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Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia

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Domenica 28 aprile si è concluso il Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia, arrivato quest’anno alla sua VII edizione.

Domenica 28 aprile si è concluso il Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia, arrivato quest’anno alla sua VII edizione. Nel centro storico perugino un’infinità di appuntamenti che come ogni anno portano nel cuore dell’Umbria un dibattito sempre in evoluzione attorno alla variegata categoria del giornalismo.

Sabato 27, complice il suggerimento di un’amica, abbandono l’idea del treno e raggiungo Perugia in pullman. Non devo fare cambi, impiego un tempo ragionevole e il mio viaggio è lo stesso slow. Slow travel è il mio motto. E, per adesione, “Slow journalism” il primo incontro della mia giornata.

Perugia è la stessa. Scarpe comode, abbigliamento a strati. Cartina alla mano ma non serve, i luoghi del Festival sono concentrati nel centro. Facili da trovare.

Mi accomodo già soddisfatta: tempistica perfetta, location gradevole, blocchetto per qualche appunto. Comincia l’incontro. Partecipano Andrea Ferrazzi, fondatore di Slow Communication, Serena Danna del Corriere della Sera e Andrea Iannuzzi, direttore AGL. Ho scoperto da poco l’esistenza di Slow Communication. E’ un movimento che intende diffondere una nuova ‘alfabetizzazione mediatica’, una nuova ‘etica intellettuale’ che si fonda sulla ricerca di un equilibrio sostenibile tra la velocità e l’immediatezza del Web e il pensiero lento. Con la prospettiva di sostenere la necessità di imparare ad utilizzare il Web 2.0 con più moderazione e meno dipendenza. Con più consapevolezza e responsabilità.

Sono curiosa di sentire il fondatore. Esordisce affermando che è necessario rallentare la comunicazione. Per Ferrazzi la troppa informazione rende disinformati. E secondo lui bisogna recuperare la saggezza, la saggezza del contadino. Cita lo storico Johan Huizinga, secondo il quale, in una società con istruzione elementare diffusa e immediata pubblicità dei fatti del giorno, l’uomo comune diviene sempre meno dipendente dalla propria capacità di critica, di pensiero, d’espressione e recepisce tutto passivamente, perdendo il senso critico che è alla base del bisogno di verità. Attualizzando un paradosso dunque, Ferrazzi riafferma che la troppa informazione rende sotto-informati. Avere a disposizione una massa infinita di notizie , analisi, opinioni, crea l’illusione di conoscere tutto. Inoltre, si è passati da un sistema media-centrico ad uno io-centrico. L’accesso alla Rete permette di comunicare ciò che si vuole. L’ambiente on-line può favorire una lettura rapida, un pensiero distratto e affrettato ed un apprendimento superficiale.

Posizione interessante quella di Ferrazzi. Però, domanda: potrebbe essere invece che il Web, il Web 2.0 in particolare, non abbia nulla poi di così tanto preoccupante? Ma per Ferrazzi non è questa la convinzione dominante. Con un parallelismo con il mondo dell’alimentazione auspica per il mondo dell’informazione, del giornalismo, la filosofia di Slow Food. Si dovrebbe mettere in discussione dunque l’informazione stile fast-food. Si dovrebbe sostenere una dieta mediatica equilibrata e un equilibrato rapporto con la tecnologia. E si dovrebbe rallentare la comunicazione e rendersi conto che <<la lentezza non è sinonimo di inefficienza>>.

Gli interventi che seguono sembrano cercare un’alternativa alla posizione di Andrea Ferrazzi. Quello di Andrea Iannuzzi non ripercorre la contrapposizione fast-slow , ma quella buona-cattiva informazione. Che può esserci sia nella carta stampata che nel Web, anche se prevale (ancora) la convinzione della superiorità della prima. Serena Danna trova il punto d’incontro nella contrapposizione mondo virtuale-mondo reale in FB. La nascita di questo social network nel 2004 ha segnato un punto di svolta. Il Web è diventato così la continuazione della società non il suo opposto. On-line e off-line si incontrano e, soprattutto, comunicano.

A conclusione dell’incontro ho già tanti spunti di riflessione. La mia giornata slow prosegue.E’ un giorno di primavera dal tempo incerto, ma le certezze perugine compensano: altissima qualità e concentrazione di eventi, qualità dell’organizzazione, ottima ospitalità dei servizi e pure buon cibo. Il prestigio internazionale dell’evento e il forte legame che ha con il territorio sono ormai consolidati. A Festival concluso il bilancio degli organizzatori è di tutto rispetto: 400 Speaker, un’infinità di eventi che hanno attirato tanti visitatori. E tanti visitatori virtuali. 120 mila visite al sito, 20 mila accessi giornalieri per i video della web-tv. I tweet hanno superato le 50 mila unità nei cinque giorni dell’evento. Nella giornata conclusiva l’hashtag del Festival è stato quello più citato d’Italia. Circa 45 mila i contributi solo su Twitter. Dalle analisi delle parole adottate pare che la frequenza di nomi di giornalisti famosi sia stata minore rispetto a quella di concetti come ‘fiducia’, ‘crisi’.

Che anche il Web accolga e stimoli pure una riflessione profonda e slow?

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