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La colomba innamorata

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Adesso vado lì e mi presento. Anzi no. Se vado lì e mi presento poi lui pensa che mi piace. Ma è vero che mi piace. Però lui non deve saperlo. Allora non mi presento. Non vado lì e non mi presento.

Adesso vado lì e mi presento. Anzi no. Se vado lì e mi presento poi lui pensa che mi piace. Ma è vero che mi piace. Però lui non deve saperlo. Allora non mi presento. Non vado lì e non mi presento. Però così non lo conosco. Se non vado lì e non mi presento non lo conoscerò mai. Allora facciamo che vado lì e si presenta lui. Ma perché dovrebbe presentarsi, è il più figo della scuola lui.
Pensa pensa pensa! Ci deve essere un modo di conoscerlo.
Allora passo lì davanti e faccio finta di inciampare, così gli cado addosso. Lui mi raccoglie e mentre sono tra le sue braccia mi guarda negli occhi e capisce di essere innamorato di me. Di essere sempre stato innamorato di me. Io gli sorrido e mentre ci guardiamo lui mi bacia. Ma se poi non mi bacia? E se guardandomi negli occhi non pensa di essere innamorato di me? Se lui non lo capisce che siamo fatti per stare insieme? Se gli cado addosso quello sicuramente pensa che sono un’imbranata che non sa neppure stare in piedi. E uno strafigo come lui di certo non vuole un’imbranata.
Un gruppo di colombi vola su di me e va a posarsi proprio accanto a lui. Deve essere un segno. Il segno del nostro amore.
Mi guarda. Mi guarda e sorride. È in fondo al cortile con i suoi amici e guarda me. Sorride proprio a me. Parla nell’orecchio di un amico. Ora mi indica. Anche il suo amico adesso mi sorride. Mi guardano entrambi. Si dicono qualcosa all’orecchio. Questa è la mia occasione.
Magari ha notato anche lui quei due colombi che beccano le briciole ai suoi piedi. Anche lui ha pensato che deve essere il fato che ci dice che dobbiamo stare insieme.
Ce la puoi fare ce la puoi fare ce la puoi fare! È un destino già scritto il nostro, dobbiamo solo aiutarlo.
Facciamo che io gli passo davanti, ma senza inciampare. Così lui mi vede e mi saluta. Se non mi saluta lui, perché lui non sa neppure che io esisto, allora lo saluto io. Ma se lui non sa che esisto e io lo saluto, poi lui pensa “questa che vuole”. E allora passo per la sfigata che va dietro al più bello della scuola, che però lui non se la caga di striscio.
Chiama anche gli altri amici. Mi indica. Adesso mi guardano tutti. Mi sorridono tutti. Stanno sicuramente parlando di me. Probabilmente discutono se accettarmi nel gruppo quando noi due ci metteremo insieme. Sua fidanzata e parte del gruppo più cool della scuola, tutti i miei sogni si stanno realizzando.
Sei una figa sei una figa sei una figa! Lui mi sposerà e vivremo x sempre felici e contenti. Due colombi innamorati per il resto della nostra vita.
Allora facciamo che io non vado da lui. Lo guardo da lontano quando lui mi guarda. Poi mi giro e faccio finta che non mi interessa. Così lui si domanderà chi è quella tipa che non lo guarda neppure e chiederà in giro chi sono. Finché verrà da me perché vorrà assolutamente conoscermi. Ma a scuola nessuno sa chi sono, perciò non sapranno cosa dirgli, lui non saprà come raggiungermi e non verrà mai a conoscermi. In questo modo non vivremo mai felici e contenti.
È destino, devo andare da lui. I suoi amici già mi sorridono. È praticamente già fatta. Se entro dieci secondi quei due colombi che sono ai suoi piedi spiccano il volo io vado da lui. Così lo conosco e come due colombi anche noi voleremo via insieme. Per sempre.
Un pallone da calcio va a sbattere velocissimo sul muretto accanto a lui e di rimbalzo quasi gli finisce in faccia. Lo blocca con una sola mano. Non fa neppure cadere la cenere dalla sigaretta che intanto sta fumando. Che figo! Il rumore del rimbalzo ha spaventato i due colombi che sono volati via. Insieme. Questo è il destino che ci sta parlando. È la mia ora. Devo assolutamente conoscerlo.
Mi incammino verso di lui. Ride. Sapevo che anche io gli piaccio. Sorrido a mia volta. Il cuore mi scoppia. Com’è bello con quei jeans e quei ricci che gli coprono la fronte. Quando arrivo da lui i suoi amici si ammutoliscono. Mi guardano. Tutti. La mia vita sta per cambiare per sempre. La nostra vita.
– Ciao, ho notato che mi stavi guardando. Io sono Valentina.
Un sorriso trattenuto precede le sue parole. È l’emozione, ne sono sicura. Anche lui ha capito l’importanza di questo momento per il nostro futuro.
– Ti sei accorta che due piccioni sono appena volati sulla tua testa?
– Piccioni? E io che pensavo fossero colombi. Certo che me ne sono accorta. Sapevo li avresti notati anche tu.
– Come non notarli, ti hanno appena cagato in testa.
Sei una sfigata sei una sfigata sei una sfigata! Non lo sposerai e voi due non vivrete mai felici e contenti.
Allungo la mano per raggiungere i capelli. Ha ragione, quelli non erano colombi. Erano invece due orrendi piccioni, e quella che adesso ho tra le mani è un’enorme cacca di uccello.
Tra l’ilarità dei suoi amici mi giro e torno nel mio angolo dall’altro lato del cortile. Mi accuccio a terra e provo a pulirmi i capelli con un fazzoletto trovato in borsa. Lo guardo ancora una volta mentre scherza con i suoi amici. Sempre con la sigaretta in mano, con quei jeans troppo aderenti e tutti quei capelli davanti alla faccia. Ma chi si crede di essere. E’ facile scambiare un piccione per un colombo da qui.

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