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The Beatles rivisited ft Banda Osiris ft Marcorè

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Se avete voglia di uno spettacolo teatrale che scorra veloce e divertente senza un momento di pausa, c’è una cosa che potete fare: andare a vedere Neri Marcorè

Se avete voglia di uno spettacolo teatrale che scorra veloce e divertente senza un momento di pausa, c’è una cosa che potete fare: andare a vedere Neri Marcorè e la Banda Osiris in Beatles Submarine, in scena a Roma al teatro Olimpico fino al prossimo 13 aprile. E non lo dico soltanto perché apprezzo da molti anni l’umorismo musicale della Banda Osiris, sostanzialmente unico in Italia, o perché Neri Marcorè è uno dei più divertenti artisti sulla scena. Lo dico perché avevo qualche pregiudizio da spettatore prevenuto e lo spettacolo me l’ha disintegrato. Io non amo le rivisitazioni dei miti e penso che sia facile cadere nel ridicolo quando si tentano. Un mito è un Mito proprio perché inarrivabile ed è inarrivabile proprio perché è un Mito. Forse James Dean non era un grande attore e forse Jim Morrison non è stato un poeta sublime, immenso musicista e gran bel ragazzo, ma ormai lo sono per sempre. E se ti confronti con loro, rischi di perdere sempre. The Beatles sono un Mito inossidabile, più famosi di Gesù Cristo (diceva John Lennon) e più bravi di Mozart e Beethoven messi insieme (c’è qualcuno che lo pensa).

Si dice che, appoggiandosi sulle spalle dei giganti, si faccia un cammino più facile o più veloce. Ma non è sempre vero. Se si accorgono che vuoi solo sfruttarli, i giganti ci mettono un attimo a farti scivolare rovinosamente dalle loro sommità e farti capitombolare in terra. Quando si tratta di un mito universale e popolare come i Beatles, poi, il rischio è doppio. I cinici saranno autorizzati a pensare che usi i Beatles per richiamare pubblico, per gli appassionati sarai sempre in fondo in fondo un po’ deludente, perché non c’è nessuno come gli originali. Ma poi il rischio maggiore è un triste karaoke con il pubblico che stona a memoria le canzoni amate.

Beatles Submarine supera brillantemente questi rischi. E’ originale e divertente. Marcorè canta bene, recita bene e non imita nessuno; quando regala un momento di celebrità all’assassino di Lennon lo rende grottesco e ridicolo al punto giusto. La Banda Osiris gioca con gli strumenti e le note, arrangia in modo sorprendente le canzoni (una citazione a parte per I am the Walrus, una delle più psichedeliche e stralunate del repertorio Lennon-McCartney) e riesce nel compito più difficile: non fanno le cover dei Beatles ma nemmeno le snaturano, anzi le restituiscono come sono ma un po’ diverse. Con una trovata davvero geniale: una pronuncia inglese scolastica e buffa, ma in qualche modo “giusta”. Scenografia e costumi divertenti. Regia inappuntabile. Pubblico che si chiede sugli applausi finali: ma davvero non mi sono annoiato nemmeno un momento?

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