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L’estate di Sgt. Pepper, l’edizione italiana di Summer of love – The making of Sgt. Pepper di George Martin.

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Paolo Somigli, direttore del mensile Chitarre, ha presentato in compagnia dell’editore Alessandro Orlandi, la sua traduzione dell’opera di George Martin Summer of love: The Making of Sgt. Pepper.

Paolo Somigli, direttore del mensile Chitarre, ha presentato in compagnia dell’editore Alessandro Orlandi, la sua traduzione dell’opera di George Martin Summer of love: The Making of Sgt. Pepper, edito per la prima volta nel 1993. George Martin è un produttore e compositore inglese, considerato da tutti il quinto Beatle.

 

Quando nel 1993 Paolo Somigli si reca in libreria per comprare una copia del libro, non lo trova. Da qui il desiderio di tradurre l’opera. Un’utopia forse, ma Paolo decide di incontrare George Martin e ottenere i diritti per la realizzazione della traduzione.  “Stiamo constatando che il libro riscuote un grande successo, c’è un interesse non solo per quello che è stato uno dei dischi più importanti della musica pop, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, messo in commercio giovedì 1° giugno 1967, ma anche per quello che questo periodo, questa estate del ’67, in cui tutto sembrava possibile, ha significato per tutti noi”, così si esprime l’editore Alessandro Orlandi. Continua Paolo Somigli: “sembra che i Beatles abbiano tracciato una strada piuttosto bizzarra e estremamente coinvolgente e che, con la loro musica rivoluzionaria, abbiano svegliato milioni di persone da un lungo sonno letargico”.

 

La favola dei Beatles Somigli ha potuto viverla in prima persona, mettendo su, negli anni ‘70, una cover band, dal nome Ex Abrupto, dei Favolosi Quattro. La favola era questa, mettere in piedi qualcosa che, pur non avendo nulla a che vedere con la grandezza degli originali, si nutriva comunque delle loro pieghe sonore. Somigli confessa che la semplice idea di incontrare uno dei quattro Beatles era per lui fuori dal mondo, ma anche incontrare qualcuno che avesse avuto a che fare con loro, come sir George Martin, rappresentava un sogno. “Non scorderò mai questo incontro. Posso assicurarvi che George Martin esiste davvero, quest’uomo, non più giovane e ormai sordo come una campana, è davvero un uomo straordinario.”
George Martin, definito il quinto Beatle, aveva un ruolo cruciale all’interno della band. Il suo compito è stato quello di prendersi cura dei quattro scavezzacollo, di tradurre le loro idee in pratica. Si può leggere nell’intervista che Somigli ha rivolto a George Martin (contenuta nel libro) che spesso Martin modificava gli arrangiamenti dei brani, è il caso per esempio di Can’t buy me love.

 

L’estate di Sgt. Pepper si presenta ricco di particolari tecnici e aneddoti spesso divertenti. Pare che John Lennon fosse il Beatle che affidava a Martin i compiti più difficili tipo “sento questo in testa, voglio che tu lo realizzi, non so come, ma devi riuscirci”.

Parlare di Sgt. Pepper è stato un pretesto per Martin per parlare di un’ epoca intera e anche di altri dischi, come Revolver (album che precede Sgt. Pepper). Così George ci parla del brano Tomorrow never knows in cui Lennon insisteva perché la sua voce potesse apparire distante. George pensò di far passare la di Lennon voce nel Leslie e questo creò la situazione rotatoria e sussultoria che contraddistingue il brano.
L’estate di Sgt. Pepper è la testimonianza diretta di chi, oltre a lavorare insieme ai Beatles, ebbe con loro un vero e proprio rapporto di amicizia. George Martin non fu certo l’uomo dietro le quinte, bensì l’uomo in mezzo ai Beatles, il cui apporto è stato determinante non soltanto per loro, ma per la musica pop in generale.

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