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Pedalando: storia della Francia in bicicletta

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La Petite Reine (la piccola regina): è questo il soprannome con cui i cugini d’oltralpe chiamano la bicicletta. Piccola, economica e in grado di raggiungere velocità inimmaginabili...

La Petite Reine (la piccola regina): è questo il soprannome con cui i cugini d’oltralpe chiamano la bicicletta. Piccola, economica e in grado di raggiungere velocità inimmaginabili nella vita quotidiana del diciannovesimo secolo. I francesi e la bici: un amore a prima vista, consolidato nel corso degli anni e immortalato nel documentario “La reine bicyclette” di Laurent Védrine. Dai primi velocipedi a pedali, fino alle nuove bici da città destinate a diminuire l’uso delle auto, passando per il movimento delle suffragette, la rivoluzione industriale e il neorealismo: la bicicletta ha rappresentato mode, opinioni, culture e rivoluzioni. Senza fare alcuna distinzione di razza, sesso o religione si è ritagliata un posto nel cuore di milioni di persone: emblema della democrazia, della libertà e del benessere, è stata eletta dai francesi come simbolo di uguaglianza. Come Marc Augé ci ricorda nel suo saggio “Il bello della bicicletta” (Bollati Boringhieri), la piccola regina annulla i conflitti sociali e si propone come l’unico mezzo capace contemporaneamente di esaltare la velocità e di abituare alla riflessione. Unire l’utile al dilettevole, cercare la libertà senza disturbare il prossimo, o l’ambiente. Discreta quanto basta per diventare la protagonista inconsapevole del cinema del dopoguerra grazie al neorealismo e alla Nouvelle Vague. E pacifica, come sottolinea il giornalista Didier Tronchet, che nel suo saggio “Piccolo trattato di ciclosofia” ( Il Saggiatore) ci ricorda la profonda differenza che esiste tra un automobilista e un ciclista: mentre il primo è diventato vittima di una visione individualista del mondo, il secondo è invece la testimonianza di un’umanità diversa, integrata nell’ambiente e nella comunità; quanto basta per farci sperare in un futuro migliore.

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