Mosca, Stari Arbat: il muro di Tsoy e la street art

di

Data

Breve storia di Viktor Robertovitch Tsoy musicista rock russo e il muro a lui dedicato a Mosca.

Domenica pomeriggio. Sto passeggiando sulla Stari Arbat (o vecchia Arbat), una delle vie culturali più vive di Mosca, distratta da musicisti e pittori, quando al numero 37/2, angolo Krivoarbatsky Lane, noto un muro coloratissimo di graffiti che, poco dopo, scoprirò essere dedicato a Viktor Tsoy, fondatore del gruppo russo Kino. Qui, il 15 agosto 1990, apparve la prima scritta “Tsoy è morto oggi”. Poco dopo qualcuno replicò “Tsoy è vivo”. Seguirono altre scritte e commenti, il luogo divenne il riferimento dei fan del cantante fino a essere, oggi, il luogo dove si lascia un biglietto per un amico o si fissa un appuntamento. Si tratta di un importante luogo di scambi e d’incontri, punto di riferimento per molti, nonostante il tentativo, nel 2006, di cancellare i graffiti a opera di un non ben definito movimento firmatosi Art Destroy Project (forse di rappers), fallito per il riapparire di scritte e disegni ad opera dei fan di Tsoy. Questo muro divenne presto simbolo di libertà. Rientrata a casa, mi metto a cercare informazioni sulla street art a Mosca. Non pensavo di poter trovare anche qui questa forma di espressione, forse perché siamo legati a un’immagine di un Paese chiuso. Scopro che pure le scale dell’edificio in cui si trovava l’appartamento di Bulgakov erano quasi un “ufficio postale”: le pareti erano completamente ricoperte d’illustrazioni e di citazioni tratte dal suo “Il Maestro e Margherita“. Proprio questi due luoghi divennero i primi epicentri della street art. I giovani artisti vi disegnavano ciò che maggiormente li preoccupava e che li spingeva a creare.

Ma chi era Viktor Robertovitch Tsoy e perché il suo nome è legato a questo muro moscovita? Tsoy fu definito un’“immortale stella del rock” russo, morto a soli 28 anni, come nella tradizione di molti idoli entrati nella storia della musica. Figlio di quell’epoca in cui il rock russo ha avuto il suo più grande momento di gloria, Tsoy inizia a suonare, nel 1982, in uno dei pochi luoghi pubblici dove, all’epoca, i gruppi rock si potevano esibire, il Leningrad’s Rock Club. Pochi mesi dopo fondava il gruppo musicale Kino (in russo, “cinema”), la cui prima cassetta fu registrata nella casa dello stesso Tsoy. Il primo album, “45”, è del 1982 e per la prima volta l’artista tocca temi politici. Così, ad esempio, nella canzone “treno elettrico di periferia”, evoca la storia di un uomo bloccato in un treno che lo conduceva là dove non voleva andare, metafora della vita in U.R.S.S. Seguirono pezzi contro la guerra, che portarono Kino a una grande popolarità fra i giovani e fra coloro che si opponevano all’ordine stabilito. Con Gorbatchev, un’atmosfera d’apertura gli permise di diffondere, nel 1986, una canzone intitolata “Cambiamento!”, che incitava le nuove generazioni a chiedere cambiamenti e permise a Kino di acquisire notorietà in tutta l’U.R.S.S., aprendo la strada ad altri gruppi rock moderni. La sua influenza si misura ancora oggi sui graffiti del citato muro sull’Arbat a Mosca, su quelli di San Pietroburgo, di Kiev (nella via Grushevsky), nei graffiti del passaggio di Plotinka a Ekaterinburg.

Perché, come si legge in Arbat, Tsoy è vivo.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'