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Allora accade

di

Data

Sarà accaduto a tanti tra quelli che amano scrivere, una volta almeno nella vita, di distogliere lo sguardo dall’orizzonte e appendere la penna al chiodo. Per un giorno, per un mese, per un anno, pensando ‘adesso è per sempre’. Cosa occorre per ricominciare?

Cos’è quell’indecifrabile cosa che ti viene nello stomaco quando provi a scrivere parole che non escono nel modo che vorresti,  che se poi le rileggi ti sembrano rivoli di catrame su una pietra bianca?

Si chiama VUOTO.

Il vuoto di una scatola che quando c’è aria dentro pesa meno di una piuma. Il vuoto di una casa, che se chiami e nessuno risponde, significa che nessuno verrà ad aprirti. Il vuoto delle bottiglie di acqua minerale, dopo che l’acqua l’hai bevuta già da giorni.

Allora accade che le cose dette sembrano colmare il dicibile, e ogni altro tentativo di descrizione pare un vano consumo di quelle energie che faresti meglio a conservare per qualcosa di più concreto, di più produttivo, di più quotidiano.

Allora accade che ti invade la fiacchezza. Fisica, mentale.

Scrivere è inutile, ti dici. Non serve a nessuno. Non giova a nulla. Tu non servi. Siete in troppi. C’è altra gente per questo.

Non hai voglia più di leggere, non hai voglia più di ascoltare, ne di guardare, ne di riflettere.

Pensare non è necessario. Non cambia niente.

Allora accade che ti fermi e cancelli dieci anni di vita. Quegli anni in cui ti svegliavi al mattino perché avevi da guardare qualcosa, che poi avresti scritto, in un modo o nell’altro. Quegli anni in cui il pensiero che potesse esistere una forma di eternità come la scrittura, ti consolava l’umore.

Allora accade che inizi ad accartocciarti, a diventare piccola, insulsa, meccanica. Un vegetale.

Ti cibi del necessario per nutrirti, dormi per riposare il corpo, provi a conservare quello straccio di lavoro che hai, stai con le persone, qualche volta, per non sembrare una folle.

Allora accade che guardi il cielo, e la luna ti sembra un inutile cerchio giallo.

Ti siedi al tavolino di un bar, e stai lì solo per aspettare il caffè, perché il resto è rutinario contorno.

Dai un’occhiata al giornale, e l’unico sentimento che provi è rassegnazione.

Allora accade che ti viene il terrore di diventare come loro, quelli in prima pagina sui quotidiani: sorda, cieca, avida, finta. Ma sai che non accadrà.

Allora accade, che per il caso o per il fato, una sera, decidi di andare a vedere un film al cinema. Uno di quelli che raccontano il presente, e mentre lo guardi pensi che quello è il presente di tanti. E inizi di nuovo a pensare che è bello poterlo raccontare.

Allora accade che cominci a sentirti come le donne della storia che hai appena visto. Un po’ fortunata ed emozionata. Un po’ ‘in grazia di Dio’. Perché non è colpa tua tutto ciò che accade. Perché forse non dipende da te ciò che non accade. Perché qualcosa ogni tanto possiamo ancora farla accadere.

Allora accade che ti riviene voglia di scrivere.

E qualcosa

riaccade.

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