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Viaggio all’insegna dell’indifferenza

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È giovedì 27 giugno. Afferro un caffè al volo e mi precipito a piedi verso la stazione. Un cornetto al bar oggi me lo sogno. Com’è lungo quel marciapiede.

È giovedì 27 giugno. Afferro un caffè al volo e mi precipito a piedi verso la stazione. Un cornetto al bar oggi me lo sogno. Com’è lungo quel marciapiede. Lo percorro facendo lo slalom fra una signora che trascina il carrello della spesa e un uomo in giacca e cravatta. Poi ce n’è uno che legge il giornale mentre cammina. La meta si avvicina: la prima curva, poi la seconda, il semaforo, poi una lunga schiera di taxi che sosta beatamente sulle strisce pedonali e infine l’ingresso della stazione, la Roma-Ostia Lido. Setaccio nervosamente la borsa, tiro fuori l’abbonamento e mi dirigo verso il treno che ha appena vomitato vagonate di pendolari. Percorro la banchina in tutta la sua lunghezza. “Un posto a sedere oggi lo voglio”, mi dico. Niente, manco a pagarlo. Sul treno, ostaggio di ridenti bagnanti diretti al mare, mi faccio largo fra un ombrellone e un pallone sgonfio che, sfrenato, asseconda i sobbalzi del treno in marcia dopo il timido fischio. È la Feccia del Mare il mio treno. Un graffitaro sfrontato nottetempo ha portato via la “r”. Tutto procede come da copione: la prima curva, il tratto in galleria e poi, giunti a San Paolo, la prima di una lunga serie di fermate, il treno fischia convulsamente e inchioda, di botto. Per qualche interminabile minuto restiamo prigionieri all’interno del treno, ci guardiamo curiosi, cerchiamo nei volti dell’altro una risposta a quanto sta succedendo. Io non respiro più, il caldo mi opprime. Si aprono le porte, mi precipito sulla banchina, voglio capirci qualcosa. Mi dirigo verso un capannello di gente che si è adunato alla testa del treno. Con occhi puntati sulle rotaie, imperturbabili, i curiosi assistono allo spettacolo indifferenti. Mi avvicino per chiedere cosa sia successo. “Forse abbiamo preso un cane”, penso. “Uno è caduto sotto il treno” mi dice l’addetto alla sorveglianza con aria scocciata. Ci scappa pure qualche commento piccato: “Ma mo succede sempre!”. Mi allontano agghiacciata, quelle rotaie proprio non voglio guardarle. Mi arrovello tutto il giorno sull’accaduto. Ah sì, era un uomo, scopro dopo: “A cadere sui binari un 50enne dell’est Europa che, secondo quanto si apprende, al momento della caduta era ubriaco”, titola un giornale. Fortunatamente quell’uomo non ha perso la vita. Quei curiosi impassibili invece hanno perso l’occasione di mostrare un po’ di empatia.

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