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Un irrisolvibile dubbio

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Una via intorno a piazza Vittorio. Ore 13.45. Sto fermo al semaforo.

Una via intorno a piazza Vittorio. Ore 13.45. Sto fermo al semaforo.

Sul marciapiede alla mia destra, seduta a terra, c’è una mendicante con vicino un cagnolino tutto sporco e spelacchiato. La signora prende da un grosso zaino che tiene tra le gambe due scatolette (sembrano mais e fagioli), ne versa il contenuto in un contenitore di plastica e poi lo mette sotto la bocca del cane, che però rifiuta.

Lei allora borbotta stizzita qualcosa, quindi sfila dallo zaino un cucchiaio, riprende il contenitore da terra e quello che c’è dentro inizia a mangiarselo lei. Ha appena mandato giù il terzo boccone, quando si accorge che la sto guardando. Il suo viso si irrigidisce in un istante, e comincia a gridarmi qualcosa (sicuramente pesanti insulti) in una lingua che rimanda a qualche paese dell’est.

Poi di colpo si ferma, riabbassa la testa e riprende a mangiare. E’ a quel punto che il cagnolino la sostituisce, alzandosi di scatto, puntando gli occhi su di me e iniziando ad abbaiarmi contro furioso. Lui però fa di più. A un certo punto fa pipì, lasciandomi in questo modo, quando riparto, col seguente, irrisolvibile dubbio nella testa: è stato semplicemente un normale bisogno fisiologico o anche la pisciatina faceva parte degli insulti?

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