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Nessuna risposta per le pillole blu

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Scrivo perché questa potrebbe essere l’ultima Pasqua e lo scrivo affinché io possa sempre ricordarmi di te. "Quanto pesa l’elefante?" "12.000 chilogrammi" mi rispondevi. "Quanto è alta una giraffa?"

Scrivo perché questa potrebbe essere l’ultima Pasqua e lo scrivo affinché io possa sempre ricordarmi di te.

“Quanto pesa l’elefante?” “12.000 chilogrammi” mi rispondevi.

“Quanto è alta una giraffa?” “6 metri” dicevi con sicurezza.

“Il panettiere quanto impiega a cuocere il pane? “5 ore e mezzo”.

Ogni mia domanda ha sempre trovato una risposta, anche se tu quella risposta non la conoscevi. Scrivo perché scrivere significa poter controllare un mondo. Scrivo perché in quel mondo potremo essere sempre io e te. Scrivo perché nel mio mondo il mio personaggio sicuro possa avere sempre delle risposte da te. E oggi nonno io scrivo per te.

Oggi che ti ho portato un uovo di cioccolato e per la prima volta non sei riuscito a mangiarlo, oggi che non sei riuscito ad ascoltare la poesia che volevo recitare per te.

Per la prima volta sei stato tu a farmi una domanda: “Perché zio Gino da quanto ha conosciuto la signora Maria al centro anziani prende delle pillole blu?”

“Nonno non lo so io e non lo sai nemmeno tu” rispondo, trasudando incertezza.

“Anch’io voglio le pillole blu” dici con gli occhi vivaci, in contrasto con il tuo corpo raffermo.

“Nonno ma tu prendi già tante pastiglie: una per la pressione, due per il diabete, un’altra per il cuore. Ti potrebbe far male prendere tutti questi medicinali!” dico in tono serioso.

“Ma zio Gino sta tanto meglio da quando prende le pillole blu! Esce con la signora Maria tre volte alla settimana, ballano il liscio, cantano insieme e rincasano tardi” spiega il nonno convinto.

“Nonno ma tu sai a cosa servono le pillole blu?”

“Non lo so io e non lo sai nemmeno tu”

La prima e ultima nostra domanda che rimarrà senza risposta. Io scrivo per trovare le risposte che non mi hai saputo dare tu.

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