Condividi su facebook
Condividi su twitter

L’inganno degli oggetti

di

Data

"Ceci n’est pas une pipe" (Questa non è una pipa) ammoniva René Magritte nella sua opera più celebre "La trahison des images" (Il tradimento delle immagini).

“Ceci n’est pas une pipe” (Questa non è una pipa) ammoniva René Magritte nella sua opera più celebre “La trahison des images” (Il tradimento delle immagini). E agli ingenui spettatori che continuavano a chiedersi cosa fosse quell’oggetto, il pittore belga rispondeva che non si trattava di una pipa, ma dell’immagine di una pipa. Cose molto diverse, a ben guardare. Sottigliezze per la maggior parte delle persone. Ma se Magritte ci ha insegnato che  la  rappresentazione di un oggetto non è l’oggetto in sé, il semiologo francese Roland Barthes ci ha messo in guardia dalle cose stesse: una macchina non è solo una macchina, così come il volto di un’attrice non è solo un  primo piano impresso su una pellicola. “Miti d’oggi” uscito nel 1957 analizzava oggetti, mode e divi attraverso i quali la società contemporanea esprimeva se stessa: e se Greta Garbo, Audrey Hepburn e una vecchia Citroen sembrano ai nostri occhi forse un po’ distanti, una borsa firmata e la macchina indiana più economica al mondo ci sembrano già più familiari. “La voiture du peuple et le sac Vuitton. L’imaginaire des objets” (Fayard) di Eve Charrin ha il difficile compito di sdoganare gli oggetti  più rappresentativi del mondo contemporaneo e di svelare cosa rappresentano. La globalizzazione ha rafforzato miti e credenze e reso possibile la moderna utopia dell’univocità delle cose. Una borsa firmata non è quindi solo un bell’oggetto, ma la rappresentazione reale della caduta di un’intera classe sociale. Così come un’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma la fotografia di un’intera nazione. Charrin ripercorre la strada di Magritte e Barthes, giocando con i miti moderni, con gli status-symbol, con gli oggetti rassicuranti che pervadono la nostra quotidianità e ce li mostra sotto una nuova luce, più inquietante, forse, ma, sicuramente più autentica.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'