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Fila 12 Charlie di Gianluca Consoli

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Schneider Francesca posto 12 Charlie. Forse ho capito male. "Mi ripeti il nome del passeggero?" chiedo a Mario. Il mio collega Mario riprende la lista passeggeri. "Schneider Francesca posto 12 Charlie, pasto vegetariano, la conosci?"

Schneider Francesca posto 12 Charlie. Forse ho capito male. “Mi ripeti il nome del passeggero?” chiedo a Mario. Il mio collega Mario riprende la lista passeggeri. “Schneider Francesca posto 12 Charlie, pasto vegetariano, la conosci?” “Può darsi” rispondo fissando il mare di nuvole che s’intravede dal finestrino dell’aereo. ” Non penso ci siano molte Schneider Francesca in Italia…” ribatte Mario. Sblocco il freno del carrello delle bibite e dalla cucina posteriore usciamo in corridoio e cominciamo il servizio pasti e bevande.

Fila 34, porgo il pasto alla prima passeggera, “Cosa gradisce da bere?” “Un thè freddo grazie”. Riempio il bicchiere. “Le ho chiesto un thè freddo, non succo d’arancia” Mi scuso e rimedio.

Erano i tempi dell’università. Lei era con Giuseppe, il mio coinquilino, nonché grande amico. Si tenevano per mano. “Piacere Francesca”, ci fu uno sguardo profondo tra noi due, forse un po’ troppo.

Fila 30. “Mi scusi fra quanto arriviamo a Londra?” “Guardo l’orologio, provo a fare due calcoli veloci, ma non mi riescono molto veloci, Mario mi viene in soccorso “Fra un’ora e mezzo signore”. Mi volto, ma la fila 12 è ancora troppo lontana  scorgo qualche nuca, ma non riesco a focalizzare il posto 12 Charlie. Sblocco il carrello e mi avvicino un po’.

Quella notte che partivo per una vacanza , Francesca si alzò mentre Giuseppe dormiva e mi accompagnò all’aeroporto. Mi diede un bacio sulla guancia, forse non proprio sulla guancia, vicino alle labbra, forse un po’ troppo.

Fila 26. ” Mi scusi, dove siamo?” Guardo fuori dal finestrino, vedo solo mare. Invento come al solito ” Siamo tra la Corsica e la Francia  signora.”

Quella notte prima di un mio esame , sul divano fino a tardi per farmi studiare. Le chiesi perché faceva tutto questo. Lei di tutta risposta si era addormentata col libro sul petto. Le rubai un bacio sulla guancia, forse non proprio sulla guancia. Forse fece finta di non svegliarsi. Mi bocciarono comunque.

Fila 24. ” Signora cosa gradisce da bere?” “Sì” mi risponde. Ripeto la domanda. “Signora cosa gradisce da bere? “Sì”. Mi spiego meglio “Signora, acqua, coca cola, aranciata, succhi, cosa gradisce?”  “Ah sì, acqua..” mi volto sempre di più verso la fila 12, sono sempre più vicino…

Quella notte che mi alzai per bere un bicchiere d’acqua e la vidi che andava in bagno, vestita solo con una magliettina che le copriva metà sedere, le s’intravedeva il perizoma, si fermò come per farsi ammirare e mi sorrise per niente imbarazzata.  L’altra notte che mi alzai per bere un bicchiere d’acqua e non la vidi, ma udii la rete del letto di Giuseppe che cigolava, forse un po’ troppo. M’ infilai il giubbotto, un paio di scarpe e scappai da quella casa, in pigiama.

Fila 20. Oramai servo i passeggeri durante il servizio come cambio le marce mentre guido la macchina. Il mio sguardo è verso quel posto che visualizzo sempre più nitidamente.

Quella notte che tornai a prendere le mie cose e Francesca era sola in casa. Mi chiese perché me ne andassi. Mi accarezzò. Le risposi afferrandole la mano, tirandola verso di me, baciandola. Non si oppose, se l’aspettava, forse lo voleva. Finché udimmo la porta di casa aprirsi, Giuseppe non fece in tempo a vederci uniti. Non sospettò nulla, forse.

Fila 18. “Un succo di pomodoro. Grazie”. Le verso il succo d’arancia, senza neanche dirle che non abbiamo succo di pomodoro. La passeggera prova ad interrompermi con un “Ma…”, io però ho già cambiato fila fingendo di non sentirla.

Quella notte sapevo che Giuseppe non c’era e Francesca venne ad aprirmi. Ci baciammo immediatamente e non riuscimmo ad avere la pazienza di arrivare su un letto o su un divano. Passammo la notte facendo l’amore lì all’ingresso.

Fila 16. Di spalle scorgo una mano poggiata sul sedile del bracciolo. Mi volto talmente tante volte che ormai  Mario sta facendo il servizio da solo.

Quella notte sapevo che Giuseppe non c’era e Francesca venne ad aprirmi. Ci baciammo immediatamente, riuscimmo ad arrivare sul divano, ma arrivò anche Giuseppe e non  lo sentimmo. Non la vidi più. Lasciai l’università. Partii per Londra. In esilio e con un occhio nero.

Fila 14. Continuo a guardarla di spalle. Intravedo i suoi capelli biondi, le si posano sul braccio, molto più lunghi di quanto li portasse allora. E se non fosse lei? Se fosse un’altra Schneider Francesca?

Quella notte che incontrai Giuseppe a Londra, ci abbracciammo, mi mostrò la foto della sua futura moglie. Aveva i capelli neri. Non era Francesca.

Fila 12. Un passo indietro con il carrello. Me la ritrovo davanti. I suoi capelli sono più lunghi, ma è proprio Francesca. “Quanto ti fermi a Londra?” le chiedo. “Qualche giorno e tu?”. “Questa notte…” . Tra noi uno sguardo profondo, forse un po’ troppo.

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