Il Festival delle Web Serie

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Pubblichiamo questo articolo che ci arriva dall’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani e presenta il Roma Webfest, un’occasione utile anche per i nostri allievi di cinema che stanno provando a realizzare delle serie di fiction per internet.

Pubblichiamo questo articolo che ci arriva dall’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani e presenta il Roma Webfest, un’occasione utile anche per i nostri allievi di cinema che stanno provando a realizzare delle serie di fiction per internet.

Venerdì 10 maggio, nella sede dell’A.N.I.C.A. (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali) di viale Regina Margherita n°286 a Roma, si è svolta la conferenza stampa per dare l’annuncio del Roma Webfest – il primo festival italiano dedicato alle web series. Ossia, delle mini serie ideate e autoprodotte da filmaker in erba sui social network.

O almeno così era una volta.

Da prodotti naïf creati da troupe di cineasti autodidatti a scopo ludico, le web series stanno diventando un mezzo per estendere nella rete veri e propri canali tv.

Presenti all’appello i Manetti Bros, antesignani del genere con la loro serie SCUM del ’97; i protagonisti di “Super G” Francesco Montanari e Riccardo De Filippis (autore della serie stessa); gli autori, ideatori, nonché interpreti di “The Pills” Luigi Di Capua e Matteo Corradini; il direttore creativo di Fox e Floptv Michele Ferrarese; le autrici e conduttrici di WR8 (Web Radio Rai) Annalisa Vacca e Valeria Oppenheimer; i due ideatori del festival: Janet De Nardis e Maximiliano Gigliucci; infine una serie di addetti ai lavori tra televisioni e sponsor del festival.

Noi di Filmaker, che eravamo lì per curiosare. Anche perché all’interno del festival si svolgerà una sorta di concorso – il cui bando uscirà il 20 maggio – e i candidati avranno la possibilità di caricare i propri video direttamente sul sito del festival (http://www.romawebfest.it/).

Ma torniamo a monte.

Quella che doveva essere una conferenza stampa per presentare l’evento in tutte le sue sfaccettature, si è risolta invece come una tavola rotonda in cui i presenti hanno dichiarato, a volte senza mezzi termini, le loro opinioni sulle web series.

Un fenomeno in costante mutamento come il mezzo che le supporta, secondo Annalisa Vacca, e la cui evoluzione, al momento, è difficile da determinare, ma affascinante da seguire.

Non tutti, però, hanno sull’argomento questo sereno distacco.

Nel web esiste ancora una libertà di creare ed essere innovativi che le televisioni non concedono; nel web non esistono politiche aziendali da seguire o bisogna fare attenzione a pestare i piedi ai partiti, al Vaticano o associazioni come il MOIGE (Movimento Italiano Genitori). Nel web non esiste censura. E Riccardo De Filippis ha ragione da vendere nel domandare che spazio mai potrebbe avere in una programmazione televisiva una serie come “Super G”, i cui protagonisti sono due supereroi gay che contrastano un super-cattivo vestito da suora.

La risposta è immediata: nessuno. Anzi, sarebbe cestinata sul nascere.

Ed è molto probabilmente per questo motivo che Marco Manetti sostiene fermamente che nelle web series non devono entrare i soldi né della televisione, né del cinema.

Parole sante. Perché quel tipo di soldi, corrispondono a sponsor, che a loro volta corrispondono a politiche aziendali da seguire e partiti, Vaticano, MOIGE e quant’altro da compiacere.

Corrispondono alla censura. Con tanti cari saluti al caro estinto: la libera creatività.

Sorprendentemente, ma neanche troppo, a tutte queste critiche – a cui la madrina dell’evento, Janet De Nardis, cercava disperatamente di porre rimedio armata di diplomazia e buoni sentimenti – ha dato il via Michele Ferrarese; direttore creativo, sì di Fox, ma anche di Floptv e che quindi conosce molto bene sia la realtà televisiva, che quella del web.

La televisione sta perdendo inesorabilmente ascolti, il chè significa, pragmaticamente, una perdita economica di circa un milione di euro annuo di introiti. Perché la televisione va avanti con la pubblicità, ma quanto ci si può aspettare che gli sponsor siano disposti a sborsare quando la televisione stessa investe i capitali in “prodotti di merda” che poi la gente non guarda?

Amen.

Perché se è vero che c’è una fascia di pubblico che ciò che gli dai da vedere, guarda e si accontenta, è vero anche che ce n’è un’altra sempre più ampia che paga il canone bestemmiando e a seconda di quello che gli viene propinato si ribella.

Ferrarese identificava questa porzione di pubblico nella fascia di età che va dai quindici ai venticinque anni, ma la verità è che quella fascia d’età è la punta di un iceberg molto più grosso.

Perché nel web trovano un’isola felice tutti quelli che sono cresciuti beneficiando della televisione libera, vale a dire quella senza bollino; quando papà Stato e mamma Rai non avevano ancora stabilito che fossimo un pubblico facilmente impressionabile e privo di discernimento.

Di conseguenza, tenendo conto di questo pubblico, il tetto d’età sale quasi ai quarant’anni. Se poi volessimo prendere in esame anche quelli che si sono stancati di avere un’informazione parziale e faziosa, con serenità arriveremmo oltre ai sessanta, ma questa è un’altra storia.

Va da sé, alla luce di queste considerazioni, che le web series possono diventare un meraviglioso e fertile terreno inesplorato, con il rischio che venga colonizzato da sciacalli che non vedono l’ora di piantare bandiera per lucrare o una vetrina per mettersi in mostra in attesa di qualcosa di più “importante”.

Tuttavia, questo panorama apocalittico forse è infondato. Forse il cinema e la tv non hanno ancora capito il vero valore che risiede nelle web series o magari pensano, erroneamente, di poter rigirare i filmaker senza troppi problemi, come i “The Pills” ci illustrano in due “pillole” illuminanti dal titolo “Incontro con i produttori”( http://www.youtube.com/watch?v=g_xl0-ZGxOs ; http://www.youtube.com/watch?v=uYvau0FBoGI ).

Al momento, comunque, la cosa che abbiamo capito meglio da questa conferenza stampa è che tutti nutrono un interesse nei confronti delle web series, chi per difenderne la creatività e chi per speculare. Ma per cominciare a capire quale di questi interessi prevarrà alla fine, dovremo aspettare il festival che si terrà il 27-28-29 settembre al teatro Golden di Roma.

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