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Il fenomeno YouReporter: quando la notizia la dai tu

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Vi sarà capitato, recentemente, di visualizzare almeno uno degli innumerevoli video che riprendevano il momento della nomina del nuovo Pontefice e la sua prima dichiarazione pubblica in veste di Papa Francesco.

Vi sarà capitato, recentemente, di visualizzare almeno uno degli innumerevoli video che riprendevano il momento della nomina del nuovo Pontefice e la sua prima dichiarazione pubblica in veste di Papa Francesco. Ebbene la sera del 13 marzo chi si fosse trovato con la Tv sintonizzata su RAI 1, che riprendeva l’evento in diretta, e intanto avesse dato uno sguardo al sito di YouReporter avrà assistito a qualcosa che solo 10 anni fa sarebbe stata impensabile ma che ora è pane quotidiano: YouReporter, dopo pochi minuti dal discorso del neo Papa, iniziava a pubblicare video a testimonianza di quello che è considerato un evento storico mondiale.

YouReporter, come tutti sapranno, è un sito web indipendente che consente a chiunque di caricare e diffondere in tempo reale video e foto a supporto di notizie ritenute interessanti e con un certo “appeal” per il fruitore. Il progetto è nato nel 2008 sulla scia del sito americano iReport e rappresenta la prima piattaforma italiana di “citizen journalism”, una forma di giornalismo partecipativo in cui il reporter è la persona comune, cioè lo stesso fruitore del servizio. Il suo successo iniziale è anche in buona parte attribuibile alla precedente fortunata diffusione di YouTube e di Flickr. Internet e gli strumenti tecnologici ormai alla portata di tutti, in concomitanza con l’accessibilità ad una connessione continua, hanno generato, nel giro di pochi anni, la dilatazione di un fenomeno di massa di condivisione di informazioni e di conoscenza. L’utente, con minime barriere d’accesso, crea contenuti e applicazioni e li condivide con il popolo di internet: è al tempo stesso produttore e consumatore dell’informazione.

La crescente popolarità di questo sito web -i suoi iscritti attualmente sono 40.000- è stata sugellata dal premio del #MIA 2012 (Macchianera Italian Awards), per capirci gli oscar italiani sul Web, durante il BlogFest 2012. Il premio, attribuito dalla Rete come miglior community, va proprio ai 40.000 citizen journalist che ogni giorno danno il loro contributo al sito.

Angelo Cimarosti, co-fondatore di YouReporter, (con Luca Bauccio, Alessando Coscia e Stefano De Nicolo) e direttore di YouReporter News ci spiega che il numero dei contributi giornalieri da parte degli iscritti è variabile.

I contributi che arrivano giornalmente sulla piattaforma di citizen journalism variano enormemente perché la natura stessa del sito fa si che non esista una “giornata tipo”.  Si può andare da 50/60 contributi in una data di scarso afflusso a 1.000 e oltre contributi al giorno, con punte superiori nel caso di quelli che noi definiamo come “eventi partecipativi”, ossia che coinvolgono decine di migliaia di persone: eventi atmosferici come grandi nevicate, alluvioni, terremoti, oppure grandi fatti di cronaca come quello della Costa Concordia o manifestazioni popolari a grande partecipazione”

 “Di conseguenza” – aggiunge anche il numero di pagine viste giornalmente, per gli stessi motivi, può variare dalle 70.000/80.000 al milione, milione e mezzo. Mensilmente può variare da 3 a 7/8 milioni di pagine visualizzate. “

E specifica, confermandoci la popolarità del sito, che il dato è in costante crescita e che non è in grado di dirci quale sia il video più visualizzato in assoluto, né di poter stilare una classifica

“anche perché” – prosegue questo dovrebbe considerare anche embedding, utilizzi esterni etc.. Probabilmente fra i più diffusi i video della Costa Concordia, del terremoto in Emilia, dell’alluvione a Genova e del grave incidente stradale con strage in autostrada a Cessalto”

Ma cosa spinge la persona qualunque che venga a trovarsi, per caso o di proposito, nei pressi del luogo dove avviene un evento “appetibile” a documentarlo e a metterlo in rete? Cosa spinge a improvvisarsi reporter anche di fronte a eventi “scabrosi” o delicati? E quali sono gli sviluppi di questa nuova realtà, che sta coinvolgendo prepotentemente il mondo dell’informazione?

 

Abbiamo interpellato, per aiutarci ad analizzare questo fenomeno e i suoi risvolti, due esperti del web: Luca Crivellaro e Mattia Farinella, rispettivamente Web Project Manager e Social Media Strategist di Bee Social http://www.bee-social.it/ ,una società che si occupa di social media e web marketing.

Luca Crivellaro ci fornisce un parere in merito a cosa possa spingere a riprendere o fotografare, in alcuni casi anche davanti ad eventi di cronaca nera, per poi propagare quanto documentato:

Da quel che ho potuto conoscere questo fenomeno scaturisce della volontà degli utenti di avere seguito, essere protagonisti, raccogliere consensi sul web: i Social Media infatti permettono ad una persona qualunque di avere fama, anche se effimera e momentanea, di crearsi una “reputazione online” e dei seguaci. Questa possibilità di costruirsi un’immagine di reporter è alla portata di tutti. Se ci si pensa, non ci sono barriere d’ingresso. Al contrario, se una persona vuole diventare giornalista, ad es. per il Corriere della Sera, ci riuscirà? Nel 99,9% dei casi no.” 

“Detto questo” – prosegue – “a mio avviso ci sono altri due motivi:

– c’è un certo gusto macabro nell’osservare e riportare certi fatti, una sorta di “voyeurismo”; c’è un gusto “pornografico”, quasi, su certi fatti di cronaca nera. Si è sviluppato con il web, con la massificazione delle comunicazioni, con il fatto che anche lo spettacolo più osceno è distante un solo click e in maniera gratuita.

– L’altro può essere un motivo economico. Costruire, ad esempio, canali youtube e videoblog molto seguiti vuol dire cominciare a guadagnare non solo in termini di fama e contatti, ma anche in termini di pubblicità e/o collaborazioni se il livello è alto (anche se questo è già più difficile).

“Alla base di tutto” – continua – “c’è comunque il meccanismo virale legato ai video” – e spiega – “a tal proposito interessante, anche se molto tecnico, è il libro “Viral Video” di Umberto Lisiero e altri autori (spiega nel dettaglio i tipi di video e le possibilità di advertising legate ad esso oltre ai passi da seguire per costruire un contenuto che diventi virale)”.

 

A questo punto chiediamo l’intervento di Mattia Farinella, che ci fornisce un parere su Youreporter e sul fenomeno del citizen journalism in qualità di esperto di social media:

“A mio modo di vedere YouReporter è la prima vera piattaforma di giornalismo partecipativo che riesce oggi a garantirsi la sopravvivenza, guadagnandoci grazie alla collaborazione degli utenti attraverso la pubblicità e la partnership con altri media. Oggi online – e ancor più nelle testate cartacee – i siti d’informazione stentano a trovare un modello di business stabile, puntando troppo sulla pubblicità.  YouReporter è il caso per eccellenza della video-revolution, parte di un processo più ampio che vede nella rivoluzione dei media digitali, o media 2.0, la partecipazione diretta delle persone nella creazione e nella trasformazione di contenuti in tempo reale.”

E spiega: Questo fenomeno, lato utente, è sicuramente un passaggio rivoluzionario perché permette alle persone di produrre notizie e informazioni da sole (prosumer information), impattando direttamente nel meccanismo dell’informazione anche ad alto livello, andando a finire su TV nazionali ed internazionali. Per esempio i video della Costa Concordia, online dopo due ore dai fatti. Questo passaggio è diventato possibile grazie a due fattori:

– L’impatto di smartphone e tablet, che ci garantiscono l’iperconnessione (non sempre un vantaggio).

– Lo sviluppo dei media sociali, che hanno garantito la propagazione immediata dei contenuti, azzerando i tempi dei media mainstream e la classica “pubblicazione quotidiana”.

“Per le persone che ne fruiscono c’è sicuramente maggiore accesso alle notizie grazie ai molteplici canali informativi, per i media tradizionali è possibile coprire aree non raggiungibili e scoprire news molto interessanti” – aggiunge, spiegandone vantaggi e svantaggi – “D’altro canto, però, questa frammentazione paga in affidabilità: questo mare di informazioni deve essere filtrato e accertato (anche online), da filtri valoriali per quanto riguarda i contenuti e fonti per quanto riguarda l’affidabilità e la notiziabilità dell’evento. Altro aspetto negativo è l’etica di alcuni video ripresi dagli utenti e messi in pasto ai media. Un aspetto sicuramente da regolare con filtri più stringenti (penso alle foto e al video di Gheddafi)”.

Mattia Farinella termina il suo intervento soffermandosi sull’impatto che ha sul mercato dell’editoria questo tipo di approccio alla notizia e sui cambiamenti in atto nel settore:

“È diventata dura per il mercato editoriale: tutte queste notizie hanno creato una strabiliante offerta, modificando contemporaneamente la domanda di informazione. La notizia è diventata una commodity, ha perso quasi tutto il suo valore economico e molti giornali stentano a rimanere aperti. Perché pagare qualcosa che trovo gratuitamente online? I media, sia online che cartacei, stanno cercando di guardare oltre, modificando linee editoriali e contenuti proprio per veicolare cose diverse: più approfondimenti, guide, spiegazioni e punti di vista che scavano più a fondo della semplice notizia. “

“I giornali, online e offline” – prosegue – dovranno puntare su approfondimenti d’autore e contenuti tematici.”

“L’interpretazione dell’autore” – conclude – “in questo caso, crea valore aggiunto e potrebbe salvare qualche testata. Inoltre l’overdose d’informazione confonde il lettore, meglio focalizzarsi su un tema o su una cerchia ristretta di temi e curarli nel dettaglio”.

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