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I Brueghel. Quando l’arte è nel DNA

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Se una famiglia di pittori riesce a preservare il successo per quattro generazioni, significa che la tecnica concepita dal capostipite funziona e che i cromosomi sono buoni!

Se una famiglia di pittori riesce a preservare il successo per quattro generazioni, significa che la tecnica concepita dal capostipite funziona e che i cromosomi sono buoni!

Lo testimonia la mostra “Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga” al Chiostro del Bramante.

Con oltre 100 opere, create tra il XVI e XVII secolo e divise in cinque sezioni, viene riconsegnato appieno il cammino artistico della talentuosa dinastia.

Contestualmente all’arte italiana – che nel periodo rinascimentale si concentra sulla figura umana e sul rigore prospettico –  l’arte fiamminga concede il primato alla natura, da semplice fondale ora elevata a protagonista della tela.

Il primo Brueghel, Pieter il Vecchio – attingendo sia dall’universo fiabesco del maestro Bosch che da quello folcloristico dei detti popolari – ci catapulta subito nell’irriverente disamina della miseria dell’uomo con l’ineluttabilità dei suoi vizi. Un vortice risucchia nelle tele lo spettatore che diviene quasi compartecipe delle scene allegoriche e dei passaggi plumbei.

Sono i figli di Pieter Brueghel il Vecchio (Pieter il Giovane e Jan il Vecchio) i primi a fare tesoro del bagaglio lasciato dal padre. Anche Pieter esplora ogni sfumatura delle imperfezioni umane ma in lui si avverte una maggiore condiscendenza che ammorbidisce l’originario taglio più austero e didattico. Se da un lato strappa più di un sorriso la raffigurazione grottesca  – che vira a una schematizzazione caricaturale – di tratti fisici e psichici, dall’altro non mancano macabre allusioni alla fugacità della vita. Anche dietro all’innocenza di un passatempo infantile o alla quiete di un paesaggio innevato possono celarsi trappole mortali.

Il fratello Jan il Vecchio rappresenta, invece, il ramo più colto e aristocratico della famiglia, segno distintivo che va a riflettersi anche nelle sue minuziosissime opere. Dotato di una perizia per la riproduzione dei dettagli tale da farli sembrare percepibili al tatto – per questo soprannominato “Jan dei velluti” – si distingue nel percorso espositivo anche per i colori vividi e laccati.

La medesima ricercatezza dello stile e del tratto viene ripresa dal figlio Jan Brueghel il Giovane che, oltre alla serie delle allegorie, spicca nella mostra per i quadri strabordanti di composizioni floreali che assurgono a simbolo di mondanità.
Analogamente alle contemporanee case di moda il cui marchio è ritenuto affidabile e prestigioso, così ogni opera siglata “BRVGHEL” diviene all’epoca sinonimo di eccellenza. La diffusione delle botteghe, che raggruppa grandi artisti con una cospicua schiera di collaboratori, è un fruttuoso metodo lavorativo atto a garantire un’economia di costi e di tempi a cui neanche i Breughel possono rinunciare.
La mostra prosegue con Jan van Kessel il Vecchio  e i suoi meticolosi cataloghi, impressi su supporti di rame o marmo, di farfalle, insetti, rettili e conchiglie.
A segnare l’epilogo della prolifica stirpe fiamminga è l’ultimo discendente Abraham “il fracassoso” che, forte del suo metodo istintivo lontano dai dettami di famiglia, abbandona per sempre le Fiandre.

In un tragitto in cui il confine tre realtà e finzione è quanto mai labile, l’arte dei  Breughel si muove accarezzando l’oscurità dell’ideologia protestante ma anche la lucentezza dell’esotico.

 

 

Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga

Chiostro del Bramante – Roma

18 dicembre 2012 – 2 giugno 2013

A cura di Sergio Gaddi e Doron J. Lurie

Prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con DART Chiostro del Bramante

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