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Il coraggio dello scrittore

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In questo articolo si chiede allo scrittore di non entrare nel nostro centro di benessere cerebrale soltanto per darci momenti di raffinato piacere ma, dato che c’è, di farci sentire la sua sapienza morale.
Topo di laboratorio

Negli anni ’50 alcuni fisiologi hanno individuato nell’ encefalo di piccoli animali una zona che, se stimolata elettricamente, produce piacere. Immediatamente ci hanno ficcato un elettrodo collegato ad una leva e hanno sadicamente constatato che il topo non faceva altro nella sua vita che insistere su di essa fino allo sfinimento muscolare. Questa povera bestia in pratica conosceva e perseguiva un solo piacere, come tante persone che conosco io. In realtà il piacere è qualcosa di molto più complesso, me lo immagino come una grande casa, appunto una “casa del piacere”, che ha tante porte. Ha innanzitutto dei portoni, trafficati da tutti quotidianamente, ben visibili e dozzinali, ci sono poi porte più nascoste, difficili da raggiungere e dall’ architettura raffinata, sono convinto che ne esistano alcune che non sono state mai aperte da nessuno, magari trovarle e frequentarle. Comunque il piacere della lettura si trova dietro una di queste porte, raggiungibile dopo aver salito molte rampe di scale, che oggi non molti vogliono affrontare. Ma sempre di un solo tipo di piacere si tratta, anche se apparentemente variegato. Avvezzi a godere del bello della pagina corriamo il rischio di fare come il topo con l’elettrodo in testa e la leva a disposizione, isolandoci dal resto del mondo circondati da libri. Da lettore ringrazio, anche remunerandolo, il bravo scrittore per accompagnarmi dentro le mie stanze, ma voglio chiedergli qualcosa di più. Se è necessario un sovrapprezzo basta dirlo. Dal momento che si trova dentro di me a spruzzare qua e là endorfine a cavallo del mio ippocampo perché non mi aiuta a scassare qualcosa che non va bene? Vorrei che qualche volta quello che leggo mi mettesse in crisi, mi facesse riflettere a lungo e dormire con difficoltà. Giuro di non prendere il Valium, sono disposto a mettere in discussione la mia vita e a litigare, mi aiuterete a raggiungere nuove porte, ad affacciarmi per guardare gli altri e sorridergli, per poi uscire e aiutarli. Lo trovate un compito gravoso? Il bravo scrittore ha uno strumento formidabile nelle sue mani, non abbia soltanto il proposito di divertire ma anche quello di donare nello stesso tempo un contenuto che possa portare ad un miglioramento individuale e generale. Non rinunci alla morale, ne faccia un elemento imprescindibile dell’arte, non sempre lo è, e se ne è sprovvisto si attrezzi per procurarsela. Io confido molto in lui.  La società intera è avvolta dalla melma delle solite idee e non è disposta ad uscirne, però può essere ingannata attraverso la bellezza, come il gatto di mia nonna che prendeva la pillola dentro un pezzo di formaggio. In pratica la bellezza come un Cavallo di Troia o un trojan virus. Anche se arriveranno poi gli atteggiamenti di rifiuto, che daranno la possibilità allo scrittore di rafforzarsi e di mettersi in discussione lui stesso. Su chi altri possiamo contare per rimettere in moto tutto quanto? Ne avrete il coraggio?

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