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Il pianto di una ragazza

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Stazione Termini, ore 16:45. Sto fermo alla sosta di piazza dei Cinquecento. Sullo spiazzale alla mia destra, ad una cinquantina di metri, c’è una roulotte della croce rossa che fa test hiv gratuiti.

 

Stazione Termini, ore 16:45. Sto fermo alla sosta di piazza dei Cinquecento. Sullo spiazzale alla mia destra, ad una cinquantina di metri, c’è una roulotte della croce rossa che fa test hiv gratuiti. In quel momento ne esce una ragazza con una busta da lettera chiusa nella mano. Rapida viene verso di me, che sono il primo della fila, e sale. Mi volto. Sta sui trenta, forse neanche li ha, capelli castani raccolti male in una coda, viso magro, teso.

– Via Igino Giordani, Colli Aniene – mi fa, stuzzicando nervosamente con le dita un angolo della busta.

La via non la conosco, quindi inserisco il gps. Lei intanto risponde al cellulare, che ha appena iniziato a squillarle.

– Ciao, sì li ho ritirati ora…no non li ho visti, voglio farlo con te…sì sto arrivando aspettami sotto al portone ti prego. Va bene? Ti amo.

Appena attacca prende dalla borsa un paio di occhiali da sole, se li mette e volta lo sguardo verso il finestrino. Fa respiri profondi, e con il dito continua a tormentare lo stesso angolo della busta.

Davanti al portone dove mi fermo, che sta sul lato opposto della via, c’è un ragazzo alto e rasato, anche lui sulla trentina. La ragazza scende, si toglie gli occhiali, attraversa la strada e lo raggiunge. I due si abbracciano, poi si staccano e guardano entrambi la busta. Lei la apre decisa in quel momento. Prende il foglio. Legge.

Con gli occhi bassi sulla pagina ci sta pochi secondi, e appena li rialza abbraccia di nuovo il suo ragazzo e inizia a piangere. Un pianto sommesso, ma intenso; e se sia un pianto di gioia davanti ad un bellissima notizia, o di angoscia davanti ad una terribile, questo, io, voi, non lo sapremo mai.

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