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Cosa mi piace fare

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Ogni volta che mi presentano qualcuno. O per lo meno, nel 90% dei casi in cui mi presentano qualcuno, e c’è l’occasione di scambiare qualche chiacchiera veloce.

Ogni volta che mi presentano qualcuno.

O per lo meno, nel 90% dei casi in cui mi presentano qualcuno, e c’è l’occasione di scambiare qualche chiacchiera veloce.

Il mio nuovo conoscente mi tiene la mano, strizza gli occhi, si allontana un tantino e immancabilmente dice “somigli a qualcuno”.

Somiglio sempre a qualcuno. E’ una vita, che somiglio a qualcuno. Ora, si potrebbe rispondere che essere simili a qualcuno sia in effetti un dato più o meno obiettivo, ed ecco spiegato il perché. Nient’affatto.

Perché non somiglio sempre alla stessa persona.

Il mondo dei miei nuovi amici si divide sostanzialmente in 3: quelli per i quali somiglio a una loro amica, e allora non posso sapere se sia un bene o un male. Poi ci sono quelli per i quali sono davvero uguale a questa o quella attrice: ognuna, a suo modo, dalla bellezza comprovata. Infine ci sono quelli secondo cui somiglio sì a celebrità, ma bruttine, bruttarelle o addirittura – se posso dirlo – bruttissime.

Sono anni, ormai, che citano sempre le stesse 4 o 5 persone, fatta esclusione per gli amici personali.

Non mi so francamente spiegare come un singolo individuo – e cioè io – possa essere tanto simile a persone tanto diverse.

Per la proprietà transitiva, si dovrebbe allora dire che Cameron Diaz sia praticamente identica a Gianna Nannini o che Francesca Reggiani e Francesca Neri siano quasi sorelle…

Non me lo sono mai spiegato, e anche adesso non so dare una spiegazione.

Fatto sta che quando mi presentano a qualcuno, aspetto qualche secondo, aspetto quello che mi dicono e – a mia volta – divido il mondo in tre categorie: quelli che mi scambiano per un’amica, da verificare; quelli che mi scambiano per Cameron Diaz: simpatici; quelli che mi scambiano per Gianna Nannini: antipatici.

 

 

A tavola. Se inizi a mangiare senza dire buon appetito, c’è sempre qualcuno che lo dice, e ti guarda male perché hai iniziato senza dirlo. Se te ne freghi delle buone maniere, opti per la convivialità e lo dici, c’è sempre qualcuno che risponde “non si dice”.

 

 

Quando, al supermercato, quella vecchia con l’aria arcigna ti passa davanti in fila mentre ti giri per prendere un pacchetto di gomme, senza guardarti negli occhi perché tu non possa ribellarti. E non lo fai, perché pensi è anziana ci vuole rispetto; ma pensi anche questa dovrebbe essere una nonna, che cavolo dovrà mai fare per sbrigarsi tanto, e comunque alla gente maleducata qualcuno dovrà dirglielo;  ma comunque non dici niente, e ti fai il fegato amaro.

E insomma cambi fila. Ma miracolosamente il tuo cassiere è più veloce, e finisci prima di lei. Prima di andare la guardi negli occhi e le fai un cenno di saluto, alla faccia del rispetto!

 

 

Il ricevimento a scola delle maestre. Ti danno la pagella, e ti dicono non fate confronti perché non significano niente. E La mamma di Tommaso, quella che ha sempre le cose di marca, che gira con il SUV, mi chiede quanto ha preso mio figlio. E, anche se non si dovrebbe, io glielo dico, perché alla maestra è sfuggito che è stato il migliore fra i maschi. Le sorrido, e non le chiedo niente del suo.

 

 

Dire “ma guarda che non stai male” ad una che ti dice che deve dimagrire. La vendetta per ogni volta che sono stata più grassa di qualcun’altra.

 

 

C’è sempre un prodotto che prima o poi ti servirà. Che serve sempre, e tu dovresti ricomprarlo quando sta per finire. Come, per esempio,  la crema contro il prurito da pizzico di zanzara. Ma non lo fai.

Ci pensi, come no, che dovresti. Te lo devi ricordare perché quando ti servirà poi ti maledirai per non averlo comprato, ci voleva un attimo. Ma non lo compri mai, perché tanto se arrotolo il tubetto qualcosa esce ancora. Ed ogni volta è la stessa cosa, e contorci il tubetto per spremere ogni piccola goccia, e qualcosa esce. E poi arriva il giorno. Quel momento in cui proprio non c’è più niente da fare, infili forte i pollici alla base del beccuccio, sotto quella corona di ferro; ma non esce niente, e la bolla ti prude, e tu ti maledici e ti dici sei stupida, dici lo potevo comprare quel giorno, ci voleva un attimo. E spremi ancora. Lo schiacci sul piano del bagno perché qualcosa ci deve essere. Ma non c’è più.

Poi decidi. Lo faccio con i denti. Ti metti davanti allo specchio. Metti bene il molare nel punto dove il tubetto è più resistente, il beccuccio fuori dalla bocca. E via! In diretta davanti allo specchio compi il miracolo. Esce quel millimetro di pasta bianca che ti da ragione, e ti cambia l’umore. Lo sapevo che ce n’era ancora…

 

 

Quando vai dal medico di famiglia anche se proprio non ti va, perché non puoi proprio più rimandare.

E la segretaria ti dice “signora a quest’ora non possiamo più mettere nessuno in attesa”

 

 

Quando vai al ristorante al mare ed è pieno di gente. Gruppi in fila, e tu smani perché vorresti proprio sederti e gustarti il sole ed un piatto di spaghetti. E poi arrivano altri, e tu punti la cameriera perché proprio non puoi permettere che ti passino avanti. Ma loro sembrano sicuri di se’ e pensi questi sono amici di qualcuno, l’italia funziona sempre così. E allora non molli la presa, non ti distrai un attimo, e ingaggi un duello di sguardi con quella dall’aria più sicura. Controlli ogni tavolo che si alza, quanti sono, e per te diventa una questione di vita o di morte. Il tavolo che ti piace chiede il conto, il numero è perfetto, sono 6; ma anche loro sono 5, e la ragazza raccoglie la borsa.  Scruto ogni segnale, questi si stanno preparando a sedersi, te lo dico io. Adesso ci devo discutere; oppure vado alla cassa e dico guardi però che non si può fare così. Mi muovo, cerco di conquistare terreno e dico persino a mio figlio amore vatti a sedere li.

Poi arriva la cameriera e dice: signori il tavolo è quasi pronto. Che sollievo. Allora c’è una giustizia. Ordino molto più di quello che vorrei mangiare.

 

 

Dico”sono a dieta” e tutti mi guardano così perché sto bevendo una birra mentre mangio gli stuzzichini. Dico “la mia dieta lo consente” sospettando fortemente che maionese fritto formaggio e salame forse non sono propriamente consentiti, anche se il pane che li accompagna lo è.

Perché la mia è una dieta che si basa sui carboidrati. E ne posso mangiare tanti. Si lo so, è incredibile perché di solito te li levano, i carboidrati. (Ma io non potrei mai privarmene, quindi non potrei mai rispettare una dieta, se me li proibissero completamente, o anche solo in parte – levo???).

E poi posso bere. Strano, no? Posso bere la birra. E anche qualche cucchiaino di maionese è consentito. Basta che non sia prosciutto crudo.

Così facendo, scaccio via quel dubbio che assalirebbe chiunque. E cioè: ma se mangio e bevo tutto quello che mangio e bevo, allora come è possibile perdere peso?

E allora è come se sfidassi la sorte, aggiungendo sempre una cosina in più che in fondo è poca non può fare la differenza. Arrivando persino a teorizzare delle motivazioni quasi scientifiche del perché in effetti quella specifica sostanza  possa essere inserita nella mia dieta. Basta che non sia prosciutto crudo.

Poi dopo qualche giorno salgo sulla bilancia, e scopro con soddisfazione che vedi, avevo ragione, la maionese il fritto il formaggio e il salame non hanno fatto la differenza.

Sono stata brava, a non mangiare mai prosciutto crudo.

 

 

Quando rimango in macchina ancora un paio di minuti, senza spegnere la radio, senza fare niente. Perché così quell’appuntamento che proprio non mi va di fare dura un paio di minuti di meno.

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