Condividi su facebook
Condividi su twitter

Riserva dello Zingaro. La memoria del fuoco

di

Data

– Che ci andate a fare alla Riserva dello Zingaro? Non lo sapete che nell’agosto scorso è bruciata per l’ottanta per cento?

– Che ci andate a fare alla Riserva dello Zingaro? Non lo sapete che nell’agosto scorso è bruciata per l’ottanta per cento? Danni incalcolabili alla Natura e al Turismo di questa parte della Sicilia!

L’incendio alla Riserva dello Zingaro (TP), nell’agosto 2012 (foto dal web)

Per fortuna non ci facciamo abbattere dagli allarmismi e fortificati da quel po’ che sappiamo della flora mediterranea – a Ponza di incendi di vaste proporzioni ne abbiamo in media uno ogni due anni! – decidiamo di partire lo stesso.

Castellammare del Golfo (TP). Panorama dall’alto

E allora: treni e navi e poi… solcando il blu… si raggiunge Palermo con un viaggio notturno sul mare finalmente calmo… e di qui, ancora in treno, Castellammare del Golfo. La riserva si estende appunto tra i comuni di Castellammare e San Vito Lo Capo.

Google map della punta Nord-occidentale della Sicilia, con il sito della Riserva dello Zingaro

Si prende una macchina in affitto sul posto e si va…
La Sicilia ci accoglie ridente e luminosa, con le sue strade fiancheggiate di mimose, in questi giorni al massimo della fioritura (Chapeau! …a chi ha pensato a questo tipo di arredo stradale: davvero strepitoso!).

Mimosa saligna è dovunque lungo le strade della Sicilia nord occidentale

Alla Riserva dello Zingaro arriviamo per sentito dire, come una specie di santuario della vegetazione mediterranea, ma del tutto sprovveduti riguardo a quel che c’è dietro e intorno; a parte l’incendio recente. Oppure che certe cose …le scopriremo solo vivendo  (lo diceva Battisti!) …Che poi, riguardando la cartina… È vero, era così evidente!
…Ma che potevamo saperne, prima? Eravamo nello stato d’animo di un’escursione – anche se discretamente impegnativa, 7 Km! –  non di un viaggio estremo!

 

Il luogo è bellissimo; c’è sempre il mare azzurro a fare da sfondo, in questi primi giorni di vera primavera. Si raggiunge il sito per una strada che passa davanti ai Faraglioni di Scopello, che da soli meritano una visita.

I Faraglioni di Scopello prospicienti i locali di una vecchia tonnara (propr. privata)

E poi la riserva vera e propria.

– Sì – dice il custode – bruciare è bruciato… Il fuoco è venuto da lontano… Qui d’estate con il vento di scirocco è tremendo per la propagazione degli incendi… Trovano la vegetazione riarsa e spesso brucia tutto…

A non saperlo, non si direbbe che è andato tutto in fumo solo pochi mesi fa.

Ma che la Natura non prevede vuoti, questo lo sapevamo… che tutto ricresce, anche se in un modo diverso, e progressivamente ritrova un suo equilibrio. Ci confortavano in questo la piogge dei mesi passati… Infatti è tutto verde e fiorito…

Erbe in fiore (in blu Echium vulgare – Fam. Boraginaceae); due carrubi (Ceratonia siliqua – Fam. Fabaceae) e tra di esse una Ferula communis – Fam. Ombrelliferae (ubiquitaria)

Quasi all’inizio del percorso ci si imbatte in una galleria con un cartellone ligneo in bell’evidenza… O beh, autocelebrativo! – si pensa. Invece…

E la data, l’accenno alla strada… Certo! …Ma va’ a sapere, prima!

Poi si viene travolti dalle piante, colori, profumi… Ogni cosa ne ricorda tante altre, a noi che andiamo per isole da quando eravamo bambini… E ogni nuova occasione è un riepilogo di tutte le precedenti…

Si notano le similarità e le differenze con la vegetazione già vista e conosciuta altrove; altre  coste a picco sul mare: le ponziane, le isole del Golfo di Napoli, la Sardegna…

Forse qui meno giallo di ginestre (Spartium junceum) rispetto a Ponza, e più verde; mentre manca del tutto il giallo precoce della Genista ephedroides.

 

La presenza della palma nana (Chamaerops humilis  – Fam. Arecaceae) è preponderante, quasi la pianta regina dello ‘Zingaro’; qua e là affiorano i segni dell’incendio; se ne vedono i tronchi anneriti, da vicino e anche da lontano…

Con l’esperienza che abbiamo, di incendi che interessano la macchia mediterranea, riusciamo a fare una classifica delle piante che si riprendono prima – germogliano di nuovo dalla radice – dopo la prova del fuoco: la prima è l’erica… Ma con la palma nana non avevamo una grande dimestichezza (a Ponza c’è qualche raro esemplare; di più a Palmarola…)

Succede, per le palme, che la vitalità della pianta è assicurata dall’integrità del centro germinativo, ovvero dalle foglioline della rosetta apicale. Evidentemente esso è entro certi limiti protetto dal fuoco; è esposto invece all’azione divoratrice delle larve del ‘punteruolo rosso’ (Rhynchophorus ferrugineus) che infatti ne sta facendo strage. A rischio anche la Palma nana, che secondo le prime segnalazioni ne sembrava immune. Comunque non abbiamo visto segni apparenti di un’infestazione in atto, allo ‘Zingaro’.

Segue una serie di foto in cui la padrona di casa ‘posa’ con occasionali comprimarie…

Palma nana, in basso a dx, con elicriso (Helichrysum italicum – Fam. Asteraceae)
Calicotome infesta, una ginestra spinosa, qui insieme alla palma nana con lo sfondo del mare
Un cisto (Cistus incanus) insieme ad una palma nana sul lato a monte dello Zingaro
Palmetta con lentisco (Pistacia lentiscus – Fam. Anacardiaceae) sulla dx, su un piccolo fiordo
Ferula in primo piano, con una palma nana e una macchia di Euphorbia dendroides (Fam. Euphorbiaceae) sullo sfondo di una delle tante calette dello Zingaro

Svariate sono le costruzioni poste lungo il percorso, che illustrano gli impieghi tradizionali delle piante della riserva (alcune sono chiuse, per la stagione)… Ce ne parla uno dei guardiani ad una sosta. Con le fibre della palma nana si intrecciavano ceste e stuoie; così con l’asfodelo. Dal frassino, per incisione del tronco viene emessa una linfa che presto rapprende e costituisce la sostanza base della ‘manna’, un blando lassativo, molto diffuso in passato.

Frassino o orniello in fiore (Fraxinus ornus – Fam. Oleaceae). Sotto, le incisioni sul tronco

Lungo il sentiero si incontrano anche altri endemismi; piante cui si rimane legati e che fa piacere ritrovare – ma sarebbero storie troppo lunghe da raccontare – come la Lithodora rosmarinifolia, ispiratrice del cosiddetto “blu di Capri” già incontrata e descritta in queste pagine [vedi su “O” D’inverno per isole. La ricerca del blu 
del 21.03.10].

E l’altra Boraginacea, dal fiore giallo: Cerinthe maior, dolce da succhiare (qui sotto):

Si arriva infine all’estremo della riserva dalla parte di S. Vito. È mezzogiorno passato da un pezzo e non si ha nessuna voglia di tornare indietro per lo stesso sentiero:

– Altri sette chilometri? Noo!

 

E qui comincia il bello!

Che si fa?

– Raggiungiamo la strada asfaltata – è l’idea che prevale – qualcuno che ci riporti indietro lo troveremo!

Facile a dirsi! Cammina cammina… il nervosismo comincia a serpeggiare, come la strada… che continua sì – dopo una curva ce n’è sempre un’altra! –  ma niente che somigli alla ‘Provinciale’ che ci si aspettava…
Il sole picchia, l’acqua è finita e l’incertezza dell’esito mina la fiducia nel capo della spedizione (succede sempre così!).

Al punto che qualunque ritrovamento di una pianta particolare suscita moti d’ira:

– Ancora piante!… Ma basta!

Fioritura della valeriana rossa (Centranthus ruber – Fam Valerianaceae) su un tratto di costa all’uscita dallo ‘Zingaro’

Fino a che – ormai si disperava – passa una macchina!

È un angelo venuto dal cielo che ci dà un passaggio e ci spiega l’arcano: avremmo dovuto informarci meglio, ma a volte le imprese che sembrano facili si sottovalutano.
Non c’è nessuna strada che torni indietro per una via asfaltata al punto di partenza.

Era quella che si doveva costruire – ecco cosa voleva dire quel tabellone in galleria! – e non si è fatta per la mobilitazione di gruppi ecologisti che si opponevano non tanto alla strada, quanto alla speculazione edilizia che ne sarebbe seguita! Infatti quegli anfratti tra il verde e quelle cale sul mare facevano gola a molti, al tempo… E lungo la strada per S. Vito Lo Capo – è lì che l’Angelo ci accompagna! – uno di quei ‘villaggi turistici’ lo possiamo anche vedere (insomma! …Hanno fatto bene a fermare i lavori!).

E la strada per tornare fa un lungo giro all’interno, ben lontano della linea della costa, per un totale di ben 42 Km, per chiudere un lungo anello cui mancano appunto quei fatidici 7 Km.

 

Incredibili a volte le coincidenze. In una corrispondenza e-mail del giorno dopo con un amico da Roma che chiede dove sono sparito, ad un accenno di spiegazione per SMS: – Sono in Sicilia, alla Riserva dello Zingaro – ricevo un torrente di meraviglia e di esclamazioni:

“Ah infamissimi! Io naturalisticamente soggiornavo a metà degli anni ’70 nella Riserva dello Zingaro, quando era un paradiso terrestre attaccato dalla speculazione edilizia. Ma noi sabotavamo le ruspe pisciando dentro i serbatoi. L’ho conosciuto Adamo ed Eva e mi sono bagnato nella broda primordiale.
Quel viaggio lo facevamo carichi come i muli, con le tende, le bombole, le taniche dell’acqua. Lì salivamo all’alba sul monte più alto per mangiare i fichi freschi della notte col pane duro della nostra orgogliosa ritrovata selvatichezza… (T. P.)”.

Insomma… praticamente l’ultimo movimento popolare e spontaneo coronato da successo dopo la spedizione dei Mille (che forse neanche era stata altrettanto popolare)…
…e noialtri chi gnienti ni sapavamo, ah!

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'