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Uccelli in volo

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Roberto, come tutte le mattine uscì di casa per andare a lavoro. Arrivato sulla salita di Via Giannetto Valli, Roberto dovette fermarsi, aveva camminato veloce, non aveva più vent’anni ma cinquanta e coll’inverno freddo aveva preso almeno tre chili di troppo, e uno stridere forte nel cielo lo aveva portato istintivamente ad alzare gli occhi e vedere che stesse succedendo lassù.

Roberto, come tutte le mattine uscì di casa per andare a lavoro. Arrivato sulla salita di Via Giannetto Valli, Roberto dovette fermarsi, aveva camminato veloce, non aveva più vent’anni ma cinquanta e coll’inverno freddo aveva preso almeno tre chili di troppo, e uno stridere forte nel cielo lo aveva portato istintivamente ad alzare gli occhi e vedere che stesse succedendo lassù. Fu così che vide volare a schiera un gruppo di uccelloni verdi, certamente erano i pappagalli di piazzale della Loggia, pensò, che sorvolavano la zona, qualcuno gliene aveva parlato. Sentì un fremito nei pantaloni ‘Lo vedi come volano quelli … e io … chiuso qua dentro’ era il suo uccello che si faceva vivo all’alba del nuovo giorno ma non fece in tempo a rispondergli che vide volare sulla sua testa uno stormo di rondinelle ‘E pure quelle … guarda come sono contente …’ e subito dall’alto del cielo a volo raso sulle palazzine alla sua destra un enorme gabbiano che planava  ‘E guarda pure quello com’è contento, in solitario  … sta meglio di me … quello vola … io invece … chiuso qua dentro. ‘Sta calmo, cosa vuoi ora tu?’ ‘Cosa voglio?! E’ da una vita che non volo …’ ‘Sta calmo ora, non è il momento’ lo tranquillizzava Roberto ‘Sta calmo un corno … non è mai il momento per te … da quando c’è quella …’ ‘Smettila e porta rispetto, quella che tu chiami così è la padrona di casa ‘ ‘Io rispetto lo porto ma tu non lo porti a me … guarda quelli come volano contenti e io … mi sono stufato, voglio un po’ d’aria e d’allegria … un tempo eri diverso … ti sei proprio ammosciato … ma io non ci sto … non ce la posso fare … ora poi … col caldo estivo … dai … datti una mossa’.

Roberto continuava a camminare facendo finta di niente,  aveva un po’ sgrullato le gambe e i pantaloni come a cercare un po’ di spazio e d’aria per l’uccello suo che si lamentava, ma quello niente, continuava la tiritera ‘E’ inutile che ti sgrulli, non mi serve, non m’accontento, mi devi fare uscìre da qua dentro.  E intanto si avvicinava una ragazza niente male ‘La vedi quella, guarda che carina, vagli a dare una tastatina, no?…’. ‘Sei proprio un grullo … ti pare che vado a toccare un’estranea, così per strada?’ ‘Sei un fralloccone, non ti riconosco più …  ma com’è che sei così trasformato, che t’è successo, che t’hanno fatto, padrone mio’ ‘Ah ora mi chiami padrone … ora ti ricordi chi comanda …’ ‘Chi comanda?… finora hai fatto comandare a quella’ ‘Porta rispetto, quella è la padrona di casa’ ‘Sarà pure la padrona di casa ma a me non mi sconfinfera per niente’ ‘Perché sei il solito irriconoscente … lei ci cucina, ci prepara la colazione pensa alla casa alla spesa, lei è brava … dovresti esserle grato’ ‘Grato?… ma grato dI che … ti sarai rimbambito … a me quella manco mi guarda … non mi saluta mai e se mi faccio vivo … quella si scansa … fa finta di niente e io mi deprimo’ ‘Non esagerare ora … ‘ ‘Esagerare?… ma ti sei dimenticato delle volte che mi sono fatto vivo … con richieste serie e inequivocabili … mi sono sentito dire ‘abbassa questo coso … ‘ … coso … m’ha chiamato coso e ha detto abbassa, come fossi un’arma da fuoco … stavo a spiccare un bel volo e mi sono ritrovato raso terra …  ce l’ha con me … non c’è una mattina che s’avvicina per sbaglio, e se m’avvicino io quella mi scansa e tu ti stai zitto …  non le dici niente …’ ‘Che vuoi che le dica … non le piace di mattino’ ‘E alle altre ore invece sì?’ ‘Diciamocela tutta … un tempo le piaceva … ora non le piace più’ ‘E’ colpa tua che sei insistente nei momenti sbagliati, non sai aspettare’ ‘Non so aspettare? Ma se aspetto e basta … e poi … dimmi tu qual è il momento giusto … quella è sempre stanca, c’ha sempre da fare … entrare andare uscire … anche io vorrei entrare e uscire e tu sai da dove, ma quella proprio non mi prende in considerazione… e tu ti siedi e mangi e guardi la tv, neanche più ti ricordi ch’esisto anch’io.

Roberto non aveva fatto in tempo a dare una risposta che il suo coso s’era fatto largo tra i bottoni del pantalone e in un batter d’occhio o meglio in un batter d’ala aveva preso il volo

– Cristo! Ma sei impazzito … torna indietro … Torna ti dico

Niente da fare, il suo uccello lo aveva abbandonato e ora svolazzava sulla sua testa . Roberto non poté fare a meno di seguirlo con lo sguardo. Al principio si disse che quello avrebbe fatto un giro e sarebbe ritornato, in fin dei conti dove poteva andare senza di lui. E intanto il suo membro spariva in direzione di piazzale della Loggia e dopo poco riappariva sulla sua testa. Roberto ad un certo punto si spazientì, cominciò a gesticolare e gli ordino di ritornare al suo posto altrimenti avrebbe visto lui cosa sarebbe successo. Un guizzo e con un colpo d’ala degno di un falco da caccia il suo uccello sparì lontano nel cielo. Per un po’ Roberto continuò a guardare in alto poi si stanco’. Aprì la sua Ford fiesta, mise in moto e se ne andò ‘Peggio per lui’ si disse ‘Cosi si rendera’ conto di cosa significa vivere da soli e in autonomia’. In ufficio aveva un gran da fare e non penso’ più al suo membro volato via ‘Dove vuoi che vada …stasera me lo ritroverò sotto casa a chiedermi scusa…’ Ma la sera sotto casa il suo membro non c’era e tanto meno in cielo. Roberto si era fermato a guardare qua e la’, prima distrattamente, non voleva far trapelare una certa preoccupazione che cominciava a salirgli dentro, poi s’era fermato con la scusa di telefonare e col cellulare all’orecchio aveva roteato piu volte lo sguardo da destra a sinistra. Niente, quello non si faceva vivo. Apparivano i soliti uccelli ma del suo nessuna traccia. Ceno’ e ando’ a dormire con la massima naturalezza. La moglie non si accorse di nulla ma di questo lui era sicuro sin dall’inizio. La cosa ando’ avanti cosi’ per un paio di giorni, Roberto passava dalle minacce, quando torna gli faccio vedere io, ad una sorta d’ansia, al disagio di fronte alla nuova collega che era apparsa in ufficio, carina e simpatica. Roberto le si era avvicinato con fare galante mentre lei lo invitava a cena sul  terrazzo del suo appartamento,  per quella sera. E d’un tratto aveva realizzato che per lui i giochi erano finiti. No, questo era inaccettabile, in fin dei conti aveva solo cinquant’anni, si disse, non era giusto quello che gli era successo, un vero sopruso, voleva fare qualcosa, forse una denuncia di sparizione ma si sentiva ridicolo e non sarebbe stato preso in serio e poi le forze dell’ordine hanno tanti di quai problemi, chi avrebbe avuto tempo e voglia di pensare al suo uccello volato via. No, era qualcosa che doveva risolvere da solo. Tornando a casa quella sera ebbe un colpo al cuore, vide un gatto di zona che puntava un piccione e prima quatto poi con un balzo lo aveva addentato. Che il suo uccello avesse fatto quella fine? Non aveva elementi per escludere quella tragica evenienza. Comincio’ ad avere un senso di nausea che dalla bocca dello stomaco gli arrivava al palato e sentiva dell’ amaro insopportabile in bocca che gli entrava acre fin dentro le narici. Senza sapere come si ritrovo’ le lacrime agli occhi. Quanto tempo che non piangeva, un tempo immemorabile, l’ultima volta forse aveva tredici anni e la ragazzina che gli piaceva l’aveva piantato in asso per un altro. Roberto sentiva mancargli la forza nelle gambe e dovette sedersi sul muretto basso della Giannetto Valli, si prese la testa tra le mani e pianse, sentiva quelle lacrime uscire come una fontana. ‘Finito, sono un uomo finito’ continuava a ripetersi. – Scemo, sei solo uno scemo … La voce arrivava dall’alto, Roberto sollevo’ il viso incredulo e vide il suo membro sorridente roteargli sulla testa – Dai sbrigati, non farmi perdere altro tempo, non t’immagini che si puo’ fare da qui … vieni.  Roberto non poteva credere ai suoi occhi e se li strofino ben bene tirando via tutte le lacrime, quello si rinfilo nei pantaloni e con un batter d’ali tiro’ su Roberto che non fece in tempo a dire ne’ si ne’ no che volava sull’area della Giannetto Vali e in quattro battiti d’ala era oltre la Pallavicini e roteava su e giu’ e non aveva piu peso. – Lo senti che bello qui?  – Si lo sento e’ bello ma e’ impossibile continuare… – Goditi il volo no? Che t’importa del continuare… – Fai facile tu…  – E tu fai sempre problemi … goditi il volo padrone mio …   Al sentirsi chiamare così Roberto si sentì rinascere e volle affidarsi al suo membro  – Stasera guidi tu e io ti seguo … – Finalmente ci sei padrone mio! L’uccello si sollevo’ ancora e poi plano’ dolcemente sino a rasentare il tetto delle case le cime degli alberi e le terrazze. La gente non si accorgeva di nulla perche’ era appena dopo il tramonto e c’era una bella luce ma tutti erano indaffarati nei preparativi della cena, nessuno guardava su per aria. – Allora … dove mi porti stasera? – Vedrai … ora goditi il volo!   Il suo uccello aveva ragione, il volo era eccitante, Roberto sentiva l’aria fresca fendergli la faccia e asciugargli l’appiccicaticcio del pianto che gli era rimasto, si sentiva la bocca allargata  e prendeva aria e la tratteneva, poi lanciava qualche urlo e  sorrideva. Sorvolarono viale Trastevere e voltarono in direzione dell’Ettore Rolli, dove planarono su un balcone largo e lungo tutta l’area perimetrale di un appartamento, fino a un grande terrazzo sul quale era radunato un gruppo di persone. Roberto riconobbe subito la voce di Giulia, la sua nuova collega d’ufficio. Si pettino’ i capelli passandoci dentro le mani a spazzola e sistemo’ la camicia nei pantaloni, il suo membro stava in silenzio, pronto a godersi la scena iniziale. Giulia lo accolse esultante – Ehi … non ti ho visto entrare … com’e’ … sei arrivato in volo tu?!  Il resto della serata fu un’escalation di sorrisi d’intesa e di occhiate di complicita’ tra Roberto e Giulia. Quando tutti gli ospiti andarono via Roberto poté esprimere il meglio di se’, non solo perché i due si piacevano davvero e l’attrazione era forte, ma anche perché il suo uccello, preso dall’euforia, spicco’ un bel volo dal terrazzo portando i due in giro sul cielo di Roma. Roberto diede il suo assenso con un affondo di gioia che toccò sin nel profondo l’animo di Giulia che teneva stretta a se’ mentre lei gli diceva ch’era tutto talmente bello che le sembrava di volare. Volarono indisturbati su strade e piazze. Solo un bimbo che era a testa in su li vide ‘Guarda mamma quei due … volano!’ ‘Ma smettila con queste sciocchezze …guardi troppi cartoni tu …’ Il bimbo aveva continuato a seguirli con lo sguardo e agitava la manina mentre Roberto gli sorrideva e continuava il suo volo, abbracciato a Giulia.

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