La foto più bella delle vacanze

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Ero alla full immersion di scrittura della scuola Omero. Apro un’email che mi manda un amico. È una foto. Che mi sorprende come uno schiaffo. Perché non è una foto...

Ero alla full immersion di scrittura della scuola Omero.

Apro un’email che mi manda un amico.

È una foto.

Che mi sorprende come uno schiaffo.

Perché non è una foto qualsiasi.

Ritrae una donna che legge sopra una discarica di rifiuti.

E non è una discarica qualsiasi.

È la discarica di Dandora, in Kenya, una delle più inquinate del pianeta.

Immagino un odore irrespirabile.

La repulsione a sedermi e toccare.

Il paesaggio è surreale, con la vegetazione sopraffatta da immondizie.

Il cielo è plumbeo e, se piovesse, la discarica diventerebbe un amalgama umida e tossica, sabbie mobili degli scarti del mondo.

Ingrandisco con lo zoom per vedere i dettagli.

Il rosso, il giallo, il blu degli stracci in mezzo al lerciume, il grigio scuro della veste di lei che si omogenizza alla pelle, il cappello con una scritta dello stesso colore del sacco di immondizie che le fa da poltrona.

Spicca il bianco delle pagine che la donna legge e dei fogli nel sacco nero aperto a sinistra.

Forse è stata lei ad aver aperto quel sacco.

La foto, scrive il mio amico, è di Micah Albert, e ha vinto il World Press Photo, il prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale.

Io non conosco i dettagli tecnici per cui uno scatto diventa opera d’arte.

Ma so quello che mi piace.

E, soprattutto, mi tocca.

Questa foto mi ha emozionato e fatto pensare.

A noi.

A noi 32 che, per leggere e scrivere, siamo insieme in uno splendido angolo di Toscana.

A noi, che sentiamo l’odore aspro del mare, l’ombra dei pini, l’aroma del caffè al mattino e della grigliata a ora di pranzo.

A noi, che le discariche leggiamo in Gomorra o usiamo nell’ immaginario creativo per racconti noir.

A noi, che compriamo le parole nella carta lucida delle riviste patinate, che annaspiamo tra la pubblicità verbale, che leggiamo il quotidiano sul wc del bagno o distesi sulla sdraio in piscina.

A noi, che siamo circondati da parole inflazionate in ogni angolo, edicola, pc, smartphone, ipad, in ogni spazio d’aria Wi-Fi.

A noi, che interrompiamo le nostre ore di lavoro per la pausa caffè, non per la pausa lettura.

A noi, che conosciamo gli orologi e non il tempo.

A noi.

Sì, ho pensato a noi.

Ma non ho scritto.

Sulla donna che legge nella discarica, non ho scritto.

L’immagine parla da sé.

La Full immersion è ora finita, come pure l’estate.

Ho raccolto pensieri, ricordi, sguardi, colori e immagini e fatto un bilancio.

Quello emotivo, che vale di più.

La donna che legge nella discarica di Dandora resta la foto più bella delle mie vacanze.

 

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