Condividi su facebook
Condividi su twitter

Un sobrio congedo

di

Data

Era ormai tutta la mattina che, sdraiato nel letto, fissavo il vuoto. Non un muscolo si era mosso e il cuore mi risuonava torbido nel petto. Poi di all’improvviso mi misi a sedere; ogni cosa era stata decisa, era stato definito ogni minimo dettaglio.

Era ormai tutta la mattina che, sdraiato nel letto, fissavo il vuoto. Non un muscolo si era mosso e il cuore mi risuonava torbido nel petto. Poi di all’improvviso mi misi a sedere; ogni cosa era stata decisa, era stato definito ogni minimo dettaglio. Gettai un ultimo lungo sguardo fuori dalla finestra: sì, il mondo sarebbe andato avanti comunque. Mi concessi con malinconico diletto un’ultima divagazione: le esistenze sono lampeggiamenti effimeri, manifestazioni momentanee che durano per un momento. Poi mi alzai in piedi e mi accinsi a compiere ciò che andava compiuto. Ripetei allora a me stesso il messaggio che volevo lasciare. Non lo volevo troppo struggente; piuttosto desideravo trasparisse una certa superiorità morale, la figura nobile di un uomo che elegge un universo “altro”, che rinnega il clamore sciabordante di questo osceno mondo: perché io quel giorno mi cancellavo da facebook.

Mi avvicinai al pc e mi misi a sedere. Prima di postare il mio messaggio di congedo, osservai quel mulinare immondo di condivisioni e “mi piace”. Eccoli lì, tutti nel calderone, tutti abbietti narcisisti che si affrettano a postare selfies, commentatori della loro misera quotidianità, lanciatori di messaggi-esca, opinionisti politici de sto cazzo. Io lascio voi al vostro ributtante formicolare. Scrissi dunque:

“Amici amatissimi, oggi ho deciso di prendere congedo da questa esistenza virtuale. Lo so, molti di voi si interrogheranno sulle ragioni di questo estremo gesto. Posso comprendere lo sconforto in cui vi getto. Per questo io vi dico: non siate in pena per me, ma gioite di questo mio nuovo inizio, certi che un giorno ci ritroveremo tutti fuori da facebook. Nell’affrontare il futuro, sappiate che quando albergherà la pena nei vostri cuori io sarò con voi, per sempre. Addio, addio.”

Subito dopo postai anche un video di me che salutavo. Il tutto mi parve sufficientemente sobrio ed elegante e soprattutto all’altezza del livello intellettivo dei miei contatti. Dopodiché passai narcisisticamente la giornata a guardare i miei amici implorarmi di rimanere.

La prima fu Sabrina. Lo sapevo che si sarebbe affrettata a commentare. Mise una faccina triste e scrisse “Nuuuuu…”. Ecco, questo “nuuu…” mi stava decisamente sulle palle. In bocca a Sabrina poi acquisiva un che di artificioso. Lei era la classica ragazza della sinistra romana con i soldi, che la sera, invece di guardare la tv, si interroga pensosa su libertà e autodeterminazione dei popoli. “Nuuu…” invece era una esclamazione da Porta Furba Quadraro, da mercato di Viale Spartaco, da curva de la Roma. Era un evidente segnale che la ragazza si sforzava di cogliere gli umori del popolo combattente, acquisendone lessico, mimica e destino rivoluzionario. La degnai di una faccina triste in risposta. Tiè stronza, ma chi li vuole più vedere i tuoi post di “se non ora quando”, gli articoli di Barbara Spinelli, le cazzo di canzoni di De Andrè postate manco fosse “Il Verbo”.

Passò un po’ di tempo e apparve un commento di mia sorella. Come sempre, la sua sottile perfidia era di livello superiore: “con questo non eviterai i fantasmi che ti opprimono”, scrisse. Io e lei sapevamo bene che non c’era alcun fantasma ad opprimermi, ma quale migliore occasione per lei per dileggiarmi in pubblico facendomi passare per psicopatico di fronte a tutti? Le misi un mi piace per farle capire che avevo capito. E quando quell’altra cretina di Francesca si affrettò a scrivere allarmata “Perché che ti succede???? mia sorella, simulando partecipazione, le mise un mi piace, rinforzando così la credibilità di quanto aveva postato prima, e obbligandomi a risponderle.

Mi piacque allora replicare con tono di sofferto distacco: “Nulla, cara amica mia”, risposi.

Una sola parola in più avrebbe rovinato tutto. Al contrario risponderle “Nulla, cara amica mia” mi poneva nella nobile cerchia di coloro che sopportano senza lamentarsi, di coloro che affrontano accorati il duro mondo a capo chino, una umile matita nelle mani di Dio, Madre Teresa secondo Zuckerberg.

Di conseguenza non tardarono ad arrivare un altro paio di commenti. Si trattava di Oriana e Marcello. Costoro si erano da tempo meritati l’onore di non essere più visibili tra le Notizie. Ogni loro post non veniva più visualizzato. Rientravano nella schiera di quelli che ogni mattina aggiornano lo status con frasi come: “Buongiorno Mondo!” oppure “Colazione con i Pan di Stelle!” oppure “Buona giornata apine operose!” e poi passano la mattinata a postare frasi di Osho sul senso della vita, storielle zen, proverbi cinesi e foto di alberi di ciliegio giapponesi. Esclusi dalla mia vista al quarto post. Un’altra mattina di apine operose e mi aprivo la gola con i cocci della scodella del latte.

Subito dopo commentò Salvatore: “Amore, capisco perfettamente quello che provi, ti sono vicino”. Salvatore una volta aveva postato un video di lui in mutande che imitava Lady Gaga. La consapevolezza di questa nostra improvvisa prossimità emotiva, lo ammetto, mi turbò un pochino.

Poi all’improvviso il flusso cessò. Rimasi ancora qualche minuto a guardare lo schermo ma non accadeva nulla. Facebook funziona così, i commenti arrivano ad ondate. Decisi quindi di andarmi a preparare un panino e ingannare l’attesa mangiando. L’idea era raccogliere quanti più messaggi di supplica possibili e poi ad un certo punto, nel silenzio, sparire di scena verso sera con una disconnessione sul più bello. Già immaginavo i miei amici che si accorgevano all’improvviso che io, io, non ero più online. Pregustavo il loro sgomento, i loro occhi smarriti. Probabilmente qualcuno avrebbe aperto su twitter un #tornadanoi seguito poi da migliaia di follower, poi un video dei miei amici che mi chiedevano di tornare sarebbe stato caricato su youtube e avrebbe ottenuto milioni di visualizzazioni, i giornali se ne sarebbero accorti, finalmente Repubblica avrebbe pubblicato uno di quei fantastici articoli intitolati “Il popolo della rete si commuove perché Nicola si è disconnesso”, a cui avrebbe fatto seguito “Il popolo della rete si interroga sul perché Nicola si è disconnesso”, a cui avrebbe ancora fatto seguito “Il popolo della rete si indigna perché gli amici di facebook di Nicola l’hanno fatto disconnettere”.

Mentre masticavo il mio panino davanti allo schermo apparve l’iconcina rossa di un nuovo commento, anzi due iconcine, anzi tre. Cliccai per guardare. Erano tre “mi piace” di Angela, Francesco e Fabrizio.

Vabbè… tre mi piace. Che poi sti mi piace messi a cazzo mica li capisco.

Aspettai ancora. Apparvero altre tre notifiche: Aldo, Alessandro e Massimiliano. Sempre tre mi piace. Poi ancora Emanuela, Chiara, Serena, Nora, Antonio. Tutti mi piace. Un minuto dopo misero mi piace anche Angela, Edoardo, Marco, Lucia e Luigi.

Che fastidio! Il mi piace messo per lavarsi la coscienza! Io dico: scrivetele due parole, pezzi di imbecilli!

Mentre me ne stavo col panino a mezz’aria e la faccia sdegnata, apparvero altri otto mi piace.

A quel punto allontanai di scatto la sedia dallo schermo. Altri cinque mi piace, altri due, altri sette.

Chiusi lo schermo del portatile di scatto e mi alzai. Uscii proprio dalla stanza e andai in cucina a finire il panino. Ero nervoso.

Mezz’ora dopo riaprii il pc. Cinquantadue notifiche. Erano tutti “mi piace”. Riabbassai lo schermo come se avessi aperto una cesta di aspidi.

Non trovavo pace e decisi di uscire. Mi feci una passeggiata lì intorno e passai al supermercato. Rientrai un paio di orette dopo e mi avvicinai al pc, ma non ebbi il coraggio di ricontrollare facebook. Misi a posto la spesa, bevvi un bicchiere d’acqua, e infine mi sedetti. C’erano centoquarantacinque notifiche. Le scorsi tutte: erano tutti “mi piace”. A quei bastardi piaceva che io mi disconnettessi!

Passai le tre ore successive, mentre fuori faceva buio e l’ora di cena era abbondantemente superata a guardare le mie notifiche che si aggiornavano di continuo. A fine serata avevo collezionato 372 mi piace. I miei contatti totali erano 380 ma includevano i sei commentatori del mattino più due miei falsi profili a cui avevo chiesto e concesso l’amicizia ai tempi in cui giocavo a Farmville e mi regalavo il grano e le zucchine da solo.

In poche parole tutti i miei contatti avevano esultato alla notizia che io mi levavo di mezzo.

FaceBook Like Button by GlockStore

Mi vidi lì, con gli occhi sbarrati a guardare lo schermo che illuminava la stanza buia; facevo pena. Con un sordo gemito, tirai su col naso e mi misi a sedere dritto, recuperando un po’ di contegno. “Lo spettacolo deve continuare”, mi dissi con dignità, risistemando pateticamente il mio immaginario trucco da pagliaccio triste a beneficio di un altrettanto immaginario pubblico che osservava me fronteggiare eroicamente quell’incommensurabile tradimento.

Andai allora alle “impostazioni account” e selezionai “disconnetti profilo”. Mi apparve la struggente pagina di addio; prima di lasciarti andare, facebook ti mostra i volti di tutti i tuoi amici con su scritto: “Chiara sentirà la tua mancanza”, “Davide sentirà la tua mancanza”, “Luisa sentirà la tua mancanza”. Eccoli lì i congiurati, eccoli lì, tutti in fila: trecentosettandadue pugnalate mi avevano dato, quel giorno. Mi avvicinai col mouse tremante al pulsante della disconnessione: eccoli lì, i miei amici.

Ma all’improvviso mi fermai. Aprii google col cuore in gola e mi misi a cercare spasmodicamente. Dopo una ventina di minuti avevo per le mani quello che cercavo. Tornai a facebook, caricai l’immagine e prima di postarla passai i quaranta minuti successivi a taggare minuziosamente uno per uno tutti i congiurati. Su alcuni mi sorpresi ad infierire con tag molteplici, tanta era la foga che avevo in corpo. Poi, a lavoro ultimato, cliccai sul pulsante di invio. Tutti erano stati taggati, dunque l’immagine postata da me sarebbe comparsa su tutte le loro bacheche. Era un bellissimo cartello giallo con una elegante scritta nera e recitava:

“Keep calm e tieni presente che sei una grandissima testa di cazzo”.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'