Condividi su facebook
Condividi su twitter

Mutande anni 90

di

Data

Micaela Tempesta. Sono innamorato, forse. Di sicuro lo sono del suo culo, anzi di quello ne sono ossessionato. Lo ammiro dal primo banco, ogni volta che Micaela viene chiamata alla lavagna mi trovo il suo culo ad un passo. Lo voglio toccare.

Micaela Tempesta. Sono innamorato, forse. Di sicuro lo sono del suo culo, anzi di quello ne sono ossessionato. Lo ammiro dal primo banco, ogni volta che Micaela viene chiamata alla lavagna mi trovo il suo culo ad un passo. Lo voglio toccare.

Micaela Tempesta ha un culo da modella di Postalmarket, quel giornale che arriva a casa gratuitamente dove puoi ordinare qualsiasi articolo tu voglia. Col suo culo parlo tutti i giorni, con il resto di Micaela ancora non ho mai parlato, neanche un saluto, è sempre scortata dal suo amichetto Giuseppe Maria che l’allontana da chiunque sia maschio. Siamo nel 1990, ho cominciato da poco il primo anno di liceo linguistico, i miei genitori hanno avuto la brillante idea di mandarmi ad un liceo privato e pure di monache.

Nonostante ciò, giorno dopo giorno sto scoprendo sempre di più la vita, grazie al mio compagno di primo banco Pinta, al suo terzo anno di primo liceo. Pinta porta sempre con sé un cartone di succo d’arancia, per me è un mito, ha già trombato, ed ogni giorno mi svela dei piccoli passi per arrivare a trombare. Mi sprona, dice che ho grandi potenzialità, mi ha affettuosamente soprannominato “Ormone”, mi ha assicurato che seguendo i suoi passi, entro cinque anni conquisterò Micaela Tempesta, ed entro fine anno scolastico, potrò arrivare a farmi fare una sega da una ragazza, anche se cozza. Sarebbe ora, anche perché mia madre comincia a sospettare che mi faccio le seghe, da quando per la fretta di ripulire il mio pisello ad orgasmo raggiunto, ho lasciato Postalmarket aperto alla pagina dei completi intimi da donna, quelli con le mutandine semitrasparenti. Archiviata l’estate dei Mondiali di Italia 90, dove, grazie ai vari Gente, Oggi e Novella 2000 ho ininterrottamente trombato in modo immaginario Alba Parietti e Valeria Marini, da quando è cominciato il liceo dedico i miei film o meglio le mie seghe a Micaela Tempesta, al suo culo da Postalmarket.

 

Immagino che Postalmarket sia la sua casa, comincio a smanettare il mio pisello dalla pagina degli arnesi da giardino, entro in casa, attraverso la pagina dei casalinghi, fino ad arrivare alla pagina della sua stanza: la biancheria intima. Micaela è lì in bella posa, in mutande e reggiseno col cartellino con scritto 9.000 lire al pezzo. Immagino lei inizialmente vergognosa, che tenta di coprirsi, “Ormone vai via questa non è una pagina per ragazzi!” mi grida inizialmente forte, ma io mi avvicino “Ormone Vai via…” mi grida sempre più piano finché la raggiungo, la stringo a me, “Ormone…” mi chiama ormai gemendo, le accarezzo il culo e le sussurro: “Mi compro sto pezzo”, e mentre lei si eccita sempre di più io le sfilo le mutande.

E qui finisce il mio film, la mia sega e comincia la dritta di oggi di Pinta: ” Le mutande”. Io ero solito indossare le mutande che mi comprava mia madre, identiche a quelle che indossava mio padre, quegli slip bianchi a righine di cotone, dieci paia tutte così. E come dice Pinta, oggi siamo negli anni 90 e gli slip non vanno più di moda, vanno di moda i boxer. È caduto il muro di Berlino, e come ribadisce Pinta, anche le palle oggi vogliono la loro libertà, vogliono la loro fantasia, gli slip bianchi sono per chi ormai ha appeso il pisello al chiodo, per chi come mio padre non tromba più e non si fa più le seghe, o almeno credo. Per questo oggi indosso i miei primi boxer comprati su Postalmarket in un tranquillo momento postpippa.

Sono boxer ultracolorati, di una marca fichissima, la “Naj Oleari”. Oggi a scuola c’è educazione fisica, siamo tutti in tuta blu, ma soprattutto Micaela Tempesta, è con i calzoni della tuta arrotolati sulla vita che fanno risaltare ancora di più l’espressione del suo culo parlante. In classe, tra i maschi siamo divisi tra chi ama più il culo e chi preferisce le tette. L’altro giorno abbiamo organizzato una partita a calcetto e abbiamo diviso le squadre tra fautori del culo e fautori delle tette. A Giuseppe Maria, a cui non piacciono né i culi, né le tette delle ragazze, abbiamo fatto fare il raccattapalle. Tornando al culo di Micaela, Suor Pia l’ha appena chiamata alla lavagna per l’esercizio di francese, Micaela pronuncia perfettamente la erre moscia.

Il problema è che la mosceria della sua erre è inversamente proporzionale al mio pisello, e quindi più Micaela Tempesta parla, più io mi eccito. Fino a quando, dopo Micaela, Suor Pia chiama me alla lavagna. E qui il dramma, mi manca la contenzione degli slip o di un paio di jeans. Ho una montagna in libertà sotto il banco! Cerco di perder tempo, penso a mia nonna, a Giuseppe Maria, a Suor Pia stessa, ma niente. Il mio pisello rimane fisso, minaccioso, invincibile come la gobba di Giulio Andreotti.

Pinta, compreso il dramma, mi incita : ” Vai Ormo’, è il tuo momento di gloria, Micaela ti noterà, devi fare solo un passo!” Quindi prende il suo inseparabile cartone di succo d’arancia e me lo passa :”Tiè bevi questo tutto d’un fiato e vai!” Prendo il succo d’arancia, lo bevo tutto d’un fiato, e noto un forte sapore di birra doppio malto. Suor Pia mi richiama, Pinta mi incita nuovamente . “Ormò, sguardo dritto e petto in fuori, tu sei un uomo, sono loro che dovranno abbassare lo sguardo!”. Infatti appena mi alzo e faccio il passo verso la lavagna, tutti abbassano lo sguardo verso la mia pistola puntata contro Suor Pia. Brusio e risate invadono l’aula, Micaela sgrana gli occhi, Giuseppe Maria ancor di più.

Pinta infierisce: “Tranquilla suor Pì, tanto spara a salve”. Suor Pia mi trascina urgentemente in confessionale dove il prete mi disarma con tre atti di dolori e alla faccia del segreto confessionale sputtana alla preside il mio alito al doppio malto. Torno a casa con una nota per atti osceni, una sospensione per etilismo, i Postalmarket requisiti da mia mamma ed una grande dritta di Pinta: “Mai mettere i boxer sotto la tuta!”. Prima di tornare a casa però, fuori scuola, una voce quasi femminile mi saluta: “Ciao Ormone”, mi volto, è Giuseppe Maria, non gli rispondo, gli dò le spalle, sto per andarmene quando una voce femminile ripete : “Ciao Ormone”, mi volto nuovamente, è Micaela Tempesta , per la prima volta mi sorride.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'