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Che a scrivere un libro sulla timidezza sia un ex avvocato di Wall Street potrebbe sembrare già di per sé un fatto curioso. Ma se aggiungessimo...

Che a scrivere un libro sulla timidezza sia un ex avvocato di Wall Street potrebbe sembrare già di per sé un fatto curioso. Ma se aggiungessimo che l’opera in questione non è un manuale per superare l’insicurezza, ma un elogio della calma e della introversione, risulterebbe ancora più anomalo. “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare” ( Bompiani) ha il difficile compito di sdoganare uno dei luoghi comuni più radicati nella società occidentale: la riservatezza non è una fastidiosa malattia invalidante, che va nascosta, combattuta, o estirpata dal mondo. Chi è introverso spesso è capace di ascoltare, di analizzare, di prevedere i problemi prima che si verifichino: la calma apparente che si cela dietro un volto arrossato, nasconde qualità che sembravano dimenticate. Susan Cain, brillante avvocatessa paralizzata dalla timidezza, ha deciso di abbandonare un lavoro redditizio e frenetico, per assecondare il suo carattere: lasciare le multinazionali per concentrarsi sulla proprie caratteristiche e mettersi a scrivere per raccontare a tutti cosa c’è di bello e potente nello stare in disparte. Accostare la parola “potere” alla parola “introversione” è forse una delle azioni letterarie più audaci degli ultimi anni: se la società accetta di buon grado aggressività ed egocentrismo, non sembra tollerare chi non vuole stare sotto i riflettori. Essere spettatori in un mondo in cui tutti vogliono essere protagonisti è un peccato imperdonabile: eppure defilarsi dal caos non sembra essere una strategia così debole, soprattutto in mezzo alle difficoltà. Insomma, se non si è in grado di vincere la guerra, è meglio non scendere in campo: la timidezza non solo può salvarci la pelle, ma può anche fare di noi persone migliori. Se non si è sempre occupati a stare al centro dell’attenzione si può impiegare il tempo in modo più costruttivo: ritirarsi dalla vita frenetica per osservare ciò che ci accade intorno potrebbe renderci più lungimiranti di chi si butta sempre nella mischia; potrebbe farci concentrare su un progetto abbandonato da tempo, sviluppare un’idea vincente o scrivere quel libro che avevamo iniziato anni prima. La riservatezza quindi non è un difetto, ma un modo di essere. E spesso può rivelarsi vincente.

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