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La discorsite

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Federico soffriva di una grave malattia, la discorsite. Si tratta di una degenerazione infiammatoria del discorso che fa sì non se ne riesca a finire uno, perché lo si infarcisce di subordinate e coordinate per cui si comincia a parlare di una cosa e si finisce a trattare un argomento lontano anni luce da quello iniziale,

Federico soffriva di una grave malattia, la discorsite. Si tratta di una degenerazione infiammatoria del discorso che fa sì non se ne riesca a finire uno, perché lo si infarcisce di subordinate e coordinate per cui si comincia a parlare di una cosa e si finisce a trattare un argomento lontano anni luce da quello iniziale, quando addirittura non si termina più.
I genitori se ne erano accorti quasi subito, perché quando questo strano figlio cominciava a pronunciare i primi vocaboli sciorinava immancabilmente tutti quelli di sua conoscenza.
Perciò: Mamma-cacca-palla-pappa se chiamava la madre e pappa-palla-mamma-cacca se aveva fame e via dicendo. Si erano rivolti anche a dei famosi luminari, ma la diagnosi rimaneva purtroppo invariata e soprattutto la prognosi alquanto infausta. Non c’era cura, si trattava solo di sopportare questo continuo blablabla senza cercarne un senso o una fine, che arrivava solo quando il pargolo crollava dalla stanchezza sommerso dalla mole di sillabe emesse. L’unica era mettersi dei tappi di cera nelle orecchie se si voleva riposare un po’ e cercare di rivolgergli la parola il meno possibile durante il giorno, sperando che la chiacchiera sconclusionata prima o poi si autoestinguesse.
A scuola ovviamente furono sempre problemi. Era difficile arginare un tale fiume in piena sia nelle interrogazioni che nelle prove scritte, dove non bastavano decine e decine di pagine e solo il suono della campanella permetteva al bidello di strappare l’ultimo foglio dalle grinfie di Federico. Gli insegnanti perciò non erano mai contenti, tranne il Professor Palamara, docente di lettere che dichiarò: – Sono impressionato dalla potenza immaginifica degli scritti di vostro figlio, ma alla fine non ci si capisce un tubo, perciò lo boccio.
Anche coi compagni non andava meglio. A pallone, dove pure era bravino, non ne potevano più di uno che quando voleva dire: – Passa! – finiva a parlare della Cordigliera delle Ande o se doveva gridare: – Rigore! – si trovava a sproloquiare sulla rivoluzione francese. Perciò per un periodo lo fecero giocare imbavagliato ma poi si sentirono crudeli e non lo chiamarono più.
Anche in amore la sua vita non fu facile. Le donne, pur affascinate dalla sua eloquenza, prima o poi si stufavano di uno che alla domanda: – Ti va di scopare? – rispondeva con una frase che cominciava con un sì, certo e finiva a parlare dei cassaintegrati Fiat. Figuriamoci poi se si trattava di una domanda di matrimonio. Le sue risposte infinite venivano scambiate per scarsa volontà di impegnarsi, e prima o poi tutte desistevano.
L’unica che rimase al suo fianco per molto tempo fu Elisa, una pittrice psichedelica assidua consumatrice di anfetamine, al cui processo creativo giovava molto il sottofondo verbale di Federico. Insieme furono autori di memorabili performance dove lui parlava a ruota libera e lei imbrattava tele, oggetti e spettatori. Ma Elisa un giorno, dopo essersi calata in gola una nuova compressa, morì. Federico tenne la commovente quanto incomprensibile orazione funebre, che terminò a chiesa vuota, con il sacrestano che sul sagrato spazzava il riso del matrimonio del giorno successivo.
Ma la vita diede a Federico un’altra opportunità. Un giorno al supermercato incontrò Carlotta, una rossa lentigginosa con la quale fortuitamente scambiò il carrello. Capì subito che aveva la discorsite anche lei, e lei lo capì di lui, e fu dolce lasciarsi sommergere ognuno dalle proposizioni dell’altro senza alcuna logica, in un tripudio di argomenti che andavano dai surgelati alle regole del ramino, da Baudelaire alla macarena. Decisero lì, immediatamente, di sposarsi, mentre si abbassavano le saracinesche del supermercato. La cerimonia si svolse in una chiesetta di campagna, sempre che si possa definire campagna un piccolo centro a due chilometri dalla città solo per il fatto di avere due filari di pioppi, indubbiamente tra gli alberi più veloci a crescere in terreni pieni di umidità, che per domani è prevista del sessanta per cento insieme a un brusco aumento della temperatura, che ormai potete misurare al vostro bambino con il nuovo termometro senza mercurio, il pianeta che influenza maggiormente il segno della Vergine, sulla cui fascia nella “Pietà” è inciso il nome di Michelangelo, Antonioni il regista dell’incomunicabilità, autore dell’”Eclissi”, avete visto quella di luna, no oggi non ce l’ho storta, solo che mi farò visitare, ho come l’impressione che sia contagiosa…

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