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La vendetta di un braccio e di una mano

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Lei sta facendo la doccia, quando a lui, sdraiato sul divano in soggiorno, gli si muove di colpo e contro il suo volere il braccio destro. È uno scatto violento, in avanti, che gli solleva la schiena e lo mette a sedere; ma eccone subito un altro, di scatto, che lo mette in piedi;

Lei sta facendo la doccia, quando a lui, sdraiato sul divano in soggiorno, gli si muove di colpo e contro il suo volere il braccio destro. È uno scatto violento, in avanti, che gli solleva la schiena e lo mette a sedere; ma eccone subito un altro, di scatto, che lo mette in piedi; e poi altri ancora, ripetuti, che lo trascinano fino alla scrivania, dove, sempre contro ogni sua volontà, la mano gli si apre, afferra una penna, la poggia su uno dei fogli al centro del tavolo e inizia a scrivere le seguenti, inquietanti parole:
Con le altre non era mai successo, ma da quando ti sei messo con questa puttanella ti sei totalmente dimenticato di noi! È quasi un anno ormai che non ti masturbi più! Ma come hai potuto scordarci così? Questa è la riconoscenza? L’amore che hai per la tua mano e il tuo braccio destro? Coloro grazie ai quali, un pomeriggio di vent’anni fa, non ancora quindicenne, hai conosciuto il piacere fisico! Coloro che ti hanno accompagnato nelle tue prime fantasie erotiche! Coloro che conoscono più di chiunque altro i tuoi desideri più sordidi e perversi! Coloro che quando ne avevi voglia ti hanno sempre detto di sì! Coloro che ti sono rimasti sempre fedeli! Coloro… ma basta! Quello che vogliamo dirti è molto semplice, telegrafico: abbiamo aspettato un anno nella speranza che ti ricordassi di noi, almeno una volta, ma questo non è successo, e ora siamo arrabbiati e… abbiamo molta, molta voglia di vendetta!
L’uomo fa appena in tempo a finire di leggere e a iniziare ad aver paura, che la mano lascia la penna, il braccio gli si ridistende rigido, e con i soliti scatti lo trascina davanti la porta del bagno. È aperta, e lei adesso sta davanti allo specchio, nuda, ad asciugarsi i capelli. Quando lo vede inizia a ridere.
– Tesoro ma che ci fai con quel braccio alzato?
Quella domanda, è l’ultima frase della sua vita. La mano le prende la gola, e inizia a stringere furiosamente.
– Non sono io amore non sono io! – si affretta subito a chiarire lui, gridando e piangendo come un bambino – Oh mio Dio aiuto! Qualcuno mi aiuti per favo…
Il rumore secco dell’osso del collo che le si rompe lo raggela. La mano molla la presa di scatto, e il corpo della ragazza cade a terra molle come gelatina. Lui resta immobile, impietrito, a fissarlo. Pochi secondi però, perché il braccio già l’ha spinto davanti lo specchio, dove la mano, avvicinatasi al vetro ancora appannato dal vapore, senza fretta, con l’indice, scrive:
Ed ora tocca a te, e sappi che quello che fra un attimo ti verrà stretto a morte non sarà il collo!

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