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Una storia lunga un Tango

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Premiazione del concorso “Una storia lunga un tango”. Le foto della serata, insieme ai testi dei racconti secondo e terzo classificato.

Spazio Orizzonte.

Scrittori, aspiranti scrittori, giornalisti e tangheri, tutti riuniti

per la premiazione di questa prima edizione del concorso

organizzato dalla Scuola Omero in collaborazione con Elettrotangobar.

Di seguito riportiamo i testi dei 3 racconti finalisti.

 

“Assolo di tango” di Chiara Cattozzi (racconto I classificato)

Secondo piano, ascensore. Né portiere, né vicini; dentro, cocktail e amore. Appartamentino arredato da Maple: piano, stuoia e abat-jour. Mentre un telefono squilla, piange un grammofono i tanghi, quelli veri di altri tempi, e il gatto è di porcellana, così non miagolerà d’amore….

© Laura Sabatino

“Carpe Tango” di Hala Sadek (racconto II classificato)

“La tua canzone ha il freddo dell’ultimo incontro. La tua canzone si fa amara nella stanza del ricordo. Io non so se la tua voce è il fiore di una pena, so soltanto che al suono dei tuoi tanghi, Malena, ti sento migliore, migliore di me”.

Ascolto la canzone e resto seduto. Già, migliore di me che me ne sto qui in attesa, cercando quella sicurezza e quella calma che dovrebbe provare colui che io vorrei essere. La musica mi incoraggia, ma non è abbastanza, non posso ancora invitarti a ballare. Mi sento troppo incerto per sorreggerti nel mio abbraccio, vulnerabile e sospesa, guidandoti deciso verso il prossimo passo, ballando col tuo corpo come fosse la parte più bella del mio. Quindi aspetto. Aspetto l’emozione perfetta.

So di non essere il tipo che ha il sacro fuoco di – che so? – di chi scrive poesie, o scala montagne. Eppure quel fuoco comunque arde in me, ma non ha poesie, né montagne. Il mio fuoco si alimenta col tango, quello che mi preparo a ballare con te. Allora saremo estasi e sincronia, un solo equilibrio in due.

La musica si fa più bella. Ecco, potrei finalmente accendermi e divampare. Potrebbe essere ora. Ti guardo e mentalmente misuro il tratto di sala che mi separa da te. Conto i passi e il tempo che mi ci vorrebbe per raggiungerti. Aspetto però che il percorso sia libero. Scosto la sedia, mi alzo, ma mi fermo fingendo una pausa distratta. In realtà prendo tempo per recuperare calma. Voglio ostentare freddezza quando verrò lì a chiederti di ballare.

Ecco, sono pronto. Ma tu non ci sei più, sei sulla pista con un altro, e tanti saluti alla mia calma.

D’accordo, sarà per il prossimo ballo.

Mi siedo e ricomincio a creare lo stato d’animo distaccato con cui di nuovo mi alzerò per invitarti a ballare. Inspiro, espiro, cerco di darmi un contegno da bello e dannato.

Tu sei di nuovo seduta. Io abbasso lo sguardo a terra fissando il vuoto, come fossi perso in chissà quali pensieri. In realtà ti guardo i piedi, dall’orlo dei pantaloni intravedo le tue caviglie. Sì, potrei accendermi e divampare, il nostro tango potrebbe essere ora.

Mi preparo. Ma questa musica sa di pericolo, potrei emozionarmi e perdermi, non distinguere più i confini del lecito. O peggio potrei inciampare, pestarti le dita, rendermi ridicolo. Ora no, sono troppo agitato, aspetterò il prossimo ballo.

Incrociando il tuo sguardo vi leggo un appena percettibile sorriso, sembra un discreto e silenzioso invito. Tu vuoi ballare con me? Davvero?

No, sicuramente ho capito male, magari non guardavi proprio me, o forse quello non era un sorriso, forse ho qualcosa di buffo, o forse sorridevi per un tuo pensiero. Per sicurezza aspetterò un nuovo segnale, aspetterò il prossimo tango. O la prossima vita.

Motivazione della giuria

Il racconto “Carpe Tango” di Hala Sadek è stato scelto perché riesce a narrare con ottima capacità espositiva i tempi incerti ed emozionanti che trascorrono prima che il protagonista trovi il tempo giusto e il coraggio di invitare una donna a ballare il tango. Il tempo allora si dilata, e anche lo spazio della pista da ballo. Il testo vive molto bene la tensione del prima, i piccoli dettagli che pian piano accendono la passione, come le caviglie di lei intraviste dall’orlo dei pantaloni. Così che quando il racconto arriva a sfiorare l’attimo dell’invito, il personaggio ormai sovraccarico di idee e di emozioni decide che il tempo è passato. Sarà per un’altra volta. Ma ormai il tango e la sua atmosfera sono già stati raccontati e li abbiamo vissuti intensamente.

© Laura Sabatino

“Malena” di Filippo Agostini (racconto III classificato)

La tua canzone ha il freddo dell’ultimo incontro, la tua canzone si fa amara nella stanza del ricordo. Io non so se la tua voce è il fiore di una pena, so soltanto che al suono dei tuoi tanghi, Malena, ti sento migliore, migliore di me.

Di me che sto davanti alla Perla del Caminito a suonare il mio vecchio bandoneòn con le mani tremanti e la barba lunga di giorni e sento da fuori la tua voce come nessuna, che ha la stessa pena del mio strumento triste.

Abbiamo camminato a lungo vicini, Malena, nella Boca che era il nostro cielo e la nostra dannazione. Ti ho vista crescere, Malena dagli occhi tristi e dai passi sulle erbacce che spuntavano dai rottami e dalla terra.

La tua voce si spezzava quando cantava il tango, mentre io suonavo il bandoneòn, attento al tuo sguardo che non si posava mai su nessuno che non fosse stato Esteban.

La tua canzone ha il freddo dell’ultimo incontro, del vostro ultimo incontro.

La sento ancora adesso che seduto sui gradini del Caminito rivedo la nostra infanzia nelle parole del tuo tango, tu regina dei vicoli con voce di allodola e profumo di giovane donna.

Suono piano e sento la tua voce sfilare dal Bar e entrare nel mio bandoneòn triste che apro e chiudo a scacciare la malinconia che mi invade come alcool e fuoco nello stomaco bruciato d’amore e di pena.

Ti sento dalla voce, Malena, sei migliore, migliore di me. Hai preso la tua vita e ne hai fatto musica, musica triste con i tuoi occhi scuri e il cuore spezzato da quel lontano amore che non hai mai dimenticato. E io, vecchio saltimbanco di note e di accordi, non ho potuto salvarti dal tuo destino che ha la stessa pena del mio bandoneòn, stanco di musica e di strada.

Le tue mani fredde che muovi ad accompagnare il tuo tango, Malena, colombe di un volo gelido che non riscalda cuori, ricordano il vicolo fangoso e chiuso e distante dove non c’era nessuno ad ascoltarti e ad ascoltare la mia musica.

Ma ti sento migliore, migliore di me, che ancora sono qui a pestare sul mio bandoneòn quell’amore che non ti ho mai dichiarato, quell’amore che non ho mai ballato con te, quell’amore che da sempre mi ha dannato. Tu sei migliore, migliore di me, anche se il fiore della tua pena non sono io e non avrei mai potuto esserlo.

© Laura Sabatino

Ma suono e ascolto la tua voce che esce dal Bar al ricordo degli sguardi della tua infanzia sul mio viso, del sobborgo dove fanciulletti uscivamo alla vita, della tristezza incisa su quel cuore di ragazza che mai più avrebbe sorriso, ma cantato per sempre il suo dolore. E io, saltimbanco di note e di musica non potevo fare niente per salvarti, Malena, che canti il tango con voce spezzata e hai la stessa pena del bandoneòn, del mio bandoneòn.

Ora tutte le porte si sono chiuse, latrano i fantasmi dei tuoi tanghi, si scolorano i ricordi, ma la pena d’amore che mi divora dentro è una pena assai più grande della tua, è la pena del mio stanco bandoneòn.

Ma sento il tuo dolore, Malena, migliore, migliore del mio.

Motivazione della giuria

Il racconto “Malena” di Filippo Agostini è stato scelto per l’intonazione dolente e ben scandita di un testo che mantiene benissimo i suoni e i ritmi di un tango cantato. Il narratore – paroliere che dà vita al testo della canzone si fa aiutare dal bandoneòn del personaggio attraverso il quale racconta le vibrazioni del respiro del canto di Malena e i suoi rifiuti amorosi. Si crea un controcanto continuo tra i luoghi percorsi in pellegrinaggio amoroso-musicale dal bandoneonista e il canto a distanza di Malena. La forza di questo racconto è la tenuta del canto virile di un personaggio sconfitto ma che non smette di dialogare con l’amore di un tempo. I suoni evocati dal bandoneòn restano vivi anche a racconto finito.

 

ARRIVEDERCI A TUTTI ALLA PROSSIMA EDIZIONE !

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