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Mi ricordo la stessa identica cosa ieri mattina

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Mi ricordo poche ore fa, quando ho aperto gli occhi al risveglio, uno sguardo alla radio accesa e la voce del giornalista che legge le prime pagine dei quotidiani.

Mi ricordo poche ore fa, quando ho aperto gli occhi al risveglio, uno sguardo alla radio accesa e la voce del giornalista che legge le prime pagine dei quotidiani, il richiudere gli occhi e il voltarmi dall’altra parte, mantenendo le orecchie aperte sul mondo che non vedo e che non mi interessa. Riprendere sonno, riaprire gli occhi sulla radiosveglia per scoprire come il tempo passa senza che me ne accorga, continuare così per un po’, col corpo che si richiude sotto le coperte e che muovo periodicamente per non farlo ripiombare nella notte, la voglia di dormire e l’impulso a vivere.

 

Mi ricordo la stessa identica cosa ieri mattina, e il giorno prima, e quasi tutti i giorni da qualche mese a questa parte, con solo la voce del giornalista che cambia di tanto in tanto. Mi ricordo che non era così prima, che mi svegliavo presto come ora, ma che mi alzavo subito e cominciavo a guardare curioso quello che avevo intorno, quel che volevo fare, chi avrei voluto incontrare. Mi ricordo le uscite per andare a correre, alle 8.30 nelle mattine d’inverno, con i brividi di freddo che si distendono poco a poco e si dissolvono proprio come la nebbia si dirada quando è scaldata dal sole.

 

Mi ricordo la fatica che cresceva correndo, lo sforzo, l’energia, il sudore, quell’esperienza di integrità e ottimismo che mi faceva mangiare il mondo, senza voracità, ma col gusto di chi assaggia ogni volta un cibo diverso.

 

Mi ricordo che scrivevo meno e che ero più sereno. Mi ricordo pochi minuti fa, quando guardavo la pioggia sottile e il cielo grigio, che non mi facevano ricordare niente, che mi toglievano l’entusiasmo perché nascondevano il sole.

 

 

Non mi ricordo

 

Non mi ricordo quando mia madre mi fece mangiare per forza un piatto di patate lesse condite con l’olio, tanto tempo fa, quando ero bambino. Non mi ricordo proprio, ma deve essere successo sicuramente, perché è l’unica cosa che non mi piace, anzi che mi provoca nausea e disgusto. Non mi ricordo neppure quando nello stesso periodo mi prendeva in braccio e mi consolava, dopo che ero caduto e mi ero fatto male, che piangevo e avevo bisogno di protezione. Non mi ricordo, ma sarà di certo accaduto tante volte, perché mia madre è una donna buona e scrupolosa, anche se sa nascondere bene le sue emozioni.

 

E non mi ricordo la prima volta che ho incontrato Laura, molte volte prima che scoprissi di essermene innamorato perdutamente. Qualche volta non mi ricordo neanche dove metto le cose e questo succede meno spesso di quanto vorrei che accadesse. Perché mi fa impazzire lo sguardo di Laura quando si accorge che faccio una cosa e ne sto pensando un’altra, il modo in cui mi parla per ricordarmi cosa devo fare. Non mi ricordo quante volte ho notato che somiglia terribilmente a mia madre, e adesso non mi ricordo nemmeno in cosa le somiglia. Non mi ricordo mai quanto sono stato male per ogni sua disattenzione nei miei riguardi, tutte le volte che torna a guardarmi e che ritrovo sempre il piacere e l’eccitazione del trovarmi di fronte alla creatura più meravigliosa di tutto l’universo.

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