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Nella casa del cinema

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Cinema e letteratura. Film su scrittori, romanzi trasposti in film, film che diventano romanzi, la narrativa che usa tecniche cinematografiche, il cinema che usa tecniche letterarie.

Cinema e letteratura. Film su scrittori, romanzi trasposti in film, film che diventano romanzi, la narrativa che usa tecniche cinematografiche, il cinema che usa tecniche letterarie. Il cinema è morto. Il romanzo è morto.

Eppure qualcosa di vivo ogni tanto c’è. Per esempio il film di François Ozon Nella casa.

In questo film un ragazzo liceale scrive un unico tema a puntate su un suo compagno di classe e sulla sua famiglia. Il tutto ambientato nella casa dove il ragazzo-scrittore passa tanto tempo per dare ripetizioni di matematica al compagno di scuola. E intanto, da bravo narratore, cerca indizi di crisi coniugali, di dissidi genitori-figlio. Però all’inizio gli va male perché quella che sta cercando di raccontare è una famiglia modello. E così ci sarebbe poco da raccontare perché, come scriveva Tolstoj, “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.”

L’unico elemento di contrasto al principio è lo sguardo velenoso del ragazzo narratore.

Un tema dopo l’altro. il prof. di lettere non riesce e non vuole fermare lo sviluppo narrativo. Anche se i programmi scolastici del ministero non prevedono certo che un allievo scriva per tutto l’anno un unico tema a puntate. Cioè un romanzo. Ma quando qualcuno scrive bene non è facile abbandonare la lettura, e di conseguenza anche un film ben raccontato. Le parole del tema-romanzo sono lette dalla voce off del ragazzo, mentre la macchina da presa fa entrare nella casa della storia lo spettatore insieme al narratore in persona, che si muove e vive nella scena e nella vita della famiglia del compagno di scuola.

È tutto vero quello che il ragazzo racconta nei suoi temi, e quindi nel film, o è solo verosimile? Per il prof. è più importante che sia verosimile. Che sia cioè ben raccontato. Che segua degli sviluppi drammaturgici interessanti, emozionanti e belli da leggere, e quindi da vedere. E il ragazzo segue il maestro di scrittura (ormai evidentemente non più nelle vesti di prof. di lettere ministeriale) in questa idea di verosimiglianza narrativa. Anzi, va oltre. Lavora di fantasia e il dramma inquadratura dopo inquadratura, pagina dopo pagina, si fa pressante, le relazioni della famiglia del compagno di classe si sfaldano. Peggiora la vita dei personaggi, ma si fa appassionante e migliora la vita del prof. che legge e commenta. Ma migliora anche la nostra visione-lettura del film. È proprio vero che chi fruisce di un’opera è un cinico che si diverte delle tragedie altrui, come se fossero le proprie. Gli occhi del ragazzo che narra sono sempre più infossati, rossi, sanguigni, da film horror. È posseduto. Dall’estro narrativo.

I personaggi si scambiano battute nella casa. Quando le battute sono inefficaci, i dialoghi non funzionano. Ce ne accorgiamo anche noi spettatori. Così il film non può andare avanti. Diventerebbe melenso, inutile. Da andare in bagno a fumare, a telefonare. Niente paura. Il prof. chiama il ragazzo in classe, fuori dall’orario scolastico, e sulla lavagna gli spiega, ci spiega, che una storia ha bisogno di conflitti forti. Che in un romanzo (in un film) non si può cambiare registro linguistico all’improvviso. Cose così. Il ragazzo allora riprende la storia e la rende più forte, molto più forte. I conflitti diventano durissimi, dolorosi.

Ma la storia raccontata, interrotta, ripresa non è solo il tema-romanzo-film che ci narra il ragazzo con l’aiuto del prof., è anche la vita del ragazzo e la vita stessa del prof. E le parole e le azioni dette e compiute nella casa finiscono per colpire le parole e le azioni delle vite vere delle persone-personaggi. I piani si confondono. Il cinema diventa vita, la vita diventa letteratura. Il dramma non può fermarsi. E gli occhi dell’autore del tema lungo quanto un romanzo non si chiudono mai. È incessante la sua voglia di finire la storia. A tutti i costi. Vuole possedere i destini dei personaggi (anche delle persone?). Vuole veder scorrere il sangue. Vuole un finale duro da digerire. Un finale cattivo e a sorpresa. Però verosimile.

E un film così ci porta “Nella casa” ideale della narrativa. Fino in fondo.

 

P.s. François Ozon ha girato il film Ricky tratto dal bellissimo racconto Falena di Rose Tremain che Omero editore pubblicherà nel 2013 nella raccolta Le tenebre di Wallis Simpson.

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