Condividi su facebook
Condividi su twitter

Politiche pro-lettura, non il 3×2

di

Data

«Un uomo che legge ne vale due». Valentino Bompiani di certo non si riferiva a chi fa incetta di best sellers in offerta al centro commerciale e che poi li dimentica sul copritermosifone.

«Un uomo che legge ne vale due».

Valentino Bompiani di certo non si riferiva a chi fa incetta di best sellers in offerta al centro commerciale e che poi li dimentica sul copritermosifone.

Gli sconti selvaggi finiranno per soffocare il mercato dei libri anziché garantire il pluralismo dell’offerta culturale.

La “legge Levi” del 2011 ha stabilito per i venditori  un tetto massimo del 15 per cento allo sconto sul prezzo di copertina. Per gli editori, invece, il limite del 25 per cento alle promozioni per un mese all’anno, eccetto dicembre.

L’Autorità Garante ritiene che un sistema di imposizione di tetti agli sconti sui prezzi di rivendita rischia di tradursi in un aumento dei prezzi dei prodotti editoriali che, in un contesto di grave crisi economica, non può che comportare una riduzione delle quantità vendute, almeno per quella consistente fascia di lettori i cui acquisti sono influenzati dal prezzo.

Spesso il limite imposto viene aggirato (gli sconti arrivano anche al 70%) con artifizi commerciali che di fatto danneggiano i piccoli commercianti.

Per il Direttore Generale Libri Trade Mondadori, la legge rappresenta un grande freno al mercato, e che, purtroppo, porterà molte case editrici italiane a fallire nei prossimi mesi.

Secondo l’Associazione italiana editori (Aie), invece, migliora sostanzialmente la situazione attuale attraverso la disciplina del mercato che, pur garantendo ai lettori la possibilità di accedere alle varie offerte decise dagli editori, ne definisce i limiti.

Non è soggetto alla legge Levi il settore dei libri digitali che ad oggi rappresenta solo lo 0,4 per cento del mercato e che quindi non riesce ancora ad avere una funzione sostanziale di recupero del calo di vendite del cartaceo.

In un Paese in cui più della metà della popolazione non legge, un sistema protezionistico che contrasti Amazon, Ibs, insomma, la distribuzione online, è necessario?

E, d’altra parte, quanto sono utili gli sconti e a chi, se non servono a incrementare il numero dei lettori? In questo modo lo scenario viene solo apparentemente adulterato. Infatti, «i maggiori sconti non funzionano – dice la titolare di una libreria indipendente di Torino -, favoriscono solo la grande distribuzione e mai le librerie indipendenti. Le vendite non aumentano in funzione degli sconti e i lettori non sono spinti a leggere di più. Per questo servono delle politiche pro-lettura, non certo il 3×2».

L’invasione al mercato dei libri da parte di Coop, Auchan, Pam ha suscitato l’indignazione dei librai che hanno perso più di un terzo del loro giro d’affari.

«Oltre al problema dei costi di affitto dei locali e lo sconto completamente a nostro carico – confessa il proprietario di un’antica libreria di Bologna – le piccole librerie hanno bisogno, per sopravvivere, di crearsi un mercato atipico, parallelo e alternativo, basato su promozioni e eventi speciali e, soprattutto, sulla fidelizzazione di clienti. L’iniziativa degli sconti eccessivi dei “grandi” risponde esclusivamente a una strategia di marketing aggressiva. È solo una pratica di dumping e non  uno strumento per  allargare il bacino dei lettori».

Esistono editori che gestiscono l’intera filiera del libro, dalla tipografia alla distribuzione fino all’arrivo in libreria, come il Gruppo Mondadori e il Gruppo RCS, mentre molti editori debbono affidarsi a società terze per la promozione e la distribuzione. Solitamente il distributore trattiene per sé il 50/55 % del prezzo di copertina di un libro ma il suo vero guadagno è del 20/25 % , in quanto cede il 30/35 % al libraio con gli ordini dei libri. Le catene più grandi spesso richiedono il 40% e, in tal caso, il guadagno del distributore scende.

L’avvalersi della distribuzione in rete è un notevole incentivo per la visibilità del piccolo editore che – per essere distribuito in libreria -, dovrebbe aumentare in modo esponenziale le tirature, rischiando, in caso di un grande numero di rese, il fallimento economico.

In generale, le vendite del 2012 sono andate in maniera ancora più negativa rispetto al 2011, in cui si era già registrata una significativa crisi per l’editoria. Il valore in milioni di euro del canale vendite è sceso da 754,8 milioni di euro a 689,5 milioni di euro, registrando un calo dell’8,7 per cento. Stesso discorso dal punto di vista delle copie vendute: da 54,6 milioni a 50,6 milioni, con una riduzione pari al 7,3 per cento. Purtroppo, la situazione non migliora nei primi otto mesi del 2013 in cui si aggiunge un calo del 5%.

«Io credo che bisognerebbe lavorare molto sulla scuola – sostiene il titolare di una libreria specializzata di Napoli -. È necessario far tornare a leggere i ragazzi, convincerli che leggere vuol dire crescere, avere maggiore cultura e maggiore cultura vuol dire maggiore qualità di vita».

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'