Condividi su facebook
Condividi su twitter

Cosa abbiamo letto quest’estate?

di

Data

Il 46% degli italiani legge al massimo tre libri in un anno, percentuale non troppo lusinghiera che viene raggiunta nella stagione estiva, non contemplando quasi mai la letteratura impegnata...

Cosa abbiamo letto quest’estate?

Il 46% degli italiani legge al massimo tre libri in un anno, percentuale non troppo lusinghiera che viene raggiunta nella stagione estiva, non contemplando quasi mai la letteratura impegnata e lasciando quindi l’indiscusso primato ai cosiddetti “generi d’evasione”. Questi, secondo gli psicologi, produrrebbero un immediato effetto antistress, una sorta di straniamento che andrebbe a rimuovere ogni negatività accumulata nel periodo lavorativo.

Tale scelta narrativa si allinea anche ai dati emersi dall’estate 2013 in cui i romanzi gialli e rosa, seguiti dai saggi sul benessere, l’hanno fatta ancora da padroni.

In base alla teoria di François Mauriac del “dimmi cosa ri-leggi e ti dirò chi sei”, ecco una lista di lettori-tipo – abbinati ai libri più venduti della stagione – che restano fedeli al medesimo schema di lettura:

 

Gli orfani di Cinquanta sfumature di grigio hanno letto

Io ti guardo Io ti sento Io ti voglio – Irene Cao

Non si può dimenticare lo status symbol da spiaggia dell’anno passato. Nessun avventore vip dei resort di Bora Bora, né quello radical chic degli scogli croati, né quello della domenica a Torvaianica, si faceva trovare sprovvisto di almeno un tomo della trilogia Cinquanta sfumature. Un fenomeno “letterario” che obbligava a farne parte: i più snob per pura disamina sociologica, i più profani per insaporire la vita sessuale (pratica o immaginaria) di quel pizzico di hardcore. Comunque, vuoi o non vuoi si leggeva o si parlava delle peripezie sadomaso della studentessa un po’ allocca Anastasia e del pervertito Mister Grey. Niente a che vedere con gli amplessi convenzionali descritti negli ormai ingialliti Harmony.

Ma questa estate quali pagine erotiche vengono girate dalle dita unte di crema solare?

A chi tocca l’infuocato testimone della sovrappeso cinquantenne inglese E.L. James?

A quanto pare a Irene Cao, una scrittrice esordiente di Pordenone, giovane e per nulla in sovrappeso.

Già il titolo Io ti guardo. Io ti sento. Io ti voglio acchiappa i patiti del genere: un’escalation che parte da un timido approccio e termina con una vera e propria pretesa di possesso.  L’eroina è una restauratrice di affreschi che può avere un uomo affidabile ma (guarda un po’?) viene irretita da uno chef tanto disinibito quanto bastardo che le farà passare momenti devastanti. «Eh, però ne valeva la pena!» dice una giovane commessa sorridendo all’amica fricchettona, offesa oltremodo nelle sue scelte di vita poiché la protagonista, per volere del suo dominatore, abbandona la dieta vegetariana.

 

Gli orfani di Philip Roth hanno letto

La verità sul caso Harry Quebert  – Joël Dicker 

Se c’è uno scrittore “non da ombrellone” quello è Philip Roth. Quest’anno però c’è chi  porta in spiaggia un po’ della sua intellighènzia. O La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker vuole essere un omaggio a La macchia umana o semplicemente lo svizzero buontempone ha scopiazzato.

Il protagonista è una sorta di alterego non ebreo di Zucherman, che è l’alterego di Roth. Ritroviamo il professore maturo che intrattiene, o ha intrattenuto, relazioni torbide con donne più giovani e che è accusato di qualcosa, che sia razzismo o omicidio poco importa. Ritroviamo l’amicizia riabilitativa del mentore e lo scrittore emergente che non sa cosa scrivere ma che poi, indagando sugli impicci e tragedie del prof, butta giù finalmente un romanzo. E a far da cornice sempre l’America bacchettona del politically correct.

«I grovigli sono meno ardui da seguire e l’analisi dei personaggi risulta meno complessa rispetto a Roth – ci svela un giornalista che per l’estate si è imposto di accantonare il pluripremiato scrittore americano – ma l’architettura del thriller si compone comunque di un gioco di piani sovrapposti».

E to’, Dicker non si è fatto mancare neanche un po’ di meta-letteratura. Il romanzo racchiude infatti al suo interno un mini manuale di scrittura creativa, ciascun capitolo è introdotto da un preambolo composto dai preziosi consigli elargiti dal maestro Harry Quebert al suo discepolo.

 

Gli orfani di Poirot e Miss Marple hanno letto

Ferragosto in giallo – Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Marco Mavaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami, Alicia Gimenéz-Bartlett

Il titolo di Mister stabilimento balneare lo vince sempre lui: il giallo all’inglese.

Niente è più rilassante di un avvelenamento da cianuro di un anziano milionario bisbetico attorniato da una cricca di sanguisughe in una mega residenza estiva.

Chi non ha immaginato, dopo aver messo a dura prova le proprie “celluline grigie”, di affiancare con un block notes Poirot alla rilassante riunione finale dei sospettati?

E chi non ha immaginato di sorseggiare the in un rilassante giardino a St.Mary Mead insieme a Miss Marple che sferruzza e ascolta venti conversazioni contemporaneamente?

«Dopo aver letto tre volte l’intera collana di Agatha Christie, ho comprato Ferragosto in giallo – confessa un professore in pensione (ammettendo, peraltro, di non ricordare mai i finali) – sperando di trovarci la stessa costruzione classica del giallo deduttivo ad enigma».

I racconti “Notte di Ferragosto” di Camilleri, Azione e reazione” di Malvaldi, “Le ferie d’agosto” di Manzini, “La casa di ringhiera” di Recami, “Lupa di mare” di Costa e  “Vero amore” di Gimenez Bartlett strizzano senz’altro l’occhio alla Dama più venduta al mondo ma, misurandosi con la brevità e l’intensità del formato, accorciano la catena di indizi e di avvelenamenti vari. Gli altri ingredienti però non mancano nel piatto: cadaveri in villa, vecchietti che si improvvisano investigatori e  femme fatale che mettono a dura prova le indagini. Il tutto condito dall’afoso e umidiccio clima mediterraneo.

 

Gli orfani di Raffaele Morelli hanno letto

Perché la tua vita fa schifoAlan Cohen

Ora qualcuno lo definirà pure “scontato” o “commerciale” ma, non neghiamolo, nelle prime apparizioni ai talk show televisivi ci aveva sedotto. Per la sua tranquillità rassicurante, per i suoi ammiccamenti dietro gli occhiali viola, mentre la sua voce suadente diceva che solo attraverso uno sguardo interiore possiamo rinascere.

I più sfegatati lo hanno poi seguito nella sua prolifica produzione libresca e nelle sedute via youtube… il life coach mediatico Raffaele Morelli.

La psicoterapia “fai da te” appaga e i consumatori ne ostentano i prodigiosi risultati. Se non altro è veloce ed economica.

Perché la tua vita fa schifo. A tale quesito, almeno una volta (ma anche tutti i giorni), abbiamo tutti tentato di rispondere. Il nuovo libro del Morelli americano, Alan Cohen, sarà davvero una road map per uscire dall’incubo? Intanto sappiate che per abbandonare lo stato ipnotico che ti ha assuefatto bisogna accendersi di vitalità, buttare giù dal piedistallo tu-sai-chi, non dire “sì” quando in realtà vorresti dire “no”, smettere di imitare e cominciare davvero a creare, non fare più cose che ti svuotano della tua energia e iniziare a fare solo quelle che la espandono. Ah, e mi raccomando: non siate vendicativi poiché la vendetta ha un effetto minimo sui tuoi oppressori, e massimo su di te.
«Quando vivi opponendo resistenza – spiega una fomentata insegnante di hatha yoga –  mini il tuo potenziale creativo e ti allontani dalla tua missione e dalla gioia».

 

Gli orfani delle trasposizioni cinematografiche hanno letto

Il Grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald

Sebbene cinema e letteratura siano due arti distinte, dotate ciascuna di un proprio linguaggio, ci si ostina a sovrapporle e a fare i fastidiosissimi paragoni. Quando però l’hollywoodiana trasposizione di Baz Luhrmann serve a invogliare a leggere il capolavoro di Francis Scott Fitzgerald, ne prendiamo atto meno irritati.

«Non vedevo l’ora di leggere Gatsby per poter immaginare il sorriso enigmatico e magnetico di Di Caprio», dichiara una studentessa di liceo.

E l’edizione tascabile a 0,99 centesimi ha fatto il resto.

Se dall’orgia visiva con profusione di paillettes, piume, fuochi d’artificio e cubisti dimenanti al ritmo di Jay Z e Beyoncè hanno fatto poi apprezzare la prosa di Fitzgerald, nutrita di sottintesi e di sobrietà stilistica, Amen.

Se il cast stellare ha indotto ad approfondire su carta il mistero che avvolge Jay Gatsby e le sue strabilianti feste a West Egg, a simpatizzare per lo sguardo misurato e indulgente del vicino Nick Carraway, a urtarsi per il cinismo, la civetteria e gli sbalzi di umore di Daisy, allora va bene.

Chissà se con Justin Bieber nel ruolo del giovane Holden e (perché no?) magari con Keira Knightley in un’Emma Bovary dopo la dieta Dukan e con l’ex maghetto in Gregor Samsa dopo l’incantesimo, l’estate prossima avremo altri classici nel borsone del mare?

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'