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La donna con la rosa rossa

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Piazzale Dunant, circonvallazione Gianicolense. Ora 14.00. Mi ferma una donna sui cinquanta. Tiene in mano un palloncino di Hello Kitty e una rosa rossa.

Piazzale Dunant, circonvallazione Gianicolense. Ora 14.00. Mi ferma una donna sui cinquanta. Tiene in mano un palloncino di Hello Kitty e una rosa rossa.

– Via di Vigna Jacobini 65, per favore – mi dice.

La via mi è nota per qualche motivo che però non ricordo, come non mi ricordo dove si trova.

– Scusi signora dov’è.

– Portuense altezza Spallanzani, ma lei arrivi lì che poi glielo dico io.

Faccio il giro del piazzale, scendo giù per via Quirino Majorana e prendo la Portuense. La donna ha appoggiato la rosa sul sedile. Il palloncino di Hello Kitty invece lo tiene tra le braccia come fosse un bambino. Guarda fuori. Ha un bel viso, una bella espressione, ma c’è qualcosa di strano. Soprattutto negli occhi. Sembra tristezza, distanza.

– Ecco qui a sinistra, questa è via di Vigna Jacobini – mi fa trasalendo di colpo, dopo neanche un chilometro.

Giro e mi immetto nella strada.

– Che numero civico ha detto?

– 65, un po’ più avanti.

Appena arrivo al 65 capisco subito perché via di Vigna Jacobini mi era nota. E capisco pure a cosa, e dove sono destinati la rosa e il palloncino di Hello Kitty della donna. La targa di marmo è grande, e porta incisi sopra tutti e ventisette i nomi delle vittime della tragedia. La tragedia di via di Vigna Jacobini. Era la notte del 16 dicembre del 1998 quando il palazzo crollò. Delle ventisette vittime sei erano bambini, di cui uno di quattro mesi. Io avevo ventun’anni.

– Faccio subito, m’aspetti qui.

La donna esce dal taxi, attraversa la strada e si ferma davanti la targa. Lega lo spago del palloncino sul gambo della rosa e mette il tutto in un vaso dove ci sono altri fiori, posto su un piccolo davanzale. Poi si fa il segno della croce. La via è deserta. Non passano né macchine né persone. Magari è una dei sopravvissuti che al momento della sciagura non si trovava nel palazzo, penso, e forse quel palloncino e quella rosa sono per qualche suo parente, forse per sua…

Dopo qualche minuto la donna riattraversa. Ma non rientra. Resta fuori, davanti al mio finestrino.

– Rimango ancora un po’ qua – mi dice prendendo il portafogli dalla borsa – quant’è?

Nei suoi occhi non c’è traccia di lacrime, ma la distanza e la tristezza che ci avevo intravisto poco prima ora sono lampanti. Le dico il prezzo, mi paga, e senza neanche darmi il tempo di dirle arrivederci, torna velocemente di fronte alla targa.

Ah, del petalo di rosa rimasto sul sedile dietro me ne sono accorto qualche minuto dopo essere partito. M’è venuto spontaneo farlo. L’ho preso, ho messo la mano fuori dal finestrino e l’ho lasciato al vento.

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