Condividi su facebook
Condividi su twitter

Non è un posto da lupi

di

Data

Il lupo non crede ai propri occhi: lì davanti a lui c’è un gregge di pecore. Non ne vedeva uno da molto tempo, neanche lui si ricorda da quanto. Rimane un po’ indeciso a guardarle, nascosto tra gli alberi, ripassando mentalmente i movimenti del cacciatore.

Il lupo non crede ai propri occhi: lì davanti a lui c’è un gregge di pecore. Non ne vedeva uno da molto tempo, neanche lui si ricorda da quanto. Rimane un po’ indeciso a guardarle, nascosto tra gli alberi, ripassando mentalmente i movimenti del cacciatore. Poi ne individua due, un po’ isolate e separate dal resto del gregge. Eccole, si dice, sono mie. Si prepara, e con un balzo si para davanti alle due pecore. Non può fare a meno di complimentarsi con se stesso per l’eleganza e la rapidità del salto.
Ma, appena atterrato, la reazione delle due pecore lo rende incapace di muovere un altro passo: una delle due alza pigramente un occhio, continuando però a brucare l’erba, l’altra neanche lo degna di uno sguardo.
”Ma, non dovrebbero cercare di scappare, implorare pietà?”, si chiede. E lo riprende la solita insicurezza degli ultimi tempi: ”Devo aver di nuovo sbagliato qualcosa”.
La pecora che ha alzato un occhio finalmente smette di mangiare, alza la testa e lo osserva.
– Guarda un po’ lì, cos’è quello? – dice all’altra. Anche lei ora alza la testa, e lo guarda pigramente, con gli occhi sonnolenti, continuando a masticare.
– Mmm… non so. Deve essere uno di quegli animali un po’ stupidi, come si chiamano… elle qualcosa.
– Ah, dici che è una lepre?
– Ma no, quella è più piccola.
– Allora forse è un lama?
– Non credo, quello vive solo in Sud America.
– Oddio che schifo, non sarà mica una lontra?
Il lupo intanto, le guarda a bocca aperta. Non sta andando come aveva previsto, deve correre ai ripari.
– Io sono un LUPO! – grida, mostrando i denti.
– Ah, ecco cos’è! Un lupo.
– Beh, io stavo per dirtelo, se mi avessi lasciato parlare.
– Sì, come no… ma se hai detto che era una lontra.
– Però guarda che animale strano, e poi con quella buffa cosa sull’orecchio.
Ecco, lo hanno visto, pensa il lupo. Era successo qualche tempo prima: degli uomini su un elicottero lo avevano inseguito, sempre più vicini, con il fucile bene in vista. Dopo una fuga disperata, il lupo aveva capito di non avere più scampo. Si era fermato, si era voltato guardando negli occhi l’uomo con il fucile e pensando: ”Meglio morire come un vero lupo”. Ma, invece del colpo fatale, il fucile gli aveva sparato una siringa direttamente sul sedere. Un attimo di sorpresa, ed era caduto a terra, perdendo conoscenza, ma non del tutto. Aveva passato due ore immerso in un viaggio psichedelico, mentre percepiva intorno a sé gli uomini che lo palpavano, lo pesavano, lo misuravano, e infine gli attaccavano un pesante trasmettitore all’orecchio. Si era svegliato con un forte mal di testa, ma ancora più forte era stata l’umiliazione. E’ meglio allontanare questi ricordi, pensa il lupo, sicuramente non mi aiutano a cacciare. D’altra parte il sonnifero, il trasmettitore, e ora non essere riconosciuto da due pecore sono solo alcune delle tante umiliazioni dell’ultimo periodo. Intanto però, quelle due stanno continuando a discutere.
– Ma sì, è un lupo, è quella strana specie che hanno portato qui per ripopolare la foresta.
– Hai ragione, ed è anche una specie protetta, non dobbiamo farlo stancare o spaventare, mi raccomando.
Il lupo non ne può più, questo è veramente troppo: specie protetta a lui! Doveva interromperle subito.
– Macché specie protetta, io sono un lupo! Non ho bisogno della protezione di nessuno. Io sono un cacciatore implacabile, e sono qui per divorarvi.
A queste parole, le pecore si bloccano, smettono finalmente di mangiare, e lo fissano per alcuni secondi. Poi scoppiano contemporaneamente in una fragorosa risata.
– Ah Ah Ah… Oh mamma mia, non se sentivo una così da un sacco!
– Ma che spasso… divorarci, ma che idea!
– Che buffo questo lupo, anzi questo ’Cacciatore Implacabile’ … Ah Ah Ah!
A questo punto il lupo non sa più cosa fare, è da troppo tempo che non va a caccia. Vive del cibo che gli fanno trovare gli uomini, gli stessi dell’elicottero. Inoltre, da quella volta che gli hanno iniettato il sonnifero, nelle situazioni di stress ha delle strane allucinazioni: sente la voce di Jack London, da sempre il suo scrittore preferito, che gli rivolge pesanti critiche. Lo sta facendo anche adesso. ”Avanti lupo, vuoi farti prendere in giro da due pecore? Pensi che il mio Zanna Bianca sarebbe stato lì a discutere? Mi sembri un cane da borsetta, un peluche!”
A volte invece, cerca di spronarlo. “Su, attacca quelle pecore, e ti prometto che sarai sulla copertina della prossima edizione del Richiamo della Foresta.”
La voce del grande scrittore è sempre fastidiosa per il lupo, sa che la sente solo per via del suo esaurimento, ma questa volta ha ragione, deve riprendersi, deve far vedere chi è il padrone della valle.
– Sono qui per divorarvi, perché questa valle è il mio territorio!
Le due pecore si guardano scuotendo la testa.
– Te l’avevo detto che non capisce.
– Va bene, cerca di spiegargli tu la situazione, io odio dover parlare mentre mangio. E abbi pazienza con lui, ricordati che è una specie protetta.
Ancora questa storia della specie protetta.
– Vedi, caro lupo, forse tu non sai che non puoi neanche toccarci. Noi lavoriamo per un famoso stilista, forniamo la lana per i suoi maglioni. E se tu fai del male a una di noi i suoi avvocati non ti faranno uccidere, oh no, ma ti faranno spedire a ripopolare la Siberia. Già vedo i titoli sui giornali, le raccolte di firme per riportare finalmente il lupo in Siberia. Solo che quel lupo sarai tu. Ora dimmi: ti sembra una buona idea? A prima vista non mi sembri un lupo siberiano. Tu sei abituato a questa valle dal clima piacevole, alla vita comoda: lascia perdere.
– Ma non riusciranno mai a prendermi! Nella foresta so rendermi invisibile come tutti i lupi!
Ma anche lui ora si rende conto di aver detto una stupidaggine. Ha capito da tempo a cosa serve l’affare che gli hanno attaccato all’orecchio. Anche le pecore gli guardano il trasmettitore come a dire ”Lo capisci da te.” Gli uomini possono trovarlo quando vogliono e portargli il cibo. E lui lo ha mangiato quel cibo, incurante della voce indignata di Jack London che lo derideva: ”Non so proprio cosa fare con te, sei un vero rammollito! Questi tizi tu dovresti terrorizzarli, e invece accetti il loro cibo. Per favore, non ti chiedo di sbranarli, d’accordo, ma mordine almeno uno!
Ora però le pecore hanno una certa fretta di mandarlo via.
– Benissimo caro lupo, è stato un piacere. Andando via cerca di non calpestare l’erba per cortesia.
E l’altra:
– Scusaci per la fretta ma sai, abbiamo da lavorare, noi. Dopo pranzo andiamo a farci tosare e poi abbiamo due ore di massaggi.
Il lupo è il ritratto della sconfitta, si volta, le orecchie e la coda basse, e fa per andarsene. Ma, improvvisamente, capisce che forse… Forse quelle pecore gli hanno indicato una via d’uscita. Forse ha trovato la cura per il suo esaurimento, la soluzione a tutti i suoi problemi.
– Siberia, avete detto?
E quelle, con la bocca piena, annuiscono, continuando a brucare l’erba.
– È un posto molto simile all’Alaska vero? Al Klondike?
– Certo, ma ora se non ti dispiace…
– No aspettate, un’ultima cosa: ci sono anche neve e fiumi ghiacciati, il sole a mezzanotte, e magari anche i cercatori d’oro?
– Probabilmente sì, ma tutto questo che c’entra, vuoi lasciarci in pace una buo…
La pecora non è riuscita a terminare la frase, con un balzo il lupo le è alla gola e la uccide. L’altra non ha neanche il tempo di accorgersene, che il lupo le è addosso, non le lascia scampo. Quindi lancia un lungo ululato e, sorridendo, aspetta che lo vengano a prendere.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'