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Donne della politica e dello spettacolo leggono “Ferite a morte”

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128 donne uccise nel 2013. 25 casi di stalking al giorno. 14 milioni di atti di violenza (dallo schiaffo allo stupro). E solo il 7,2% denuncia all’autorità giudiziaria.

128 donne uccise nel 2013. 25 casi di stalking al giorno. 14 milioni di atti di violenza (dallo schiaffo allo stupro). E solo il 7,2% denuncia all’autorità giudiziaria.

Dopo le manifestazioni al grido “No more” e “Se non ora, quando?”, siamo qui a piazza Montecitorio in attesa dell’evento promosso dalla Presidente Laura Boldrini per celebrare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

In contemporanea, il Palazzo di vetro dell’ONU a New York ospiterà lo stesso reading “Ferite a Morte”, raccolta di racconti di Serena Dandini e Maura Misiti, ricercatrice del CNR, letti da donne appartenenti al mondo politico e culturale.

La facciata del Palazzo non è illuminata di rosso, come annunciato ieri dall’Enel, e qui fuori a sfidare il freddo nessun sit in contro il femminicidio ma vediamo le associazioni a favore della sperimentazione del metodo a base di cellule staminali, bloccata dalla ministra della Salute. Niente scarpe rosse, quindi, solo disabili e sostenitori del contestato “stamina” coperti di stagnola gialla che chiedono l’autorizzazione al trattamento.

Il portone della Camera, chiuso per sicurezza, è circondato da sorveglianti. Mi dicono che per assistere all’iniziativa della Presidente l’ingresso è a piazza del Parlamento.

Giornalisti e parlamentari sono accompagnati nella Sala Regina dove una luce soffusa svela appena i motivi degli arazzi e il porpora dei tendaggi. La musica soft accoglie e intrattiene gli invitati a questo happening dal sapore forse un po’ “esclusivo”. Entrano dalla passerella centrale la Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio e il Presidente del Senato con le rispettive signore. Ecco che si unisce anche la signora Clio Napolitano.

Da uno schermo posizionato alla destra del palco, parte l’intervento di Serena Dandini, in collegamento dalle Nazioni Unite. «Donne di diversa nazionalità e di estrazione – dice la Dandini – sono unite contro la violenza, atto spesso sottovalutato e considerato di pertinenza privata. E invece la tragedia va combattuta sotto il profilo politico, sociale e, soprattutto,  culturale».

«Non è un destino inevitabile quello di certe donne – prosegue la conduttrice e scrittrice – ma, con il giusto intervento, può essere prevenuto.

L’Italia, spesso considerata un fanalino di coda è oggi il vero motore di energia per la creazione di un network internazionale e per passare finalmente dalle parole ai fatti.

Grazie a questo ponte virtuale dall’ONU al Parlamento italiano abbiamo modo di ascoltare le storie di “Ferite a Morte”,  monologhi tratti dalla cronaca nera aventi come protagoniste donne uccise per mano di un uomo. Il progetto è stato declinato in pièce teatrale già in tour nelle città italiane. E non solo. La mobilitazione arriva anche nelle sedi istituzionali mondiali più importanti: dopo Washington e New York, Bruxelles e Londra. Il progetto “Ferite a morte” si avvale del patrocinio del Ministero degli Esteri e del Viceministro del lavoro e delle politiche sociali. Il tour all’estero è reso possibile grazie a Eni, Gucci , Lavazza, Legacoop, ecc.

Oggi, a dar voce alle vittime di violenza, si alternano al leggio le attrici Lunetta Savino, Ambra Angiolini, Sonia Bergamasco, Angela Finocchiaro, Geppi Cucciari, la cantante Malika Ayane. Insieme a loro, la ministra Nunzia De Girolamo e le parlamentari Mara Carfagna, Titti Di Salvo, Valeria Fedeli, Pia Locatelli, Giorgia Meloni, Paola Binetti e Valeria Valente. Ognuna impersona una donna che ormai non c’è più ma che ha qui modo di raccontare in prima persona l’esperienza di molestia, tormento, oppressione, morte.  Donne che avevano il mostro in casa ma non se n’erano accorte,  aggredite da uno sconosciuto nel parco, dissanguate dalla mutilazione genitale. Donne morte per caso, per gelosia morbosa, per denaro, perché brave nel lavoro, perché volevano cambiare la serratura. Donne accoltellate, strangolate con mutandine di pizzo o buttate in un fiume dentro un sacco della spazzatura.

Non siamo nel mood volgare da criminality show televisivo in cui è onnipresente il tentativo di serializzare i delitti trasformandoli in macabre saghe, di indulgere nel dettaglio scientifico, di ipotizzare disturbi di personalità dei carnefici o scandagliare la vita privata delle vittime. La carrellata è sofisticata e sobria, magari inserita in un’atmosfera leggermente affettata, ma in cui è assente ogni patetismo sostituito dalla crudezza schietta e ironica con cui sono costruiti i racconti.

La moderatrice dell’evento, al termine delle letture, presenta la campagna “Servono altri uomini” a cui hanno aderito, tra gli altri,  gli attori Alessio Boni e Alessandro Roja, invitati a salire sul palco. «Occorre un’alleanza allargata – dice Boni – la violenza sulla donna è una pandemia ma non serve un farmaco per sconfiggerla». L’attore ricorda come, per interpretare il ruolo di un medico che istiga la moglie al suicidio, ha dovuto eclissare il proprio modo di pensare per entrare nella testa di un mostro. La violenza psicologica è quella più insidiosa e meno riconoscibile che conduce la donna all’ implosione fino all’annientamento totale.

Chiude l’incontro la Presidente Boldrini la quale sottolinea la svolta fondamentale della legge sul Femminicidio, varata lo scorso agosto, preceduta da quella sullo stalking del 2009. Il femminicidio è un fenomeno, ricorda la Presidente, che costa ogni anno allo Stato 17 miliardi per assistenza medica, psicologica, giudiziaria, legale. La prevenzione conviene quindi anche a livello economico oltre che sociale.

«Rappresentazione e linguaggio». «Prevenzione e formazione». Bisogna iniziare da questi binomi, secondo la Presidente, per cambiare la mentalità.  «E anche i media devono fare la loro parte. Spero non si usino più espressioni come “raptus”, “giallo”, o “baby squillo”, definizioni offensive per le vittime».

«La violenza sulla donna – conclude –  è una violazione dei diritti umani e fondamentali,
non bastano le leggi se non si insegna ai bambini, a casa e a scuola, a non dividere i ruoli e al rispetto delle differenze di genere».

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