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L’alberello di Natale

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E’ proprio vero: in tutte le arti, per praticarle bene, bisogna metterci molto sentimento. In tutte, compresa quella dell’arrangiarsi.

Aurelia Hospital, ore 15.30. La signora ha guardato fuori dal finestrino per tutta la corsa. Solo ora, che siamo arriviamo davanti all’ingresso dell’ospedale, si è voltata di nuovo verso di me. Mi ringrazia e mi chiede quant’è.

– Dodici – le dico.

La signora prende dalla borsa il portafogli, tira fuori dieci euro, una moneta da due e me li da. E’ a quel punto che lo sguardo le cade sull’Arbre Magique al pino che tengo appeso allo specchietto retrovisore. Gli occhi le si spalancano di colpo, come se avesse appena avuto un’idea bellissima. Infatti:

– Senta – mi fa imbarazzata – potrebbe darmi…il suo Arbre Magique?

Non faccio in tempo a chiederle perché, che me lo spiega lei.

– Vede mio marito sta qui dentro da qualche mese… in coma e… visto che qui dentro alberi di natale veri non se ne possono portare bè… ecco… ho pensato che magari… – la voce le si incrina un po’, e ora sembra più parlare a se stessa che a me – ecco ho pensato che magari posso portargli questo… sempre meglio di niente no? Con una penna poi ci disegno sopra qualche addobbo, glielo metto vicino e…e se si sveglia e lo vede può fargli piacere…che dice è una bella idea? Glielo pago naturalmen…

Interrompendola dicendole in modo simpatico che l’unica cosa che c’era da pagare lei l’ha già pagata, stacco l’Arbre Magique e glielo do. Il volto le si apre all’istante in un sorriso splendido. Mi ringrazia non so quante volte. Poi mette l’alberello profumato nella borsa e scende. Prima di chiudere lo sportello mi augura buon natale. Io ricambio, anche se al natale proprio non ci credo.

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