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Piccole stelle scoppiano

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(AP Photo/The Miami Herald, Walter Michot, Pool)
E così, è arrivato anche per Bieber il turno di apparire sulle prime pagine delle riviste scandalistiche: Justin tira le uova ai passanti dal suo balcone, Justin vomita sul palco...

E così, è arrivato anche per Bieber il turno di apparire sulle prime pagine delle riviste scandalistiche: Justin tira le uova ai passanti dal suo balcone, Justin vomita sul palco, Justin fa la pipì in un secchio per strada e insulta Clinton (Clinton? ma che gli avrà fatto mai? quando era alla Casa Bianca Bieber aveva ancora i denti da latte!), e ora Justin si fa arrestare per guida pericolosa, in stato di ebbrezza E resistenza a pubblico ufficiale. Insomma, ha calato gli assi.

E così noialtri, non appartenenti al suo pubblico target di adolescenti (adolescenti femmine), ce lo siamo ritrovati letteralmente ovunque, dopo essere riusciti a lungo a trascurare con successo qualsiasi cosa lo riguardasse.

Chi è Justin Bieber? Il nostro è un ragazzetto canadese che all’età di quattordici anni è stato notato da un impresario grazie a un video su YouTube e, servendosi dello zampino di una vecchia volpe come Usher (ve la ricordate «Yeah»? ve la ricordate, ve la ricordate…) lanciato nell’olimpo della celebrità. Tutto ha funzionato alla perfezione. Bieber è atterrato come una bomba nel mondo delle preadolescenti, legittimate agli occhi dei genitori dalla faccia pulita e dai blandi contenuti di video e testi del loro eroe, e autorizzate a spendere i loro soldi per mp3 su iTunes, merchandising e biglietti per i concerti. Le ragazzine (e qualche maschietto coraggioso e sprezzante del codice di comportamento nelle scuole medie) lo hanno fatto letteralmente esplodere, costituendosi in legione, le «beliebers» opposte ai e alle «directioners», ammiratori e ammiratrici del gruppo «One direction», del tutto intercambiabili a Bieber e proprio per questo percepiti come rivali.

C’è tutto: c’è una faccia pulita per una musica accessibile, c’è una rivalità che cementa lo zoccolo duro di ammiratori, c’è una vagonata di soldi lanciata addosso a una star adolescente che alla fine si spezza. La storia è sempre la stessa.

Ok, ma che musica fa questo tizio?

Le canzoni di Justin Bieber sono caratterizzate da una base ritmica molto presente e un forte orientamento alla melodia e alla performance vocale, che viene ulteriormente valorizzata nelle numerose ballad. Le sfumature R&B permettono anche incursioni nel rap, prevalentemente eseguito come «featuring» da affermati artisti della scena.

Per darvi qualche riferimento, la sua musica non è dissimile da quella con cui boyband – dai Take That in poi – o solisti – da Britney Spears in giù – hanno scalato le classifiche dagli anni 90. I suoi testi sono prevalentemente canzoni d’amore, le cui tinte si sono rese solo leggermente più fosche di recente, con il raggiungimento della sua maggiore età, ma che di fatto girano intorno ai due temi tradizionali «mettiti con me» / «non mi lasciare». In alternativa, il Bieber interpreta testi che sottolineano la condizione eccezionale della sua vita, ma senza mai far pesare all’ascoltatore il successo, la ricchezza o qualsiasi disagio che derivi da un’adolescenza nello showbiz.

Insomma, la musica di Bieber è esattamente come ve l’immaginate dopo aver ascoltato gli ultimi 20 anni di radio, ed è – appunto – la cosa meno interessante e meno importante del suo fenomeno.

Già perché raccogliendo l’eredità di showmen come Michael Jackson, Madonna e i loro discendenti, Bieber si propone infatti come entertainer più che come musicista puro: lo testimoniano non solo le scenografie dei suoi live, in cui la performance è orientata molto più sulla danza che sull’esecuzione musicale, ma anche le sue frequenti apparizioni in spettacoli di punta della televisione americana (tra cui X Factor, Saturday Night Live e I Simpson) e – soprattutto – la sua discografia.

Justin Bieber ha finora pubblicato solo 3 album di materiale inedito, un disco composto prevalentemente di canzoni tradizionali natalizie, il tutto articolato in circa una quindicina di edizioni, remix e versioni acustiche.

Questo si affianca a una quantità di merchandising che oltre a prevedere i «soliti» capi di abbigliamento e pubblicazioni, hanno aggiunto di recente una linea di profumi.

Insomma, un paradiso (o un inferno) per le sue accanite collezioniste, e una fonte di guadagno pressoché inesauribile per il suo brand.

Bieber è dunque una macchina da soldi nell’entertainment contemporaneo: un po’ come la già citata Madonna, che ha nell’attività discografica solo una delle tante ramificazioni del suo impero, e che secondo il «guru» Brian Eno, usa i dischi per vendere la sua immagine, e non viceversa. Non è una sorpresa dunque che la presenza di Justin sulla stampa internazionale serva a confermare il suo status di «celebrità» coniugato, come avviene sempre più spesso, a prescindere da un solo ambito o una sola disciplina.

In questo senso le sue scorribande recenti si potrebbero quasi inquadrare come una testa di ponte verso un nuovo pubblico, affascinato dalla notorietà in quanto tale (vero, fan di Paris Hilton?) e dotato di un pizzico di ribellione che non guasta mai. In più, proprio come lui, anche il suo pubblico sta crescendo anagraficamente e ha bisogno di emozioni più «adulte», magari tatuate e un po’ nei guai con la giustizia.

La sua musica difficilmente crescerà, ma cambierà, così come è cambiata quella di Robbie Williams o Justin Timberlake, e come sono cambiati i tempi. Non sono più le rockstar a vestire i panni del bello e dannato, ma le ex stelline del Disney Channel e i teneri enfant prodige che non hanno più voglia di piacere alle mamme.

Proprio come ha cavalcato e utilizzato a suo vantaggio il fenomeno Twitter, Justin dimostra di sapere come districarsi nella spietata giungla della notorietà. In questo senso chapeau, abbiamo davvero uno showbusinessman coi fiocchi, quindi abituiamoci a vederlo più spesso, e ad ascoltarlo – se mai l’abbiamo fatto – sempre di meno.

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