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Una performance dal valore massimo

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Ieri è morto mio padre. Stavamo bevendo whisky sul nostro yacht altamente performante, 38 metri di pura vetroresina lanciati a oltre 28 nodi, scafo realizzato a mano e rinforzato da una matrice di telai e serrette maggiorate a sezione quadrata, lui con in mano un Macallan Fine & Rare del ’26 da trentamila euro a bottiglia, io un Glenfiddich del ’37 da quindicimila, o forse era un Johnny Walker 1805, vallo a capire con tutta quella Coca-Cola.

Ieri è morto mio padre. Stavamo bevendo whisky sul nostro yacht altamente performante, 38 metri di pura vetroresina lanciati a oltre 28 nodi, scafo realizzato a mano e rinforzato da una matrice di telai e serrette maggiorate a sezione quadrata, lui con in mano un Macallan Fine & Rare del ’26 da trentamila euro a bottiglia, io un Glenfiddich del ’37 da quindicimila, o forse era un Johnny Walker 1805, vallo a capire con tutta quella Coca-Cola.
Dopo un minuto che mi fissa, mio padre posa il bicchiere e dice:
― Come hai detto che ti chiami?
Poi lo vedo barcollare fino a poppa, raggiungibile da comodi camminamenti dal design fluido, rappresentando il più alto concetto di comfort. Prima di tuffarsi mi guarda, mi scruta un’ultima volta, e non so se dirgli qualcosa o farmi un altro whisky.
In un contesto dalla forte personalità, il mare solcato da due motori diesel a 12 valvole, d’un tratto vedo un uomo galleggiare immobile con la bocca spalancata, le braccia piegate in modo innaturale, rigido come un manichino dell’Esselunga.
Provo il Macallan del ’26 con un po’ di Coca-Cola e dico a mia madre di avvertire il maggiordomo perché papà non sta bene. Mia madre sbuffa, si scola un Martini, poi si volta verso mia sorella e le dice di chiamare Roberto. Mia sorella mi guarda scocciata dal suo prendisole.
― Chiamalo tu ― dice ― non vedi che sto eliminando i segni del costume?
― Va bene, ma solo perché domani è il tuo compleanno.
A proposito, domani è il compleanno di Paris e mio padre le ha regalato un bel paio di tette nuove.
Raggiungo Roberto in cucina e gli dico che papà sta annegando. Gli dico di recuperarlo con il tender di servizio, quello con la plancia comandi in radica dagli innovativi sistemi. Roberto si precipita in acqua, e torna dopo qualche minuto trascinando qualcosa che somiglia a mio padre. Non ho mai visto mio padre ridotto così, con la pancia gonfia e la bocca spalancata. Più che mio padre sembra una bambola gonfiabile con la faccia di mio padre. Quelle con un buco al posto della bocca, che se ci fai sesso sembra di scopare un sacchetto Cuki gelo.
― Papà è annegato ― dico a mia madre mentre Roberto fissa mia sorella nuda.
― Toglilo da lì ― dice mia madre ― non vedi che sta bagnando il parquet?
Roberto trascina mio padre in una zona di grande respiro, con un uso rivoluzionario delle superfici.
― Questo rovinerà il mio compleanno ― dice mia sorella toccandosi le tette.
― È domani il tuo compleanno ― dico a Paris.
Devo ammettere che mia sorella è una gran figa. Adesso ha una sesta abbondante. Prima aveva una quinta ma mio padre non sapeva cosa regalarle.
― E poi non è detto che sia morto, potremmo provare a praticargli la respirazione bocca a bocca.
― Che schifo! ― dice mia madre, e fa un cenno a Roberto col bicchiere vuoto.
Roberto va a prendere un altro Martini in cucina, dove si può godere della luce naturale grazie a una esclusiva vetrata. Poi torna da mia madre con la bottiglia e il ghiaccio, prima però passa accanto a Paris e le chiede se gradisce un Martini.
― Hai finito di fissarmi le tette? ― dice mia sorella guardandosi i capezzoli duri.
― Lasciala stare ― faccio a Roberto ― è una ragazzina. Io non facevo così quando mi sono allungato il pene.
― Bugiardo! ― grida mia sorella ― hai passato il giorno del tuo compleanno andando in giro con quel coso tra le mani.
― Non litigate ― interviene mia madre ― o chiamo vostro padre.
― Mamma, papà è morto ― e penso che oggi c’è un sole fantastico.
― Non dire così che mi fai piangere ― dice mia madre ― e mi vengono quelle brutte rughe attorno agli occhi.
Mia sorella si alza sbuffando.
― Siete patetici ― dice ― gliela faccio io la respirazione bocca a bocca.
Paris ha due labbra che farebbero resuscitare un morto. Sono state il suo regalo di compleanno da parte di mamma.
Così si avvicina al cadavere di mio padre e lo bacia. È bello vedere mia sorella e mio padre che si baciano. Mi fa capire che sono fortunato, che vivo in una famiglia unita dove i valori contano, non come alla tv.
Ma per mio padre non c’è nulla da fare. Non ci resta che stringerci attorno alla sua famiglia. Che poi è anche la mia.

Oggi è il compleanno di Paris. Arrivano Brad e Costanza, che sistemiamo nelle cabine dagli ambienti luminosi e le firme prestigiose, con soluzioni hi-tech che non hanno rivali a parità di segmento.
Costanza è una ragazza taciturna con cui parlo raramente, ma con lei sto bene e quando le vengono gli attacchi di panico facciamo sesso violento. È il solo modo per tirarla un po’ su di morale, o almeno così crede il suo analista. Lei mi dice che quando la violento le ricordo suo padre, e questo complimento mi riempie di orgoglio, mi sento apprezzato.
Brad si accomoda accanto a Paris e le mette un braccio attorno ai fianchi.
― Mi dispiace per tuo padre ― dice Brad, mentre lo Yacht ci regala una performance dal valore massimo, sfruttando eliche appositamente tarate per queste condizioni.
― Ti piacciono le mie tette nuove? ― chiede Paris a Brad che tira fuori uno spray fissante per pastelli a cera.
― Questa roba è fantastica ― dice Brad sparandosi lo spray direttamente nella gola ― devi provarla anche tu. Ti appiccica un po’ la bocca ma arriva alla testa in un attimo.
― Che carino questo teschio sulla bomboletta ― dice mia sorella mentre si spruzza lo spray nella gola.
― Non dovresti esagerare Paris ― dico a mia sorella ― almeno bevici su un Martini. Ehi Brad, ti va una tirata di colla?
Costanza fissa un punto nel vuoto, forse è triste per la violazione dei diritti umani di cui parla la tv, o forse ha mal di mare o di nuovo una di quelle maledette crisi d’ansia.
Mentre siamo lì a sballarci arriva Roberto con una torta di dodici piani per festeggiare il compleanno di Paris.
― Che festa pazzesca ― dice Costanza, appena prima di vomitare sulla Poltrona Frau.
― Non preoccuparti Costanza, ti accompagno in bagno ― le dico.
Lasciamo Paris e Brad ed entriamo sottocoperta, che presenta innumerevoli migliorie tecnologiche e di stile. Entrati in bagno Costanza cerca di sorridermi, ma si vede che è un pochino imbarazzata. Aspetto qualche minuto che si riprenda un po’, poi tra noi scatta qualcosa, la prendo con forza e la sbatto contro il lavandino di marmo di Carrara. Lei è come paralizzata. Mi guarda con gli occhi spalancati e sembra che faccia fatica a respirare. Le strappo i vestiti, sotto è piena di lividi. In uno spazio concepito con modernità viviamo momenti fantastici, godendo di una visuale senza paragoni. Quando finisco mi sistemo i pantaloni e vedo che Costanza ha ripreso un po’ di colore.
― Ti è piaciuto? ― le chiedo.
― Belli questi mosaici Bisazza ― fa lei, e vedo mia madre che ci sta guardando immobile nel salone dal grande carisma.
― Mamma ― le dico ― reggerà il governo fino a fine legislatura?
Ma mia madre è troppo sbronza per una riflessione politica. Io vorrei tanto avere un confronto serrato, mi sento pervaso da uno spirito maggioritario, ma dura solo un attimo. Sono improvvisamente annebbiato, stanco, annoiato. Meglio tornare da Paris e Brad. Meglio berci qualcosa.

È stato un weekend fantastico. Da vero sballo. Peccato per mio padre, si sarebbe divertito se non fosse morto. Mia madre ha chiamato un prete per celebrare un funerale privato. È andato a prenderlo Roberto con l’altro tender, quello con la seduta in alcantara. Il prete vuole celebrare una piccola messa in memoria di mio padre, e mi ha chiesto di fare un breve discorso da dedicargli. Io non sono bravo con le parole, ma ho deciso di accettare, se non altro perché mia madre è sbronza e mia sorella sta prendendo ancora un po’ di sole.
Il prete celebra la messa sfruttando un’abitabilità espansa, e rifletto sul modo in cui questa cosa della religione esalti la continuità dei volumi.
È il mio momento. Il prete mi fa un cenno e vengo investito da una spiritualità cosmica. Mi alzo in piedi e mi sputo in una mano, per ravviare un po’ i capelli indeboliti dalla salsedine. Schiarisco la voce e guardo mia madre in piedi di fronte a me, e mia sorella seduta sul prendisole, con indosso una maglietta bagnata che me lo fa diventare duro.
― L’altro ieri è stata una giornata in cui mio padre è morto ― dico ― e sono successe anche altre cose che però non ricordo. Mio padre era uno che non le mandava a dire, di quelli che magari non sembra ma in fondo sanno il fatto loro. Mio padre era un falso magro. Me ne sono accorto quando è morto e Roberto lo ha tirato fuori dall’acqua. Mi ha fatto davvero impressione. Lui lavorava molto, e abbiamo avuto poco tempo per conoscerci. Per parlare. Ma credo fosse mio padre. Una volta l’ho aspettato nel suo ufficio mentre lui era di là con la segretaria. Mio padre era circondato da persone fantastiche. Mio padre mi diceva qualcosa ogni tanto, parole taglienti, ma io tenevo sempre la musica alta, e chissà cosa voleva dirmi. Ma io non penso che le parole siano importanti davvero. Penso che tra un padre e un figlio ci sia molto di più. C’è un gioco di sguardi, cose che possono capire solo un padre e un figlio. Quando l’ho visto galleggiare in acqua ho capito al volo che qualcosa non andava. C’era come un sesto senso tra di noi. E ora che non c’è più è rimasto un vuoto dentro di me. Me lo ha detto anche Costanza in bagno. E Costanza mi conosce più di chiunque altro. Come l’oroscopo. Mio padre leggeva sempre l’oroscopo. Mio padre era gemelli ascendente cancro. Riposa in pace papà.
― Grazie per le tue parole ― dice il prete senza guardarmi. Poi conclude la messa e benedice la bara in cui riposa mio padre.
Mia madre butta giù tutto d’un fiato un altro Martini. Si avvicina a me e mi abbraccia per la prima volta in vita sua.
― Sei un caro ragazzo ― dice guardandomi con gli occhi lucidi ― come hai detto che ti chiami?
Io mi volto verso il mare e penso che sia ora di rientrare. Le gambe mi reggono appena. Resto aggrappato a mia madre perché ho paura di cadere. Mi chiedo se dovrei provare qualcosa. Il prete mi guarda e con la mano disegna una croce nell’aria.
― Che brava persona ― penso tra me ― domani entrerò in seminario.
Ma già non sento più la vocazione. È passata in un attimo, ma giuro, giuro che…

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