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Lo squaqquero

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Lo squaqquero è arrivato da qualche parte molto lontana, nessuno ha capito da dove, però. Forse gli esperti ne sanno di più. È incauto, introspettivo e sicuro di sé. Ti guarda con severità e tu pensi bisognerebbe vietargli di guardare perché tutte le volte toglie il respiro.

Lo squaqquero è arrivato da qualche parte molto lontana, nessuno ha capito da dove, però. Forse gli esperti ne sanno di più. È incauto, introspettivo e sicuro di sé. Ti guarda con severità e tu pensi bisognerebbe vietargli di guardare perché tutte le volte toglie il respiro. In effetti, funziona così, lui ti guarda e ti ruba il respiro, non quello che ti fa sopravvivere ma quello che ti fa pensare. Il respiro dell’anima, è di questo che sto parlando. Non ha un colore ben preciso, anche perché i parassiti che vivono sulla sua schiena mangiano la sua pelle e fra sangue e carne i colori si mescolano. Questa, però, ricresce grazie ai pensieri della gente. A Namagira non ne possono più, vogliono a tutti i costi liberarsi degli squaqqueri ma non è facile acchiapparne uno. Paolo Tierrini, uomo di tutto rispetto in città, ha perso i suoi pensieri per la fissazione che gli era venuta di catturarne uno. Inutile continuare a ripetergli che era rischioso, a lui non importava. Adesso Paolo, gira per la città senza un solo pensiero nella testa, senza una ragione che lo spinga a campare. Neanche lo sa più chi è e perché c’è. Un modo per farli sparire l’hanno trovato. Bisognerebbe non guardarli più e loro lentamente perdono prima i parassiti, poi la pelle e infine a poco a poco la loro carne si scioglie come sangue liquido e non resta niente. Così fu per lo squaqquero di Paolo. Un giorno, Paolo non lo trovò più, al suo posto nella gabbia c’era solo una pozza di sangue blu, come i suoi pensieri. Nient’altro. Si era dissolto come la testa di Paolo.

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