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Newroz piroz be! (un’incursione nel capodanno curdo)

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Un piccolo viaggio all’interno del Capodanno Kurdo, a due passi dal Macro Testaccio.
© Livia Fabiani

Se per caso il 21 di marzo siete passati al Campo Boario, accanto alla Città dell’Altra Economia a Roma, vi siete di certo imbattuti in un avvenimento inaspettato: il Capodanno Kurdo. Si chiama Newroz e vuol dire giorno nuovo.

I festeggiamenti iniziano il 20 marzo e si concludono il 22, ma è proprio il giorno della Primavera, alle 23, che scocca il nuovo anno. Rosso, bianco, verde, giallo, la piazza dove si trova il centro socio-culturale Ararat è ricoperta da colori, dai tipici abiti che indossano le donne ai foulard che vengono sventolati animatamente durante le danze, alle bandiere del Kurdistan.

Non solo bandiere kurde ma anche molte che raffigurano Abdullah Öcalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan che, dal 1978, si batte per i diritti del popolo stesso. Odore nell’aria di kebab ed euforia, musica tradizionale, balli e canti. Poco prima delle 23 si raduna al centro della piazza tutta la legna raccolta nei giorni precedenti per il falò che illuminerà i festeggiamenti. Sono le donne le prime ad accendere il fuoco attraverso una lunga stecca.

Capodanno Curdo

La legna brucia velocemente e le lingue di fuoco iniziano a danzare. Non sono le uniche, intorno alla pira si crea un cerchio che si
muove a passo di danza. Ci si tiene per il mignolo e i piedi si devono muovere velocemente ritmando la musica che riecheggia in tutto lo spazio. Si continua così fino a tarda notte, ballo dopo ballo fino a quando i piedi sono stanchi e, anche se con il corpo si è lontani, con il cuore si è vicini al paese natio.

Capodanno Curdo
Capodanno Curdo
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