Condividi su facebook
Condividi su twitter

Post-it story

di

Data

Ieri ho ricevuto una promozione per l’ottimo lavoro svolto negli ultimi sei mesi e ho deciso di andare a festeggiare con degli amici. Lo ammetto, ho alzato un po’ il gomito e quando sono tornato a casa non ero del tutto in possesso delle mie facoltà motorie.

Ieri ho ricevuto una promozione per l’ottimo lavoro svolto negli ultimi sei mesi e ho deciso di andare a festeggiare con degli amici. Lo ammetto, ho alzato un po’ il gomito e quando sono tornato a casa non ero del tutto in possesso delle mie facoltà motorie. Ecco spiegato il grosso post-it giallo che questa mattina troneggiava sulla mia fronte: ho aperto gli occhi e ho visto giallo. Mi sono spaventato. Me lo stacco dalla fronte e mettendo a fuoco leggo: “metti in ordine il casino che hai lasciato ieri sera. C’è una ciabatta nella doccia, al mio ritorno deve essere sparita”.
Che palle. E’ sempre esagerata, nemmeno fossi un manichino senza vita. Io le donne non le capisco. Non le capivo prima e ancora meno adesso. Alice, la mia compagna, pretende che tutto sia come lei ha stabilito debba essere, non riesco a farla ragionare, non posso nemmeno pisciare in santa pace perché lei si apposta dietro la porta del bagno e appena esco, entra a controllare che non ci siano schizzi di piscio sulla tavoletta: “ma perché non ti siedi quando fai la pipì? Hai paura di essere meno uomo?”
All’inizio la nostra relazione non era così. Facevamo sesso in ogni angolo della casa, buttando i vestiti dove capitava, rotolandoci per terra e mangiando nel letto. Poi un giorno addio al divertimento.
Tutto è cominciato con un post-it sul cuscino: “amore io sono fuori con Teresa, mi raccomando non fare briciole nel letto. Ti ho lasciato un piattino sul termosifone”. Mi girai e vidi un orrendo piatto pieno di biscotti con tanto di tovaglietta gigante posta sotto a mo’ di salvagente. Eseguire gli ordini o disertare? Provai a ribellarmi. Il giorno dopo, trovai sulla credenza della cucina un altro post-it: “o impari ad usare il piattino nel letto o non comprerò più biscotti. Comprati la colazione”. Con orrore vidi che nella credenza non c’erano biscotti. Ero fottuto.
La nostra relazione prese una piega amara, per non litigare l’accontentavo, eseguivo gli ordini e stavo zitto. Ovviamente alcune cose le facevo a modo mio e quindi discutevamo sul perché io proprio non ci arrivassi a pensare che i piatti, dopo il pranzo, non volano verso la lavastoviglie ma vanno gentilmente accompagnati. Ero un automa ormai, nemmeno riuscivo più a pensare con la mia testa, c’èra il post-it che pensava per me, c’èra lei che governava la mia volontà. Mi ritrovai senza mutande, senza pantaloni puliti. Se lasciavo una cosa in terra Alice ormai non la raccoglieva più, ma ci lasciava sopra un post-it che recitava: “lavami”. Non alzava più un dito per lavarmi i panni, per lavare il mio piatto, per ritrovare le mie ciabatte che finivano sempre sotto il letto, si limitava a scrivere su quei così gialli maledetti: “se cerchi le scarpe sono nel vaso dei fiori”, “lava il tuo piatto se non vuoi che ti serva la cena nelle mani”, “stasera esco, pensa tu alla lavatrice”, “Hanno inventato il secchio per buttare la carta, usalo”.
Raggiunsi il culmine un giorno che tornando a casa  vidi la tavoletta del bagno incollata alla ceramica, un post-it giallo sopra recitava: “vediamo se ti entra in testa che è più educato fare pipì seduti”. Abbassai il coperchio del water, ci attaccai un post-it con su scritto: “vediamoci nei week-end, a casa mia. Paolo.” Mi sbottonai i pantaloni e ci pisciai sopra.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'