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Un pranzo di compleanno

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Via Mario de’ Fiori, piazza di Spagna. Ore 13.45. Sto fermo ad aspettare che il collega davanti a me scarichi i bagagli dei suoi clienti e riparta.

Via Mario de’ Fiori, piazza di Spagna. Ore 13.45. Sto fermo ad aspettare che il collega davanti a me scarichi i bagagli dei suoi clienti e riparta. Alla mia destra, all’aperto, ci sono i tavolini di un ristorante, in quel momento tutti occupati. Seduto al tavolino più vicino al mio taxi (così vicino che se allungo il braccio riesco a toccarlo) c’è un distinto signore sui settanta. È solo, con l’unica compagnia di un piatto di spaghetti al pomodoro e un bicchiere di vino bianco. Mangia svogliatamente, con un’espressione triste.

– Eh giovanotto è brutto non avere nessuno ed essere costretti a mangia’ da soli – se ne esce all’improvviso, incrociando il mio sguardo e masticando – non te lo auguro mai, soprattutto il giorno del tuo compleanno.

M’ha colto così di sorpresa che non so cosa rispondere. Il collega davanti intanto è appena ripartito, e il camioncino della nettezza urbana dietro mi incalza rapido con il clacson.

– Tanti auguri – è la sola cosa che mi viene da dirgli, mentre riparto lentamente. Lui mi ringrazia con un mezzo sorriso. Poi prende il bicchiere di vino, lo solleva in aria, lo riporta alla bocca e lo svuota d’un fiato.

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