto, nel cuore della notte. E’ una strana voce, metallica, adenoidale, che non conosce. Si siede sul letto e cerca di capire da dove arriva. Gli sembra da fuori. Va alla finestra. La apre. La strada è deserta. Non c’è anima viva. Ma quella voce…
– Giorgio… Giorgio… Giorgio…
Esce dalla camera e inizia a controllare ovunque. Si affaccia da ogni finestra. Guarda bene la strada da ogni angolazione. Guarda ogni singolo balcone di ogni palazzo davanti e affianco al suo. Guarda dentro casa, in tutte le stanze. E poi sul pianerottolo, dentro l’ascensore, per le scale, negli altri piani. Guarda bene, accuratamente. Ma nulla. Non una sagoma. Non un’ombra. Intanto la voce gli si è fatta molto più vicina, così vicina che ora ha la netta sensazione di avercela proprio piantata dentro il cervello, infilata nei timpani. E lì martella, sempre più forte, esasperante, ininterrotta.
– Giorgiogiorgiogiorgiogiorgiogiorgiogiorgio…
Con le mani premute sulle orecchie risale le scale e rientra in casa. Per un momento pensa, spera, di trovarsi in un incubo, ma il dolore che gli procura lo schiaffo che si dà sul viso sbriciola all’istante la sua esile speranza. Va a sedersi a terra in un angolo del soggiorno, come un bambino, con le gambe raccolte al petto e la schiena contro la parete.
– Giorgiogiorgiogiorgiogiorgiogiorgio…
Sente la testa scoppiargli, la paura spezzargli il respiro.
– Ma da dove vieni! Chi sei! Che vuoi da me! – urla. Ma la voce non dà nessuna risposta, nessuna spiegazione. Continua soltanto, ossessionante, a gridare il suo nome.
Preda ormai della disperazione più nera, inizia a sbattere la parte posteriore della nuca sul muro. Testate fortissime, e ne bastano poche perché il sangue cominci a sprizzare fuori. Continua per minuti, e ancora, fino a quando non crolla a terra, in fin di vita, in un’enorme pozza di sangue. Ed è lì, proprio in quel momento, a pochi respiri dalla morte, che le sue labbra si tendono in un grande sorriso liberatorio: la voce, finalmente, è svanita.
A ritrovarlo il mattino seguente è la sua domestica. Lo vede appena entra in casa, e per l’orrore quasi cade a terra svenuta. Riesce tuttavia a restare lucida e a correre verso il telefono per avvisare la polizia. Ha appena alzato la cornetta, quando ecco, che dall’interno dell’apparecchio, sente arrivare una voce. Una strana voce, metallica, adenoidale, che non conosce, e che chiama il suo nome.
– Caterina…Caterina…

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'