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Reality. Il fascino misterioso del non detto

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Chissà se Janina Turek, la mattina in cui è stata abbandonata dal marito, ha scagliato al muro una tazza di caffè nero e poi ha vagato con lo sguardo fuori...

Chissà se Janina Turek, la mattina in cui è stata abbandonata dal marito, ha scagliato al muro una tazza di caffè nero e poi ha vagato con lo sguardo fuori la finestra? E chissà se, mentre l’infarto l’ha colpita per la strada, un pezzo di pane o delle arance sono balzate fuori dalla sua busta della spesa. Ci provano, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, a fornire delucidazioni, partendo dallo “studio” della morte della casalinga polacca. I due artisti accolgono il pubblico – non senza divertirlo – con un esperimento meta-teatrale, simulando cadute in posizioni credibili o grottescamente improbabili.

Janina non avrebbe mai pensato che i 748 quaderni su cui ha registrato per oltre cinquant’anni, ogni telefonata, ogni persona incontrata di sfuggita, ogni pasto consumato e programma televisivo visto venissero ritrovati, usati per un reportage e scandagliati, anche tra le righe, per un evento teatrale. Quel che emerge dall’apparentemente sterile elenco numerato, è una vera e propria diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo e, ancor prima, il profilo di un’esistenza permeata dalla solitudine. Con il passare degli anni, così come la perizia di catalogare si affina, in maniera inversamente proporzionale gli eventi a cui la donna partecipa diradano fino a esaurirsi quasi del tutto. E sono le numerose cartoline che si spedisce da sola a far da triste sottotitolo al racconto.

La recitazione, sebbene sia progettata al dettaglio, resta immune da ogni formalismo, puntando invece alla fluidità e alla sobrietà. Sia che si accenni al passaggio del corteo di Fidel Castro, o all’arresto di Solidarność o a una domenica solitaria davanti alla TV, il tono mantiene un ponderato distacco che non tradisce emozioni. È grazie al timbro posato, sommesso ma spesso intriso di un misurato sarcasmo che la drammaturgia non si appesantisce, non deludendo così le aspettative abilmente create nell’incipit e non riducendo il testo a un pedante susseguirsi di numeri collegati a azioni insignificanti. Deflorian e Tagliarini, sempre rivolti verso lo spettatore con cui sembrano condividere un intimo pettegolezzo, fanno affiorare pian piano la psicosi di Janina attraverso personali ricostruzioni dedotte dal bizzarro schedario. Ma, quei “vuoti”, quel “non detto” arriva a compromettere perfino l’autenticità dei documenti scritti, scavando ulteriori buche difficili da ricoprire con il terreno mancante. Quanta realtà è possibile vedere? A ciò risponde la Deflorian che, in veste di danzatrice balinese, è coperta da un telo dietro al quale, nonostante si intuisca, non si saprà mai con certezza cosa succede.

Visto al Teatro Palladium di Roma in aprile 2013

Reality
ideazione e performance Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
a partire dal reportage di Mariusz Szczygieł “Reality”
traduzione di Marzena Borejczuk
disegno luci Gianni Staropoli

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